(ROMA)
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sabato 26 marzo 2016
martedì 22 dicembre 2015
UDINE - Il giorno Martedì 29 Dicembre, dalle 17:00, sotto la galera di Via Spalato, si svolgerà un presidio anti-carcerario e in solidarietà ai detenuti, tra i quali si ricordano, per gli ultimi fatti accaduti, quelli musulmani, oppressi e controllati sempre più. Solidarietà ai detenuti in lotta nelle carceri di Venezia e di Vicenza! Solidarietà ai compagni colpiti da una ventina di fogli di via da Venezia per la lotta contro quelle mura infami!
PRESIDIO SOTTO IL CARCERE DI CREMONA IN SOLIDARIETA’ CON I RECLUSI E CONTRO OGNI FORMA DI DETENZIONE
Il carcere è un luogo di repressione, isolamento e tortura. Chi lo conosce ne subisce il suo totalitario obiettivo: devastare le vite e rinchiudere le esistenze. Per chi ama il sogno di vivere in libertà, la distruzione di qualunque gabbia dovrebbe essere una possibilità. C’è chi sfida l’ordine sociale con desideri sovversivi, c’è chi lo fa per bisogni materiali; molto spesso queste due tensioni portano il quotidiano in una continua opposizione a questa società. Disertare l’ordine, diffondere sacrilegio e tentare di rovesciare questo mondo sono modi rischiosi che, delle volte, incontrano il carcere nei propri percorsi attraverso la repressione. Il ricatto della legge e i mille tentacoli dell’autorità, spinti dalla morale del denaro, indicano cosa non si dovrebbe fare. Far saltare questo ricatto vuole dire tentare di vivere una vita realmente vissuta, ricercando la libertà. Se la ribellione è l’unica dignità dello schiavo, vogliamo portare solidarietà ai reclusi che si rivoltano contro le proprie condizioni di oppressione, con un pensiero particolare alle nostre compagne e ai nostri compagni in galera, agli arresti domiciliari o con obbligo di dimora, ma anche contro le mille forme della repressione che si concretizzano in foglio di via e richieste di sorveglianza speciale per spezzare legami di complicità con chi vuole farla finita con questo mondo. Ci troviamo Giovedì 24 Dicembre alle ore 17 sotto il carcere di Cremona, in Via Palosca 2
Anarchiche e anarchici
venerdì 18 settembre 2015
domenica 21 giugno 2015
VENERDI' 26 GIUGNO, DALLE 19
“L'ITAGLIANO DE ROMA”
Sonetti trasecoli circumteverini sbiashicati da Pepper Mosho (VIII sec / 1966)
A seguire:cena e bicchierata; dopo cena stornelli d’autore e non, e canzoni de strada. Iniziativa a sostegno dell’apertura della biblioteca anarchica “Sabot” e del progetto di corrispondenza con i detenuti per un supporto di solidarietà. Nel “Sabot” vi sarà inoltre lo storico Anarchivio-Biblioteca “Errico Malatesta”.
BIBLIOTECA/INFOSHOP LA TALPA
(Via Ostuni n. 9, Quarticciolo, Roma)
Tram 14 - Bus 451 - Bus notturno: 12
venerdì 19 giugno 2015
PRESIDIO SOLIDALE CON I DETENUTI IN LOTTA NEL
CARCERE DI SPINI DI GARDOLO (TRENTO)
Nei giorni scorsi i detenuti del carcere di Spini hanno dato vita ad una forte protesta (battiture, lenzuola incendiate, bombolette del gas fatte esplodere nei corridoi) contro le restrizioni imposte dal nuovo direttore, Valerio Pappalardo. Limitazioni alle telefonate e ai colloqui, divieto di usare il campo da calcio sono le cause immediate della protesta, ma sullo sfondo c'è sempre il ruolo dei magistrati di sorveglianza (Arnaldo Rubichi in particolare) che negano sistematicamente l'applicazione delle misure alternative al carcere. Alla protesta l'amministrazione penitenziaria ha reagito con pestaggi e isolamento, facendo intervenire i Gruppi Operativi Mobili (tristemente noti per le torture inflitte nella caserma genovese di Bolzaneto, contro i manifestanti anti - G8, e per i numerosi pestaggi in tante altre carceri). Parecchi prigionieri si trovano in infermeria, ancora una volta il direttore sanitario (Ramponi, responsabile anche del Pronto Soccorso dell'ospedale Santa Chiara) copre l'operato delle guardie.
Per rompere l'isolamento.
Per esprimere la nostra solidarietà ai detenuti in lotta.
Per esprimere la nostra solidarietà ai detenuti in lotta.
SABATO 20 GIUGNO, DALLE 15.00
Alcuni nemici del carcere
mercoledì 27 maggio 2015
martedì 14 aprile 2015
Non fregherà niente a
nessuno, e questo è uno sfogo che potrei anche tranquillamente
evitare, ma mi hanno chiuso il canale di youtube, e vorrei quindi comunque “denunciare” la cosa nel dettaglio, oltre che condividere questo
momento cosi' piacevole con tutti i due, uno utenti che (forse)
seguono assiduamente questo blog. Apro quindi una parentesi ( ):cosa è yt? Un portale con il quale fondamentalmente è stata data
la possibilità alla persona media di ostentare "se stessa" ritagliandosi uno spazio per cercare i suoi “dieci minuti di
gloria” assaporando una certa visibilità mediatica "come" i loro
eroi/punti di riferimento "Very important person" del cazzo. Per il resto, la quasi totalità
delle “attività” in esso contenute sono un ammasso indefinibile
di superficialità e puttanate a iosa, dal rock (mercificato) di
merda, ai film, e tutto il resto. Da parte mia avevo invece cercato
di approfittare di questo spazio per creare un canale di
contro-informazione serio:dai documentari antipsichiatrici,
antivivisezionisti e antimilitaristi (“Breach of peace”), alla “musica” (portando ad esempio in
rete - dove in tal senso mancava - l'attività del collettivo Crass con circa 80
pezzi con relativi testi tradotti e alcuni comunicati; stessa cosa per quanto
riguarda i Cress, i Poison girls, etc.), ad altro. Ed è su questo
“altro”, che si sofferma la mia attenzione.Avevo infatti in
questi giorni pubblicato dei “comunicati” dentro “video” su
sfondo nero della durata massima di poco più che un
minuto:astensionismo (http://morirecontro.blogspot.it/2013/02/non-delegare-non-votare-urla-la-tua.html), carcere (http://morirecontro.blogspot.it/2012/04/perche-il-carcere-diciamo-cose-semplici.html), etc; piu un rimando ad un
articolo sul Ritalin (http://morirecontro.blogspot.it/2012/02/no-al-ritalin-ll-criterio-di.html#comment-form). E guarda caso (come peraltro già immaginavo) viene cancellato il canale, poiché questa è appunto l'
“ipotesi” più plausibile.L'altra è quella che qualcuno (al
quale magari sto sul cazzo o più presumibilmente stava sul cazzo il canale) abbia fatto
una segnalazione di qualche tipo su un video, e visto che all'incirca 2 anni fa ebbi
un avviso per una segnalazione riguardante il copyright (avevo
pubblicato un video live degli Aus rotten già pubblicato prima da
una sorta di “internet-tv”, la quale oltretutto non aveva la
dicitura del copyright stesso, quindi ne ero doppiamente - visti
gli Aus rotten - all'oscuro), in tal caso può darsi che alla seconda segnalazione mi abbiano chiuso, se non fosse che da ciò che ricordo avrebbero
dovuto chiudere alla terza, ma soprattutto non avevo
video che violassero il copyright (ne avrei potuto violarlo in
futuro, visto ciò che pubblicavo, appunto), cosi' come ovviamente
mai ho fatto spam (mai commentato o “linkato” niente
altrove). Quindi, mi hanno al 98,6% bannato per i motivi iniziali di
cui sopra. Di certo non mi aspettavo chissà che, certo, e come detto ne avevo sentore; e finché uno pubblica cose come "bella ciao" e stronzate rosse in genere, piuttosto che le canzoni libertarie, etc., allora
ok. Quando invece il “gioco” diventa molto più serio
e tocca in un certo modo tematiche come appunto l'astensionismo...Tac. E quindi, con
un “click” hanno spazzato via 3 anni di lavoro (tradotto:776
video, se non sbaglio, spariti da un momento all'altro, con automaticamente anche alcuni post qui contenuti che cosi' sono andati prevalentemente in malora) quasi quotidiano davanti a questo “aggeggio” (occhi impallati, sudorazione ascellare estrema, pendenza al 15%, gruppetto
in fuga), che però sicuramente sono serviti a qualcosa, questo è il
punto; questo è ciò che tengo (ed è contato) di questa esperienza.
Perché solo per fare un esempio, oltre 50 mila visualizzazioni (e
tutte le condivisioni) solo per ciascuno di due video sul massacro
degli animali per l'industria della carne (in una playlist che ne conteneva quasi 30), e in generale almeno un
paio di commenti di persone che sottolineavano il fatto che grazie ad
essi hanno riflettuto e sono diventate vegetariane, vale tutto questo sbattimento (personalmente, inoltre, non mi diverto praticamente mai a fare
contro-informazione:è solo un dovere in una società terrificante;
i piaceri sono e dovrebbero essere ben altri). Quindi,
spero che questo mio articolo possa servire da monito a chi vuole
intraprendere un percorso simile al mio nel portale al riguardo, ovvero
in modo tale da sapere come si può andare incontro a
situazioni del genere. Per il resto, che altro aggiungere? Che
sicuramente non sanno che Superbacchia è vivo e in ottima salute...A.domenica 12 aprile 2015
Iniziativa benefit a favore delle lotte a Torino e di alcuni attivisti detenuti. Due giorni di "musica", punti di contro-informazione e distro.
Ingresso:4 €. Area campeggio libero (portate la vostra tenda). Lasciate il cane a casa. I concerti inizieranno dalle 19:00.
ATENEO OCCUPATO
(Via O. Fattiboni n. 1, Dragoncello - Acilia)
Tag:
benefit,
carcere,
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repressione,
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solidarietà,
squat,
squatters
A
tutti/e coloro che si sono visti e si vedono tutt'ora negare i
propri affetti e i propri amori. A tutti/e coloro che hanno versato o
che versano tutt'ora fiumi di lacrime chiusi dentro una cella. A
tutti/e coloro che hanno subito e subiscono le
più efferate violenze fisiche e psicologiche dai
loro carcerieri. A tutti/e coloro a cui si contorce lo stomaco
leggendo su carta i pensieri di chi gli è negato, per un determinato
tempo, per "poco", o addirittura per sempre. Pensieri
riversati in delle righe che rimangono l'unico collegamento fra le
carni, gli abbracci, gli odori e i baci che
non ci sono adesso o che non ci saranno mai più...
Immagini. Immagini che si fanno spazio nella mente, fra gli
spasmi notturni del corpo. Intimità, carezze, discorsi, sorrisi,
vallate, fiori... Alle persone che non ce l'hanno fatta e che hanno
quindi deciso di non vivere più, a quelle che sono state uccise
cosi' come a quelle che sono fuori, le quali si portano ancora dentro i
dolori, le cicatrici di ciò che hanno visto e subito nelle galere.
Un giorno, tutto ciò ed altro ancora avrà una fine. Il presente è morte e sofferenza, Il futuro è
anarchia e pace.
A.
(2007/2015)
venerdì 27 marzo 2015
SABATO 28 MARZO, REGGIO EMILIA (PIAZZA GIOBERTI, ORE 14:30):CORTEO NAZIONALE CONTRO O.P.G. E TUTTI I MANICOMI.
CHIUDIAMO TUTTI I MANICOMI! LIBERIAMOCI DALLA PSICHIATRIA!
CHIUDIAMO TUTTI I MANICOMI! LIBERIAMOCI DALLA PSICHIATRIA!
NO O.P.G., NO REMS, NO PSICHIATRIA! Esistono muri, a volte invisibili, che dividono la normalità dalla "follia". Sono costruiti dal potere e rafforzati dal deserto che si trova al loro esterno. La presunta, prorogata ormai da 4 anni, chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) lascerà spazio all'istituzione delle Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS). Cambia il nome, gli internati sono deportati, gli appalti assegnati e lo slancio riformista soddisfatto. Ma le nuove strutture conservano la medesima attitudine repressiva e il concetto stesso di manicomialità, perpetuandone lo stigma. Lungi dal rappresentare un indebolimento della detenzione senza fine e della psichiatria, ne sono la continuazione aggiornata, calibrata su modelli detentivi improntati a esternalizzazione e privatizzazione, come avvenuto per i C.I.E. (Centri di Identificazine ed Espulzione). Da questa prospettiva, si intravede un sistema detentivo sempre più articolato in cui i concetti arbitrari di "malattia mentale" e "pericolosità sociale" acquistano maggior rilievo, avallati da perizie mediche incontrastabili. È importante e urgente riconoscere il ruolo centrale che ricopre la psichiatria nella nostra società, come uno dei mezzi più violenti, invisibili, versatili e repressivi in mano al potere. A Reggio Emilia sono concentrati i principali organi repressivi e di detenzione quali: Tribunale di Sorveglianza, Carcere, Opg, le Strutture ad Alta Sorveglianza Psichiatrica e sono già in costruzione le future Rems. Le mura possono essere di cemento o chimiche, possono essere utilizzate per punire o per prevenire. Non esistono compromessi: i corpi e le menti non si rinchiudono. Distruggiamo i manicomi, liberiamoci dalla psichiatria: perché i nostri pensieri siano sempre più pericolosi per chi li vorrebbe incatenati.
RETE ANTIPSICHIATRICA
Per info: violazione@autistici.org
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CIE,
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razzismo
martedì 7 ottobre 2014
24 SETTEMBRE:DURANTE L'UDIENZA DEL PROCESSO PER L'ATTACCO CONTRO IL CANTIERE DI CHIOMONTE DEL 13 MAGGIO 2013, CHIARA, CLAUDIO, MATTIA E NICCOLO' HANNO RIVELATO CHE QUELLA NOTTE C'ERANO ANCHE LORO.
MATTIA - "Conoscevo la Maddalena e la Val Clarea prima che ci venisse impiantato il cantiere dell’alta velocità. In quei boschi ho camminato, ho dormito, ho mangiato, ho cantato, ho ballato. In quei luoghi ho vissuto frammenti di vita preziosa insieme ad amici che ora non ci sono più e che porto nel cuore. In quei luoghi sono tornato più volte negli anni. Di giorno, di notte, di mattino, di sera; d’estate, d’inverno, in autunno e in primavera. Ho visto quei luoghi cambiare nel tempo, gli alberi cadere abbattuti a decine per fare spazio a siepi di acciaio spinato. Ho visto il cantiere crescere e un pezzo di bosco sparire, le torri-faro spuntare numerose e l’esercito arrivare a sorvegliare un desolato sterrato lunare con gli stessi mezzi blindati che pattugliano i monti afgani. Così in Val Clarea son tornato una volta ancora in quella ormai celebre notte di maggio. Molto, troppo, è stato detto e scritto su quella notte e non sta a me, né mi interessa, dire come si trascriva quel gesto nella grammatica del codice penale. Quello che posso dire è che quella notte c’ero anch’io. Che non fossi lì con l’intento di perseguire il terrore altrui o anche peggio, lo può capire qualsiasi persona dotata di buonsenso che abbia anche solo una lontana idea di quale sia la natura della lotta NO TAV e quale il quadro di coordinate etiche all’interno del quale questa lotta esprime la sua ventennale resistenza. Che fossi lì per manifestare una volta di più la mia radicale inimicizia verso quel cantiere e, se possibile, sabotarne il funzionamento, ve lo dico io stesso. E se abbiamo deciso di prendere la parola oggi prima che questo processo si addentrasse nella selva delle perizie e delle controperizie vocali è proprio per affermare una semplice verità:quelle voci sono le nostre. Su questo la Procura ha costruito una storia. Una storia in cui i cellulari diventano prove dell’esistenza di una catena di comando, addirittura di una pianificazione paramilitare, ma la verità - come spesso accade - è molto più semplice e meno roboante. Esiste un motto in Val Susa che da anni è entrato nel bagaglio comune della lotta NO TAV e ne orienta nella pratica le azioni di disturbo al cantiere. Questo motto è:"si parte e si torna insieme". A significare che in questa lotta ci si muove insieme. Insieme si parte e insieme si torna. Nessuno va lasciato indietro. A questo servivano i telefoni quella notte, a questo si sono prestate le nostre voci. Parlare invece di capi, di organigrammi, di commando, di strateghi, significa voler proiettare su quell’evento l’ombra di un mondo che non ci appartiene e stravolgere il nostro stesso modo d’essere e di concepire l’agire comune. Per quanto mi riguarda lascio agli entusiasti speculatori ad alta velocità il triste privilegio di non avere scrupolo della vita altrui, e a loro lascio anche il culto della guerra, del comando e del profitto ad ogni costo. Noi ci teniamo stretti i valori della resistenza, della libertà, dell’amicizia e della condivisione e da questi cercheremo di trarre forza ovunque le conseguenze delle nostre scelte ci porteranno." CLAUDIO - "La notte fra il 13 e il 14 Maggio ho preso parte al sabotaggio avvenuto al cantiere della Maddalena a Chiomonte. Ecco svelato l’arcano. Non mi stupisce che gli inquirenti nel tentativo di ricostruire i fatti usino parole come “assalto, attentato terroristico, gruppi paramilitari, armi micidiali”. Chi è solito vivere e difendere una società fortemente gerarchizzata non può comprendere quello che è avvenuto negli ultimi anni in Val di Susa. Per descriverlo attingerà dalla propria cultura intrisa di termini bellici. Non è mia intenzione annoiarvi sui motivi per cui ho deciso di impegnarmi nella lotta contro il TAV o su cosa significhi la difesa di quella valle, voglio solo sottolineare che qualsiasi cosa che abbia a che fare con guerra o eserciti mi fa ribrezzo. Capisco lo sgomento dell’opinione pubblica e dei suoi affabulatori per la ricomparsa di questo illustre sconosciuto, il sabotaggio, dopo che si erano tanto spesi nel seppellirlo sotto quintali di menzogne. Alla lotta contro il treno veloce il merito di aver rispolverato tale pratica, di aver saputo scegliere quando e come impiegarla e di essere riuscita a distinguere il giusto dal legale. Alla lotta contro il treno veloce la grossa responsabilità di mantenere fede alle speranze che molti sfruttati ripongono in lei e di far assaporare ancora il gusto sapido del riscatto. Mi permetto di rispedire alcune accuse al mittente. Siamo accusati di avere agito per colpire delle persone o quantomeno incuranti della loro presenza, come se provassimo profondo disprezzo per la vita altrui. Se c’è qualcuno che dimostra tale disprezzo è da ricercare nei militi che esportano pace e democrazia in giro per il mondo, gli stessi che presidiano con devozione e professionalità il cantiere della Maddalena. Per quanto concerne l’accusa di terrorismo non ho intenzione di difendermi. La solidarietà che abbiamo ricevuto dal giorno del nostro arresto ad oggi ha smontato a sufficienza un’incriminazione così ardita. Se dietro quest’operazione c’era il tentativo, non troppo velato, di chiudere i conti con la lotta NO TAV una volta per tutte, direi che è fallito miseramente." NICCOLO' - "I motivi che mi hanno spinto in Val di Susa a prendere parte a questa lotta sono tanti; i motivi che mi hanno spinto a restare e continuare su questa strada sono ben di più. In mezzo c’è un percorso di maturazione collettiva, di assemblee pubbliche e private, di campeggi e presidi, di confronto e scontro. In mezzo c’è la vita, quella di tutti i giorni, quella delle alzatacce e delle nottate insonni, della gola secca sui pendii rocciosi e dei pasti frugali, dei piccoli impegni e delle grandi emozioni. In questo percorso chi lotta ha imparato la precisione del linguaggio, a chiamare le cose per quello che sono e non per l’involucro formale con cui si pubblicizzano, come un cantiere che prima era un fortino ed ora sta diventando una fortezza. Parole in grado di restituire il portato emotivo e l’impatto sulle proprie vite di determinate scelte della controparte, di chi ha deciso di invischiarsi in questa grande opera. Parole rispolverate da un lessico che sembrava antico e invece si riscoprono in tutta la loro potenza e semplicità nel descrivere le proprie azioni. Un’accortezza di linguaggio che mi accorgo non essere così diffusa nel mondo circostante, quando leggo di improbabili “commando” che secondo una certa ricostruzione propinata anche dai giornali avrebbero assaltato il cantiere nella notte del 13 Maggio. Una parola quanto mai infelice non solo per il suo richiamo all’atto del comandare ma anche per una certa allusione mercenaria, inaccettabile, di chi sarebbe disposto a qualsiasi mezzo pur di raggiungere il proprio fine. Di contro chi lotta ha imparato a convogliare con intelligenza persino le passioni forti e irruente che nascevano dai tanti colpi subiti quando un amico perdeva un occhio per via di un lacrimogeno o un altro era in fin di vita. Per quanto mi riguarda la Val Clarea mi è amica fin da quando nel 2011 rilanciavamo la terra a mani nude nei buchi scavati dalle ruspe durante gli allargamenti del cantiere. Ricordo che tra le tende di quel campeggio echeggiava una canzone, tra le tante inventate per divertirsi e darsi forza, sulle note di un vecchio canto partigiano. Il primo verso recitava "dai boschi di Giaglione uniti scenderemo…". In questi anni molte volte è stato dato seguito e sono state rilanciate quelle parole e qualcuno in quella notte di Maggio ha deciso di farlo con altrettanta convinzione e io ero tra loro. Una delle voci dietro a quel telefono è la mia. Ma soffermarsi su una responsabilità personale, per tesserne o meno le lodi, non è in grado di restituire quel sentimento collettivo maturato nelle case di tante famiglie, di valle e di città, o tra una chiacchierata e una bevuta in un bar, nelle piazze e nelle strade, nei momenti conviviali come in quelli più critici. Un sentimento che ha saputo esprimersi in uno degli slogan più gridati dopo i nostri arresti e che descrive bene la vera appartenenza di quel gesto: "dietro a quelle reti c’eravamo tutti…". Uno slogan che ci riporta direttamente ad un’assemblea popolare tenutasi a Bussoleno nel Maggio 2013 con cui l’intero movimento salutava e accoglieva quel gesto chiamandolo sabotaggio. E se dietro quelle reti c’eravamo tutti, dietro queste sbarre un pezzetto di ognuno ha saputo sostenerci e darci forza. Per questo, anche qui, qualunque siano le conseguenze delle nostre azioni, ad affrontarle non saremo soli. CHIARA - "In quest’aula non troverete le parole per raccontare quella notte di Maggio. Usate il linguaggio di una società abituata agli eserciti, alle conquiste, alla sopraffazione. Gli attacchi militari e paramilitari, la violenza indiscriminata, le armi da guerra appartengono agli Stati e ai loro emulatori. Noi abbiamo lanciato il cuore oltre la rassegnazione. Abbiamo gettato un granello di sabbia nell’ingranaggio di un progresso il cui unico effetto è l’incessante distruzione del pianeta in cui viviamo. C’ero quella notte ed è mia la voce femminile che è stata intercettata. Ho attraversato un pezzo della mia vita insieme a tutti quegli uomini e a tutte quelle donne che da più di vent’anni oppongono un No inappellabile ad un’idea devastante di mondo. Ne sono fiera e felice."
martedì 16 settembre 2014
Il
2 Settembre muore l'ennesimo detenuto nel carcere di Spini di Gardolo
(il terzo in dieci mesi, l'ultimo suicidio si era consumato a fine
Luglio). Il suicidio è avvenuto a seguito del rifiuto, da parte del
magistrato di sorveglianza Arnaldo Rubichi, della possibilità di
scontare gli ultimi mesi di pena in comunità. Stesse sorti di
Riccardo, suicida alla fine di Luglio di quest'anno dopo che Rubichi
aveva respinto la sua richiesta dei domiciliari o della liberazione
anticipata. Sempre il 2 Settembre una detenuta di Spini ha tentato di
togliersi la vita ed è stata salvata in extremis. Venuti a
conoscenza del suicidio e del tentato suicidio, i detenuti iniziano
una battitura, incendiano oggetti e si rifiutano di rientrare nelle
celle. La direzione del carcere non fa fare l'ora d'aria e schiera
l'antisommossa nel cortile, mentre sotto le mura del carcere si
raduna un gruppo di solidali. Mercoledì 3 Settembre alcuni compagni
vanno a volantinare ai parenti durante i colloqui e altri salutano i
detenuti che continuano con le battiture e fanno sapere che hanno
iniziato anche uno sciopero del carrello a cui pare aderisca tutto il
carcere. Secondo l' "l'Adige" in tarda mattinata un gruppo
di anarchici va a fare visita a Rubichi e agli altri magistrati di
sorveglianza. Dopo aver bloccato la strada adiacente, il piano dove
si trovano gli uffici dei magistrati di sorveglianza viene riempito
di scritte tipo "magistrati assassini", "a Spini si
muore", "tutti liberi". In città escono manifesti e
volantini sull'ultimo suicidio e in solidarietà con i detenuti di
Spini e compaiono diverse scritte contro Rubichi, i
magistrati, i secondini. "il Trentino" del 5 Settembre
riporta la notizia che alcuni anarchici avrebbero "denunciato
l'elevato numero di morti in cella" bloccando con catena e
striscione Via Brennero (la statale che porta a Spini di Gardolo).
Nella serata di giovedì un gruppo di solidali va a salutare i
detenuti con urla, petardi e fuochi d'artificio, e domenica
pomeriggio si tiene un presidio sotto le mura del carcere. I detenuti
con cui si riesce a parlare fanno sapere che tutta la sezione ha
ricevuto rapporti per le proteste dei giorni precedenti. La
terza morte in pochi mesi in quello che era sempre stato presentato
come un "carcere modello" scatena un prevedibile putiferio
mediatico, da cui tuttavia si riescono quantomeno a ricavare alcune
notizie interessanti:nel carcere di Spini negli ultimi tre anni si
sono verificati ventidue tentati suicidi (secondo i dati ufficiali),
praticamente tutti i detenuti chiedono il trasferimento verso altre
carceri a causa dell'estrema severità dei magistrati di sorveglianza
nel concedere misure alternative o liberazione anticipata, durante la
notte continuano a non esserci medici, la provincia autonoma non
dispone i fondi per la manutenzione (ad esempio dell'impianto di
depurazione dell'acqua, come già si era venuti a sapere, e degli
ascensori), vi sono rinchiusi detenuti disabili e malati. Nel
riportare la notizia dell'ultimo suicidio "l'Adige" non
perde occasione per chiarire "da che parte sta" concludendo
l'articolo con le lamentele del Sindacato Autonomo di Polizia
Penitenziaria sulle "difficoltà" vissute dai secondini.
giovedì 11 settembre 2014
ROMA:I RECLUSI NEL C.I.E. DI PONTE GALERIA SALGONO SUI TETTI
7 SETTEMBRE - Circa 40 solidali hanno portato solidarietà ai ragazzi imprigionati nel C.I.E. di Ponte Galeria. Arrivati davanti alle mura del lager già si levavano alte le grida ed i rumori della battitura. Davanti al cancello i celerini aspettavano schierati. Poco dopo un gruppo di ragazzi è riuscito a salire sul tetto e ricambiare il saluto dei e delle soldali, uscendo dal buio nel quale li vorrebbero nascondere. Per tre lunghe ore hanno quindi resistito sul tetto denunciando la loro condizione, intonando cori e canzoni e sbeffeggiando le guardie. I poliziotti li hanno raggiunti minacciandoli con cani, idranti e lacrimogeni, ma nessuno è sceso. In tre hanno tentato la fuga approfittando della confusione, ma purtroppo sono stati bloccati. Uno di loro sembra sia stato ferito. Appena il presidio si è sciolto e i partecipanti si sono allontanati è partita la rappresaglia:prima gli idranti (ai quali i ragazzi hanno risposto con un lancio di oggetti), poi una carica. Inizialmente sono stati fermati quindici ragazzi tra quelli che erano sul tetto, poi lasciati tornare alle celle. Successivamente in dieci sono stati prelevati e attualmente non si sa dove siano, a detta di alcuni reclusi potrebbero essere tradotti in carcere.
domenica 27 luglio 2014
TRENTO,
1 & 2 AGOSTO
DUE
GIORNI IN SOLIDARIETA' CON I DETENUTI
Due
giorni punkhardcore, due giorni in solidarietà con i detenuti, due
giorni in cui chi non vuole
piegare la testa davanti all'arroganza del potere possa incontrarsi e confrontarsi.
Nella speranza che lotta e solidarietà non restino solo parole urlate in un microfono.
piegare la testa davanti all'arroganza del potere possa incontrarsi e confrontarsi.
Nella speranza che lotta e solidarietà non restino solo parole urlate in un microfono.
AFFLUENTE
MINORANZA
DI UNO
NO
CHAPPY? BOURGEOIS!
THE
SMASHROOMS
END
OF A SEASON
COUNCIL
OF RATS
ATTRITO
ECO
OLTRELINEA
SHITAKE
ST1VEN
S1GAL
THEE
LOYAL WANKERS
Il
Sabato, dalle 15:00, si terrà un presidio in solidarietà con i
detenuti del carcere di Spini di Gardolo (TN).
Per tutto il festival i vostri palati potranno deliziarsi di paninazzi in tutte le salse ed è garantita
la cena (tutto vegano). Spazio distribuzioni. Portatevi la tenda. La due giorni si terrà
sopra le colline di Trento. Per le indicazioni scrivi a:slavinapunkhc@gmail.com
Per tutto il festival i vostri palati potranno deliziarsi di paninazzi in tutte le salse ed è garantita
la cena (tutto vegano). Spazio distribuzioni. Portatevi la tenda. La due giorni si terrà
sopra le colline di Trento. Per le indicazioni scrivi a:slavinapunkhc@gmail.com
venerdì 18 luglio 2014
Il 15 Luglio, alle 15.00, si è tenuta l’ultima udienza del processo per i fatti di Piazza Verdi del 2007, nella quale sono sotto processo 5 persone.
Sono state vagliate le richieste di condanna dal PM Simone Purgato che variano dai 6 anni e mezzo ai 7 anni e mezzo.
DAL COMUNICATO SUL PROCESSO - Massima solidarietà a Madda, Fede, Faco, Sirio e Juan, sotto processo perchè ostacolarono un T.S.O. (Trattamento sanitario obbligatorio, n.d.r.) a Bologna il 13 Ottobre 2007. Alle 4 del mattino, in Piazza Verdi, un’ambulanza - con l’aiuto degli sbirri - tentava di prelevare con la forza una giovane donna per condurla in psichiatria contro la propria volontà. I cinque, assistendo alla scena, intervennero osteggiando gli ambulanzieri nel tentativo di liberare la ragazza. La reazione degli sbirri fu immediata:manganellate e botte, inseguimento e chiamata di rinforzi (6 volanti). Dopo vani tentativi di fuga, furono arrestati e incarcerati. Tra le accuse inventante nei loro confronti (a titolo di monito per chi osa interferire con il potere arbitrario dello Stato) v’è l’imputazione di rapina (per aver rubato, a detto loro, le manette, una pistola e una ricetrasmittente durante la collutazione).
DAI MEDIA DI REGIME - BOLOGNA - Condanne da 7 anni e mezzo a 6 anni e mezzo per cinque anarchici di Fuoriluogo. Sono le richieste arrivate oggi pomeriggio dal PM Simone Purgato per la notte di scontri con le forze dell’ordine in Piazza Verdi, a Bologna, del 13 Ottobre 2007. L’accusa, in particolare, ha chiesto sette anni e mezzo per Cristian Facchinetti, considerato il "capopopolo", e Federico Razzoli, sette anni per Maddalena Calore e Antonio Juan Fernandez Sorroche, sei anni e mezzo per Sirio Manfrini. Numerosi i capi d’accusa per i cinque:tra l’altro rapina (di un paio di manette e di una ricetrasmittente a un poliziotto), tentata rapina (di una pistola sempre a un poliziotto), istigazione a delinquere, lesioni e minacce. I legali dei cinque poliziotti rimasti feriti negli scontri e costituitisi parti civili hanno, inoltre, chiesto provvisionali da 1.500 a 5.000 euro.
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sabato 28 giugno 2014
Il Tribunale del Riesame ha in buona parte confermato le misure cautelari emesse dal GIP il 3 Giugno scorso. Escono dal carcere per andare agli arresti domiciliari Beppe, Daniele, Francesco, Marianna e Nicolò. Confermata la misura per tre delle quattro persone che già si trovavano ai domiciliari. Rimangono in carcere Andrea, Fabio, Michele, Paolo, Toshi, Chiara, Claudio e Niccolò.
Per scrivere a tutti loro:
Andrea Ventrella - C.C. Via Port’aurea 57 - 48121 Ravenna. Paolo Milan e Toshiyuki Hosokawa - C.C. Località Les Iles 14 - 11020 Brissogne (Aosta). Michele Garau - C.C. Strada Quarto Inferiore 266 - 14030, Località Quarto d’Asti (Asti). Fabio Milan - C.C. Via del Rollone 19 - 13100 Vercelli. Niccolò Blasi - C.C. San Michele, strada Casale 50/A - 15121 Alessandria. Zenobi Chiara e Alberto Claudio - C.C. Via Maria Adelaide Aglietta 35 - 10151, Torino.
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