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sabato 7 aprile 2012


  NUOVA COPRODUZIONE DELLA TOSCANANARCOPUNK...
    FINALMENTE FUORI!!

Il dischetto (formato digipack con libretto testi, tutto a colori) contiene sei canzoni inedite registrate in diverse sessioni tra il 2008 e il 2009, e a cui hanno collaborato diversi amici che ci hanno accompagnato in questi anni:Leo dei K’e-K’e-m, Francesca dei Zustissia Mala e Massimo ex Kenze Neke. Completano la scaletta le ristampe di “Aicci ti oninti su punk!” (2005) e di quasi tutto “Istorias” (2004), ormai esauriti da anni, per un totale di 21 tracce, accompagnate da un libretto di 8 pagine con testi, traduzioni e approfondimenti. Ci hanno supportato e hanno creduto in noi, come apostoli, 12 distro/etichette sarde e dal resto d’Italia da Palermo a Trento, fiere sostenitrici del DIY, a cui va il nostro ringraziamento per l’aiuto e la pazienza! Chi fosse interessato a questo o ad altri dei nostri dischi in distribuzione, può trovarli ai nostri concerti, oppure mandare un’e-mail a castizombi@libero.it (naturalmente scambi più che graditi!).

A.F.D.A., 25/03/2012

Nascere e crescere in Sardegna oggi significa trovarsi scaraventati in una realtà fatta di impoverimento diffuso e in crescita esponenziale, situazione resa apparentemente "a senso unico" per gli effetti degli ultimi cinquant'anni di depredazioni e speculazioni capitaliste. Il senso di rivalsa e l'intimo disagio dell'individuo medio poggiano sul contrasto tra la consapevolezza di appartenere ad un popolo - seppur eterogeneo - con un ricco patrimonio culturale e avente dei codici interni definiti, e una sorta di senso di inferiorità che deriva da duemila anni di infamie subite, razzie, e campagne denigratorie a tutti i livelli. I nuovi imbonitori nostrani, facendo leva sul groviglio di sentimenti che i Sardi provano nei confronti dei "padroni continentali", acquisiscono fama di liberatori che incassano sotto forma di voti, e in cambio ci regalano un'identità riplasmata e stabilita a norma di legge. È emblematica in questo senso la proposta di insegnamento della lingua sarda nelle scuole: dato che il sardo, comprendendo tutte le sue varianti, è una lingua orale e non scritta, è stata trascritta una vera e propria grammatica in modo da fissarne la forma e le regole. Gli entusiasti sostenitori di questa iniziativa non considerano, tra l'altro, che essa condannerebbe alla scomparsa le varianti linguistiche locali, castrando la vitalità della lingua. Questa e le altre apparenti quanto false conquiste, se da un lato paiono appagare quel vago desiderio di rivincita, in realtà raggiungono lo scopo di far sì che si continui a fissare l'attenzione su chi comanda piuttosto che sull'essere comandati. Brani inediti:Queste sei tracce sono la sintesi di continue riflessioni riguardo il tessuto sociale sardo, da cui emergono la necessità dell'azione diretta e il fatto che essa sia conseguenza di un chiaro rifiuto per tutto il marcio esistente. Rifiuto che vuole sconfinare dai binari e dai limiti imposti dall'ideologia democratica, promotrice di tolleranza, "porgitrice di altra guancia", e pilastro di questa società-galera che incarna rapporti di forza e offre ben miseri spazi d'opinione. D'altra parte andrebbe sempre tenuto conto, oltre che del particolare momento storico che stiamo vivendo, della specificità socio-culturale e politica di questa terra; ne consegue la non applicabilità di prassi e metodologie prese in prestito dall'esterno e attuabili in tutt'altri contesti. Sei tracce registrate in periodi diversi, e che, nelle intenzioni, una volta completate dai testi, avrebbero dovuto accompagnare Istorias e Aicci ti òninti su punk! come una sorta di epigrafe sul lavoro degli AFDA, e un ultimo saluto a chi ci ha sostenuto. L'aver ripreso i contatti reciproci, i brevi incontri per la stesura dei nuovi testi, gli scambi di materiale per la definizione di questa raccolta, hanno portato a un esito opposto. Stavolta dedichiamo queste poche righe a noi stessi e a chi ha tenuto in considerazione gli AFDA aldilà dell'ascolto sonoro. Sono trascorsi anni, anni in cui abbiamo maturato, esteso e socializzato quei pensieri e quanto li ha accompagnati in musica, parole, rapporti, viaggi, risate, scazzi... e in sostanza è sentita più che mai la necessità di riproporre quelle canzoni di un tempo neanche troppo lontano. Attitza su fogu (o atzitza su fogu):ravvivare il fuoco! Scansare la cenere - utile ad altri scopi - e smuovere la brace affinchè la fiamma torni ad essere di nuovo alta!

 Toscananarcopunk (Un'isola nel caos//Supporti sovversivi su Cd e Vinili):perché, come, da quanto...
La Toscananarcopunk nasce nel 2002 sia come "appellativo" per il mio ex-gruppo Rivolta (in particolare per descriverne la provenienza sui volantini dei concerti, visto che eravamo tutti "sparpagliati quà e là"), sia per l'amore che io ho per la Toscana, dal "vivere", o ancor meglio il "prendere la vita" della "sua gente" (ovvero la "toscanità", che nonostante il pecoraggio, la superficialità e l'ignoranza enorme riesce a fare quantomeno capolino come attitudine schietta/propositiva/positiva e ironica/"leggera") a, soprattutto, la terra ("cruda e selvaggia", ma ovviamente stuprata...)...Toscananarcopunk, quindi, è più che "solo" un nome per un'etichetta discografica, poichè equivale ad un vivere e ad un riconoscersi con forza ed orgoglio in determinate radici (cosa che però non ha naturalmente nulla a che vedere con il campanilismo), per questo "appare" anche come firma su volantini e manifesti di vario genere ("Terra cruda e selvaggia, appunto)...
 "Do it yourself" ("Fallo da solo")
Autoprodurre ed autogestire musica, scritti ed altre tipologie di espressione, ovvero liberarsi dai tentacoli di un sistema che vive e si alimenta di delega, appiattimento e mercificazione. Chi sostiene infatti che è giusto muoversi in altri modi è oggettivamente un coglione che cerca molteplici scusanti per giustificare il suo desiderio di farsi un'altarino e cammuffare la sua sete di denaro con discorsi che sinceramente - educatamente o meno - me li attacco tutti quanti al cazzo. Le cose si cambiano a "macchia d'olio", ognuno con le proprie possibilità e forze agendo nel proprio piccolo, soprattutto nella realtà in cui fisicamente si muove, e quindi a stretto e diretto contatto con essa, senza delegare e vendere le idee e la lotta a vari mezzi e aguzzini di merda, i quali - anche nei rarissimi casi in cui non vi è una particolare volontà - non potrebbero fare altrimenti che storpiare determinati messaggi e valori gettandoli nell'enorme centrifuga che è questa società di bastardi profittatori e morti viventi adeguati/arresi, atrocemente falsa, schifosa, perversa, sanguinaria, spenta e monotona...

Quelli che seguono sono alcuni titoli usciti dal 2010 al 2012 più quelli fuori catalogo, che non sono cioè nè coproduzioni, nè produzioni, nè doppiaggi/riproposizioni, bensi' quelli che ho ricevuto scambiandoli con altri, oppure che mi sono stati consegnati o regalati per poterli dare via. Il nuovo CD degli A.F.D.A, comunque, costa 5 Euro. Per ordinare questo ed altri titoli e/o anche per ricevere gratuitamente in formato PDF la lista completa della Toscananarcopunk (dove, a parte rari casi come quelli sottostanti, tutti i CD costano 1 euro ed i DVD 2), ma anche della Annozerodiffusioni (opuscoli, materiale cartaceo) e della SuOnI aNtagOnIsTI (Tape:le vecchie "musicassette"...), scrivi una mail qui: attaccoanarcopunk@hotmail.it

A.


"Canti Mapuche" (Cd senza titoli benefit per Terra selvaggia - pagine anticivilizzatrici, produzione, 2010) - 2,50 Euro

Un "piccolo" gesto in solidarietà a questo popolo indigeno della Patagonia (Argentina-Chile), sottomesso nei secoli da vari poteri colonialisti e che combatte contro i Benetton dal 1991, anno in cui la multinazionale trevigiana acquistò 950.000 ettari di terreni per permettere l'allevamento delle pecore "Merinos" (dalle quali estrarre la famigerata lana per i capi di abbigliamento), espropriandoli cosi' delle loro terre.

Boicotta Benetton! Marici weu! Dieci volte vinceremo!


"Saluti e baci al sogno occidentale"
(Cd senza titoli benefit per la Cassa Anarchici Inquisiti, produzione, 2010) - 2,50 Euro

Il titolo è un riferimento alla società consumista, superficiale e materialista in cui “viviamo”. Otto tracce di musica strumentale dal Medio Oriente (la "zona calda", come credo non la chiami nessuno, ma io si), ritmi e melodie da terre e popoli assoggettati dal dominio occidentale ed interno, la cui "colpa" è principalmente quella di essere nati dove scorre in grandi quantità il cosiddetto "oro nero"...Decenni di scontri, sfruttamento, sangue, morte e sofferenze atroci, impossibili da definire. In questo momento, mentre io sto scrivendo e tu leggi, in Medio Oriente è la devastazione...Lo realizzi? Ti tocca? Ne soffri?


 Poison Girls - "Tender love" (discografia completa, produzione, 2010) - 5 Cd - 10 Euro
Il mio omaggio a quello che per quanto mi riguarda è stato fin'ora fra i "migliori" gruppi punk mai esistiti (se non il "migliore"). 72 pezzi.




L.W. BEETHOVEN - Nona sinfonia
In questo caso o scrivo una "pergamena" di cose oppure non scrivo niente:opto per la seconda opzione. Cd benefit per la Cassa anarchici inquisiti, produzione 2012, 2,50 Euro





Anxtv/Vivere merda - "Diritto d'illusione/Escort punk" (Split Lp 12", coproduzione, 2010) - 7 Euro
L'unica cosa che mi ha dato e mi da fastidio di questo disco è l'intro proposta dai Vivere merda, ovvero l' "inno individualista", canzone libertaria "popolare" fra le peggiori, con il ritornello che scandisce un "E a chi non soccombe si schiudan le tombe s'apprestin le bombe s'affili il pugnal, è l'azione l'ideal!". Per il resto, apprezzo il gruppo di Udine (gli Anxtv manco a dirlo...). Per quanto riguarda invece il costo*, metà va a coprire la stampa del disco, mentre il resto le spese di registrazione dei gruppi e rimane ai singoli coproduttori che (si spera) una volta rientrati con ciò che hanno versato in partenza riutilizzeranno questi soldi in più per le attività delle loro distro (e non ad esempio per le birrette), cosa che io farò di sicuro, ma ho deciso anche di metterne 1,50 benefit per la Cassa Anarchici Inquisiti.

*(Dal retro-facciata) - “Il prezzo di questo disco è politico, la volontà di contenere la spesa di chi comprandolo supporta, oltre che noi, anche un determinato discorso anti-speculativo, è, ai giorni nostri, una necessità e rivendicazione di alcune delle tematiche cosi' care al giro dell'autoproduzione/no profit che stanno via via svanendo. Il prezzo con cui questo disco viene venduto permette di farci rientrare nelle spese di realizzazione e distribuzione. Un prezzo maggiore sarebbe una speculazione che svuoterebbe di significato i nostri contenuti, le nostre vite, il contesto in cui agiamo e i luoghi in cui suoniamo. Un disco a prezzo politico non può costare più di questo che stringi tra le mani. E tu? Quanto sei disposto a pagare per i tuoi eroi?”
                                                       
               
           Albert Ayler*/John Coltrane** (Compilation benefit per la Cassa Anarchici Inquisiti, produzione, 2010) - *1 Cd, 9 tracce strumentali, 2,50 Euro/**2 Cd, 18 tracce strumentali, 5 Euro

Perchè? Perchè il "Jazz" nacque e si sviluppò soprattutto come espressione della protesta/del disagio (ma anche delle radici) delle comunità minoritarie afro-americane nei primi decenni del secolo scorso, e quindi oltre a voler trasmettere energia e vitalità "sussurra" anche nostalgia/orgoglio per la terra di origine e storie di sfruttamento, migrantismo, schiavismo, disuguaglianza e segregazione. Perchè il Jazz non è e/o non sia poco più che musica "intellettual-chic", colta e/o d'elite, o merce per festivals "culturali" che fanno cassa a comuni, associazioni e industria turistica, o il pretesto per dire “io esisto, io valgo, io me ne intendo” sfoderando stupidi pareri tecnici fini a se stessi, o il "sottofondo soft" di puttanai luccicanti quali sono ad esempio night e pubbettini, luoghi colmi di anime in pena e cervelli stanchi da tenere a bagno maria con atmosfere create per assecondare i loro desideri rinsecchiti di poter acquistare e consumare alcool, divertimento frivolo e incontri da rattoppamento. Ma che non sia neanche il piedistallo (o motivo di esaltazione sbavettante) per i due “artisti” in questione (che in particolare, purtroppo, ricavarono da questa musica privilegi economici), e quindi che essa sia omaggiata nel suo splendore, che circoli e nutra, ma che contemporaneamente e in un certo senso sia anche strappata via alla centralità delle loro figure (cosa che riguarda soprattutto Coltrane, ma non ho voglia di approfondire cosa penso di lui più che di Ayler, anche su altri aspetti quali ad esempio quello religioso/mistico di "A love supreme") e, autoproducendo, a chi tutt'ora ci si arricchisce (le case discografiche e i commercianti), sostenendo una causa importantissima e con il desiderio, appunto, di poter nutrire e scaldare il cuore di chi la ascolta...Infine, anche se forse potrà superficialmente apparirti come cosa pignola, penso che sia importante sottolineare il fatto che una cosa è riconoscere le origini di un espressione musicale e tutto ciò che questo significa, e un altra è invece considerarla conseguentemente come appartenente prettamente ad una "razza", concetto che evidentemente con queste righe (e con queste ma anche con altre produzioni) io non voglio rafforzare, bensi' indebolire/spezzare, perchè la musica è inter-classista e rivoluzionaria (o quantomeno dovrebbe esserlo), ed affermare che il jazz è soltanto "la musica dei neri" è di per sé l'antitesi di ciò che essa è o come detto dovrebbe essere, quindi anche automaticamente del concetto unificatore/egualitario che per sua natura contiene (ma che rarissimamente, in quanto defraudata, esprime con onestà e pienezza).

Albert Ayler (Cleveland, 1936 - New York, 1970) cominciò a suonare il "sax alto" a sette anni (amava particolarmente Lester Young e Charlie Parker) e a sedici anni entrò in un gruppo di "Rythm & Blues". Nel 1956 decise di passare al sax tenore, e nel 1962 si trasferi' in Svezia a causa del “servizio di leva” (il militare), ma le sue prime registrazioni però ebbero luogo sia a Stoccolma che a Copenaghen (Danimarca), città nella quale incontrò il pianista Cecil Taylor con cui tornò in America (per la precisione a New York), dove cominciò a suonare assieme ai musicisti più "in" del "jazz aristocratico" come Don Cherry, Gary Peacock, Dizzy Gillespie ed il suddetto Parker. Tornato quindi di nuovo nella "Grande mela" nel 1965 dopo un tour mondiale, creò un nuovo gruppo col fratello Donald. Con la “sua musica” (legata al "movimento" della controcultura hippie, per moltissimi aspetti falso, per altri importante e serio) destabilizzò i canoni più consueti del Jazz dando sfogo alla propria creatività senza remore nè regole richiamando, mescolando e stravolgendo vari "elementi" (fra i quali ad esempio i ritmi e le sonorità patriottico-militaresche delle fanfare di New Orleans), e infatti per questo suscitò forti critiche, perchè era evidente che le sue intenzioni non erano quelle di "accasarsi" pienamente al suddetto Jazz elitario (adeguato, commerciale), bensi' di rimanere in qualche modo critico ed attaccato alle origini di questa musica, comunicando ciò sicuramente con maggiore forza rispetto ad altri. Il 25 Novembre 1970, dall'Est Reaver di New York affiorò il suo corpo senza vita, e la sua morte è rimasta avvolta nel "mistero" in quanto le ipotesi furono e sono rimaste due:il suicidio (circolò la voce che giorni prima avesse detto ad un suo amico di volersi togliere la vita), e l'omicidio da parte della polizia, poichè pare (?) che il suo cadavere avesse un foro di proiettile sulla schiena. Quindi, manco a dirlo, propendere per l'ipotesi dell'assassinio ed il conseguente insabbiamento è cosa molto, molto più realista...

Albert Ayler quintet - "Truth is marching in" (live 1966):http://www.youtube.com/watch?v=CnBSymLU8ME
John Coltrane - “Vigil” (live 1965):http://www.youtube.com/watch?v=5UHZaqG87N0

NO WHITE RAG - "Silence is violence"
Nuovo Cd dei "modenesi". Punk-hardcore. Coproduzione 2011, 4 Euro

Titoli fuori catalogo: "Merry Chrustmass” (Compilation della NKTN Rehorz con Beer system, Dislike, Senseless, Agathocles, Jan ag, Ulcerrhoea, Disface, Born sick, Execucao, Grimness, Siddio, Anti-fiction, Flop down, Orda balorda, Selkkaus, Pumpkinhead) - 4 Euro/Drunkards - “Sentenza di morte” (Cd 2007) - 5 Euro/ Infamia - "Rabbia, sofferenza, lussuria e follia” (Cd 2008) - 4 Euro/ A fora de arrastu/Feccia tricolore - S/T (Cd split 2008) - 4 Euro/ Le tormenta - “Reset” (Ep 7”, 2007) - 4 Euro (di cui 1,50 benefit per Senza gabbie)/Psycho negatives/No white rag - “Hope and illusions” (Ep 7” split, 2006) - 3 Euro/Insult/Execucao - “Uomo artificiale” (Ep 7” split, 2004) - 3 Euro/Un quarto morto - “La semina e il raccolto” (Ep 7”, 2007) - 3 Euro

domenica 12 febbraio 2012

INTERVISTA AGLI A FORA DE ARRASTU
(Pubblicata originariamente su Morire contro nell'Ottobre del 2008)

...Punk-Rock!
Finalmente, dopo mesi e mesi di attesa, ecco che proprio stamani ricevo la mia intervista agli A fora De Arrastu da Bruno, chitarrista del gruppo sardo con cui sono in contatto da anni (se pur molto raramente), “tramite” il quale ho anche coinvolto con grande piacere in due mie compilation su tape il gruppo stesso e colui che ha inoltre risposto a tutte le domande...Comunque, inizialmente eravamo d'accordo che quasi di sicuro avrei messo  questa intervista sul numero nuovo della mia fanza (Disordine #8), ma sta di fatto che di quest'ultima non ho ancora steso nulla e sicuramente, prima della sua uscita, passerà moltissima "acqua sotto i ponti" a causa di numerosi motivi...Ecco che allora la metto sul blog dopo quella dei milanesi Kalashnikov, gruppo che si può in qualche modo affiancare agli A.F.D.A. non tanto per quanto riguarda un ipotetica somiglianza di genere/stile bensi', al contrario, come unicità. Infatti entrambi sono gruppi che hanno caratteristiche espressive e uno "stampo" del tutto distinti, personali e totalmente al di fuori del ricalcamento/riciclo (a volte anche spudorato) di generi, sottogeneri e gruppi (in voga o meno) nella "scena"  Punk-Hc, e io queste cose le adoro. Perchè anche se è giustissimo e normale avere delle influenze e il trasportarle in modo naturale nella "musica" che si crea, comunque il riuscire ad avere un impronta che sia particolare, "marchio" del gruppo e allo stesso tempo anche frutto della fusione di tutti gli individui che ne fanno parte credo che sia un forte esempio di creatività, energia, coesione ed indipendenza. Quello degli A.F.D.A. è lo stile degli A.F.D.A., su questo non ci piove. Inoltre, oltre ad essere un gruppo chiaramente impegnato nei loro testi, ha anche la particolarità del cantato in sardo (a cui si accosta sempre come minimo la rispettiva traduzione in italiano nelle loro stampe), cosa che a me non solo ha fatto simpatia fin da quando li ho sentiti per la prima volta, ma che soprattutto esprime il fortissimo e giusto attaccamento alla loro terra, con tutto ciò che di profondo questo ovviamente significa...Terra sarda che storicamente in qualche modo vive/ha uno spirito potenzialmente incline quantomeno al pensiero libertario o comunque propenso alla lotta contro i numerosi tentacoli dello sfruttamento statalista/capitalista (come lo stesso Bruno dice sotto), ma soprattutto in cui esiste oramai da anni una “scena” punk attiva in particolare a Nuoro, Cagliari e dintorni...Chiudo:stavolta non mi dilungherò molto, anche se sarei un pò tentato di aprire una parentesi/riflessione sulla copertina del Cd split con i Feccia Tricolore che ritengo banale per più di un motivo, però magari lo farò un'altra volta se ce ne sarà modo e se ovviamente ne avrò voglia...
"Buona lettura"...

A.

Cominciamo dal perchè avete tirato su un gruppo (oltre naturalmente al quando e al come), e quindi che cosa vuol dire per voi il "Progetto A.F.D.A."... Bisogna dire che tutto è iniziato in maniera inaspettata e spontanea nell’estate del 2003 quando cinque individui reduci da altre esperienze sonore non particolarmente gratificanti si ritrovano a molestare i propri strumenti per dar vita ad un gruppo hc/punk/rock’n’roll in sardo. In seguito con l’affinarsi delle interazioni è scattata innanzitutto una forte amicizia e una messa in pratica di uno strumento, quello musicale, per diffondere e allargare un discorso antiautoritario che spazia in tutti gli angoli del vissuto e che in quello nostro specifico, territoriale sardo, assume determinate forme. Per questo è nata anche la “Sonos  AFDA”, in contemporanea con un crescendo di scambi e corrispondenze abbiamo dato vita a una fervida  distribuzione di materiale sonoro e cartaceo, organizzando e rendendoci partecipi a iniziative autogestite,coproducendo dischi, etc. Partecipate tutti alla stesura dei testi e della parte musicale? Riuscite senza alcun problema a proseguire all'interno del contesto/gruppo? Avete, fra di voi, differenze anche forti di idee e/o posizioni, oppure siete più affini che altro? La diversità è un aspetto fondamentale per portare avanti certe pratiche e certi discorsi; c’è bisogno di svariate alternative, di idee nuove. E’ nella diversità degli individui, in questo caso affini, che ognuno è in grado di arricchirsi. Io personalmente poi non riesco a fare a meno di vivere o creare inaspettati cambiamenti, così come non riesco a fare a meno di stupirmi con gioia. Tutti componiamo senza che un singolo detti delle guide, un brano spesso parte da un’idea spontanea tirata fuori al momento, oppure da un’improvvisata generale. È per quanto riguarda le parole ognuno di noi porta in sala il proprio testo, che per ora quasi sempre è stato ben accolto dal resto del gruppo, che poi si incastra alla musica in un secondo momento. Ci sono poi le situazioni in cui si scrive a due o tre mani. Quali sono, secondo voi, i passi fondamentali per arrivare ad un radicale cambiamento e quale è la vostra idea di "società anarchica"... Non riesco ad avere una netta visione di un’eventuale “società anarchica” perché mi starei immaginando un ulteriore “sistema”  alternativo a quello vigente. Credo di vivere quotidianamente questa condizione più che vagare nell’astrattezza, anche se è impossibile negare che il mondo in cui viviamo, e che sta all’infuori dalla testa di una persona libertaria, è pur sempre un mondo di merda che va abbattuto e che l’unica via d’uscita è, era e rimane l’insurrezione generalizzata. Soltanto dopo questo ineluttabile e difficile passaggio possiamo pensare, sempre nella pratica autogestionaria, a come ricostruire sulle macerie. Intanto, citando, Shakespeare, “Si vive una volta sola e se viviamo è per calpestare i re”. Parlatemi della Sardegna:dalla "scena" ai comportamenti della gente comune verso determinate iniziative antagoniste (cosi' come i loro approcci verso le idee sovversive in generale), alla terra in quanto tale e cosi' via... Per fortuna non esiste una visione vera e propria di “scena”, nel senso gragaristico del termine (esempio:in America si suona e si veste così allora facciamolo, in Italia si fa questo e quest’altro allora facciamolo, e così via,anche se gli emuli non mancano) o per quanto riguarda la soffocazione delle diversità, ma tanti aggregati di individui che portano avanti le loro cose in svariati modi. Devo dire che il più delle volte sono fuochi di paglia, tentativi mal riusciti di autogestione, talvolta limitati ad alcuni eventi,oppure persone che in sostanza piace solo suonare e nient’altro, per non parlare dei periodi morti. E’ cresciuto notevolmente il numero delle distribuzioni ma parallelamente è diminuito il giro di compere e scambi durante i concerti, un pò perché si è parecchio spianti e un pò per amor di birraInsomma la situazione è variopinta per un’isola grande come la nostra dove il numero degli abitanti è pari a quello della sola. Palermo tanto per intenderci, quindi una realtà per niente metropolitana o cosmopolita con ampi spazi di movimento e riflessione,in cui è normale che certe dinamiche vengono sì prese in considerazione (nella sola Cagliari) ma ancora non attecchiscono, penso ad esempio all’occupazione di edifici. Per quanto riguarda l’approccio della gente verso determinate iniziative antagoniste diciamo che c’è un interesse maggiore rispetto a qualche anno fa specie per quanto riguarda le lotte territoriali contro le basi o le nocività in genere. Manca ancora  una concreta volontà a mettersi in gioco, ad esporsi e a praticare l’azione diretta in toto. Per non parlare degli occasionali rapaci referenti di partiti o movimenti vari che tendono sempre a volersi mettere a capo dei comitati spontanei. La cosa talvolta gli è riuscita, altre gli è andata  male, del tipo che qualcuno è stato anche cacciato via dalle assemblee o dai picchetti come qualche anno fa capitò a Muros – durante l’occupazione di una cava – all’allora presidente della Regione, Mauro Pili. Ora come ora siamo in una situazione piuttosto altalenante;la gente è conscia degli scempi e dei disastri alla salute che comportano le basi militari qui in Sardegna, ad esempio nei pressi del poligono interforze di Pedasdefogu (forse il più grande in Europa), dove si sperimentano armi e propulsori dai contenuti tossici allarmanti. Capita di trovarti in un piccolo paese dove negli ultimi tempi sono nati 80 bambini di cui 21 malformati, tanto per citare un dato. Insomma, si trovano toccati nel profondo e tutto questo va aggiunto all’immiserimento portato avanti dalle politiche capitaliste a livello mondiale ed europeo, fatte per salvaguardare i profitti di pochi potenti sulla pelle di una maggioranza depauperata e repressa;e per questo che ancora vige nel senso comune l’esigenza di un “posto di lavoro” – che una base militare può offrire – dovuta al ricatto occupazionale a sua volta incentivato dalla rapina legale delle risorse e del territorio. Per il resto è innegabile che nell’isola vi è un forte senso di appartenenza e di attaccamento alla terra, è ormai più di un millennio che i colonizzatori di turno si equipaggiano quanto meglio nel portare avanti un processo di deculturizzazione sistematico; la Sardegna rimane una zona franca dove ancora oggi resiste questo senso di appartenenza alla natione – non nel senso statale o istituzionale del termine, attenzione, quanto una congiunzione naturale ai propri fattori culturali ancestrali (lingua, agro pastorizia, usi, costumi, vita sociale senza intermediari, refrattarietà), ad un senso di giustizia anti-Stato,ai confini naturali. Da qui l’adoperarsi dello Stato italiano nell’impedire a tutti i costi un amalgama tra il ribelle sociale e le realtà libertarie-rivoluzionarie. Se qualcuno di voi trovasse per esempio in un parco una valigetta con dentro cinquecentomila Euro, che ne farebbe di tutti quei soldi? Mah…Potrei comprarmi mediaset, la repubblica di San Marino, una tenuta con 3-4 macchine, piscina comfort di ogni genere, sposarmi, figliare, deprimermi e suicidarmi (con la lapide compresa nel prezzo ovviamente). Boh, che cazzo ne so dovrei averli in mano per poterlo dire. Che ne pensate della pornografia in quanto tale, e quindi non solo di quella che è chiaramente un prodotto da mercificare? Rispettate ad esempio chi la fa in modo autogestito cosi' come chi, comunque, in qualche modo la consuma da spettatore, al di là delle sue varie forme? Sento spesso associare la pornografia al sessismo o allo sfruttamento di persone, spesso minori, per la realizzazione di video o filmati. Credo che le due cose siano opposte e vadano viste su due o più piani differenti; chi obbliga un individuo a fare determinate azioni allo scopo di sfruttarlo va visto come un’infame spregevole da annientare, chi invece sceglie di sua spontanea volontà di praticare la pornografia è un individuo che attua tale scelta indipendentemente da rapporti di forza. Quindi la pornografia intesa come arte, o come espressione di uno o più corpi non è accostabile al concetto di sessismo, per la quale si intende l’affermarsi della prevaricazione di un sesso sull’altro. Io non sono mai stato un consumatore di pornografia ma rispetto chi lo fa senza sentirsi sessuofobo o represso, cosa che invece spesso può condurre a situazioni poco piacevoli dovute alla mancanza di un reale piacere-confronto-gioco con una o più persone amate. Credete che vi siano ancora forti discriminazioni sessuali, all'interno del "circuito Punk/Hc"? Discriminazione è anche diversificazione e non soltanto dividere in categorie, quindi va bene quando nel libero confronto e scambio non esiste prevaricazione da parte di un sesso verso l’altro, oppure per quanto riguarda chissà quali pareggiamenti di diritti da parte di alcune femministe, perché il diritto è libertà ma secondo la legge, e la legge dello Stato è patriarcale per natura. Il problema che poni te quindi non sta all’interno del circuito “Punk/HC” ma è in generale, nella totalità del vissuto; il rispetto è il valore di un individuo sono fondamentali non solo per chi lotta quotidianamente contro ogni autorità, ma anche per chi queste le subisce per lo più inconsciamente. Molti si mettono il problema del perché esistono sempre meno gruppi al femminile o ragazze che impugnano uno strumento, beh…Io invece la vedo diversamente:amo vedere ragazze reagire con le dovute maniere agli atteggiamenti  macho/sessisti, più donne in grado di non farsi calpestare,ogni giorno, in ogni istante. Quali sono le cose che detestate di più nella vita di tutti i giorni? Non basterebbe un numero intero della tua fanzine, credimi…Anzi possiamo provare a coprodurre un pamphlet, depliant, opuscolo o come lo si vuole chiamare, a tema con scadenza più o  meno settimanale dove ogni volta si esamina un’unica cosa che detestiamo;tipo vol.1 ”La fila alla posta”, oppure vol.2 “Chi ci butta il fumo del sigaro in faccia”, e via dicendo… L'amore autentico, quello viscerale, sanguigno ed incontaminato, da sempre e anche adesso non esiste ma...dove è un pò di forte onesta'? Dove è che manca almeno in buona parte la paura, e quindi una fetta più o meno consistente dell'opportunismo e della menzogna che inevitabilmente ne conseguono? Voi riuscite davvero a non mentire mai o  quasi, e quindi ad essere per lo più istintivi? Come si può parlare di antimilitarismo ed altro ancora se non si riesce prima ad amare veramente se stessi, a trovare una sorta di equilibrio proprio, ad essere sinceri e semplici e quindi a non giocare ad attacco e difesa nei rapporti con gli altri? L’onestà dovresti trovarla nelle persone con cui hai la massima fiducia e affinità coltivata nei tempo. Diciamo che dipende da come instauriamo i rapporti noi stessi con gli altri; l’onestà dataci da persone che non ti aspetti e poi una sensazione davvero eccezionale. La menzogna fine a se stessa è qualcosa che ancora spadroneggia anche perché si pensa che comportandosi in determinati modi si risolvano le situazioni e invece le si stanno semplicemente raggirando, e questo lo vedo come una mancanza di rispetto bella e buona. Invece mentire senza danneggiare nessuno e se stessi, quindi in buona fede, talvolta è utile e benefico. Poi per quanto riguarda il discorso anti-militarista; non riesco ad avere un approccio così complicato, per come poni te la questione .Mi spiego:all’interno di una lotta antiautoritaria, antigerarchica, autogestionaria, ecc, è normale che subentra il coltivare ognuno come meglio crede le proprie conoscenze, le esperienze dirette. Anche quando subentrano gli scazzi e le gioie, bisogna sentirci quanto più noi stessi, ovvero io/tu assieme a coloro che hanno deciso di intraprendere una battaglia in compagnia in modi che risultino quanto più efficaci e mai recuperabili dal nemico,s empre in funzione di un obiettivo che, in questo caso, è e rimane la distruzione delle basi militari. Quindi parlare di equilibrio in momenti del genere è qualcosa che contrasta con gli intenti e le possibilità e le forze con cui di volta in volta ci ritroviamo a fare i conti, altrimenti che si vuole fare? La vita del missionario predicante pacifismo e tolleranza? E qui mi allaccio al tuo ultimo quesito:l’attacco è necessario, certo senza che ci si rivolga contro, a difenderci siamo ancora un tantino troppo obbligati. Da chi? Innanzitutto oltre che dalla repressione sempre più feroce, da noi stessi, talvolta da pratiche ostruzionistiche fatte di dogmi, ideologie e aria fritta, altre volte dalla mancanza di voglia di osare e farla finita con il quieto vivere sempre più incalzante.

Gli A.F.D.A. sono:
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