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giovedì 9 ottobre 2014








MILANO - DOMENICA 12 OTTOBRE, DALLE 16 IN POI, CONCERTO BENEFIT NO TAV CON:ATTRITO (Trento), SUD DISORDER (Taranto), COSPIRAZIONE (Corvaccio-Brianza), MY OWN VOICE (Milano), WARPATH (Milano)

VIA GOLA (ANGOLO NAVIGLIO)
In caso di pioggia l'iniziativa si terrà alla Latteria Occupata
(Via Watt n. 6)

martedì 7 ottobre 2014

"Esiste nei vostri codici di legge una violenza legale e una illegale. Noi siamo accusati della seconda, voi vi fate forza della prima ed essa è fondamento della legge a cui vi appellate. La vostra violenza legale è quella che rende possibile lo sfruttamento di milioni di persone, che uccide con le sue guerre “umanitarie”, che butta in strada chi non riesce a pagarsi un affitto, che devasta i territori in cui viviamo, che ingabbia vite umane dentro C.I.E. e galere. Il monopolio legittimo della violenza è ciò che rende possibile che chi detiene il potere possa cercare di costringere un’intera popolazione ad astenersi dal compiere un determinato atto, in questo caso lottare contro un’opera nefasta come il TAV, e parallelamente possa creare le condizioni per continuare ad imporla. Non risuona familiare a lorsignori quest’espressione? Avete accusato di terrorismo quattro nostri compagni, ma nelle giornate del 27 Giugno e 3 Luglio 2011, come nell’azione di sabotaggio del 13 Maggio 2013 eravamo presenti tutti e tutte. Non è in quest’aula di tribunale che troverete le motivazioni che ci spingono a lottare. Noi, per contro, una volta usciti di qua sapremo dove trovarle:lungo quei sentieri di montagna, nelle strade e nei quartieri in cui viviamo. Ora e sempre NO TAV! Ora e sempre resistenza!"
Con queste parole è stata interrotta questa mattina la requisitoria della PM Pedrotta nel cosiddetto processone contro 53 NO TAV accusati di aver partecipato alle giornate del 27 Giugno e del 3 Luglio 2011. L’udienza, sospesa, è riiniziata solo dopo lo sgombero dell’Aula Bunker e terminerà con le richieste di condanne da parte dell’accusa.


24 SETTEMBRE:DURANTE L'UDIENZA DEL PROCESSO PER L'ATTACCO CONTRO IL CANTIERE DI CHIOMONTE DEL 13 MAGGIO 2013, CHIARA, CLAUDIO, MATTIA E NICCOLO' HANNO RIVELATO CHE QUELLA NOTTE C'ERANO ANCHE LORO.

MATTIA - "Conoscevo la Maddalena e la Val Clarea prima che ci venisse impiantato il cantiere dell’alta velocità. In quei boschi ho camminato, ho dormito, ho mangiato, ho cantato, ho ballato. In quei luoghi ho vissuto frammenti di vita preziosa insieme ad amici che ora non ci sono più e che porto nel cuore. In quei luoghi sono tornato più volte negli anni. Di giorno, di notte, di mattino, di sera; d’estate, d’inverno, in autunno e in primavera. Ho visto quei luoghi cambiare nel tempo, gli alberi cadere abbattuti a decine per fare spazio a siepi di acciaio spinato. Ho visto il cantiere crescere e un pezzo di bosco sparire, le torri-faro spuntare numerose e l’esercito arrivare a sorvegliare un desolato sterrato lunare con gli stessi mezzi blindati che pattugliano i monti afgani. Così in Val Clarea son tornato una volta ancora in quella ormai celebre notte di maggio. Molto, troppo, è stato detto e scritto su quella notte e non sta a me, né mi interessa, dire come si trascriva quel gesto nella grammatica del codice penale. Quello che posso dire è che quella notte c’ero anch’io. Che non fossi lì con l’intento di perseguire il terrore altrui o anche peggio, lo può capire qualsiasi persona dotata di buonsenso che abbia anche solo una lontana idea di quale sia la natura della lotta NO TAV e quale il quadro di coordinate etiche all’interno del quale questa lotta esprime la sua ventennale resistenza. Che fossi lì per manifestare una volta di più la mia radicale inimicizia verso quel cantiere e, se possibile, sabotarne il funzionamento, ve lo dico io stesso. E se abbiamo deciso di prendere la parola oggi prima che questo processo si addentrasse nella selva delle perizie e delle controperizie vocali è proprio per affermare una semplice verità:quelle voci sono le nostre. Su questo la Procura ha costruito una storia. Una storia in cui i cellulari diventano prove dell’esistenza di una catena di comando, addirittura di una pianificazione paramilitare, ma la verità - come spesso accade - è molto più semplice e meno roboante. Esiste un motto in Val Susa che da anni è entrato nel bagaglio comune della lotta NO TAV e ne orienta nella pratica le azioni di disturbo al cantiere. Questo motto è:"si parte e si torna insieme". A significare che in questa lotta ci si muove insieme. Insieme si parte e insieme si torna. Nessuno va lasciato indietro. A questo servivano i telefoni quella notte, a questo si sono prestate le nostre voci. Parlare invece di capi, di organigrammi, di commando, di strateghi, significa voler proiettare su quell’evento l’ombra di un mondo che non ci appartiene e stravolgere il nostro stesso modo d’essere e di concepire l’agire comune. Per quanto mi riguarda lascio agli entusiasti speculatori ad alta velocità il triste privilegio di non avere scrupolo della vita altrui, e a loro lascio anche il culto della guerra, del comando e del profitto ad ogni costo. Noi ci teniamo stretti i valori della resistenza, della libertà, dell’amicizia e della condivisione e da questi cercheremo di trarre forza ovunque le conseguenze delle nostre scelte ci porteranno." CLAUDIO - "La notte fra il 13 e il 14 Maggio ho preso parte al sabotaggio avvenuto al cantiere della Maddalena a Chiomonte. Ecco svelato l’arcano. Non mi stupisce che gli inquirenti nel tentativo di ricostruire i fatti usino parole come “assalto, attentato terroristico, gruppi paramilitari, armi micidiali”. Chi è solito vivere e difendere una società fortemente gerarchizzata non può comprendere quello che è avvenuto negli ultimi anni in Val di Susa. Per descriverlo attingerà dalla propria cultura intrisa di termini bellici. Non è mia intenzione annoiarvi sui motivi per cui ho deciso di impegnarmi nella lotta contro il TAV o su cosa significhi la difesa di quella valle, voglio solo sottolineare che qualsiasi cosa che abbia a che fare con guerra o eserciti mi fa ribrezzo. Capisco lo sgomento dell’opinione pubblica e dei suoi affabulatori per la ricomparsa di questo illustre sconosciuto, il sabotaggio, dopo che si erano tanto spesi nel seppellirlo sotto quintali di menzogne. Alla lotta contro il treno veloce il merito di aver rispolverato tale pratica, di aver saputo scegliere quando e come impiegarla e di essere riuscita a distinguere il giusto dal legale. Alla lotta contro il treno veloce la grossa responsabilità di mantenere fede alle speranze che molti sfruttati ripongono in lei e di far assaporare ancora il gusto sapido del riscatto. Mi permetto di rispedire alcune accuse al mittente. Siamo accusati di avere agito per colpire delle persone o quantomeno incuranti della loro presenza, come se provassimo profondo disprezzo per la vita altrui. Se c’è qualcuno che dimostra tale disprezzo è da ricercare nei militi che esportano pace e democrazia in giro per il mondo, gli stessi che presidiano con devozione e professionalità il cantiere della Maddalena. Per quanto concerne l’accusa di terrorismo non ho intenzione di difendermi. La solidarietà che abbiamo ricevuto dal giorno del nostro arresto ad oggi ha smontato a sufficienza un’incriminazione così ardita. Se dietro quest’operazione c’era il tentativo, non troppo velato, di chiudere i conti con la lotta NO TAV una volta per tutte, direi che è fallito miseramente." NICCOLO' - "I motivi che mi hanno spinto in Val di Susa a prendere parte a questa lotta sono tanti; i motivi che mi hanno spinto a restare e continuare su questa strada sono ben di più. In mezzo c’è un percorso di maturazione collettiva, di assemblee pubbliche e private, di campeggi e presidi, di confronto e scontro. In mezzo c’è la vita, quella di tutti i giorni, quella delle alzatacce e delle nottate insonni, della gola secca sui pendii rocciosi e dei pasti frugali, dei piccoli impegni e delle grandi emozioni. In questo percorso chi lotta ha imparato la precisione del linguaggio, a chiamare le cose per quello che sono e non per l’involucro formale con cui si pubblicizzano, come un cantiere che prima era un fortino ed ora sta diventando una fortezza. Parole in grado di restituire il portato emotivo e l’impatto sulle proprie vite di determinate scelte della controparte, di chi ha deciso di invischiarsi in questa grande opera. Parole rispolverate da un lessico che sembrava antico e invece si riscoprono in tutta la loro potenza e semplicità nel descrivere le proprie azioni. Un’accortezza di linguaggio che mi accorgo non essere così diffusa nel mondo circostante, quando leggo di improbabili “commando” che secondo una certa ricostruzione propinata anche dai giornali avrebbero assaltato il cantiere nella notte del 13 Maggio. Una parola quanto mai infelice non solo per il suo richiamo all’atto del comandare ma anche per una certa allusione mercenaria, inaccettabile, di chi sarebbe disposto a qualsiasi mezzo pur di raggiungere il proprio fine. Di contro chi lotta ha imparato a convogliare con intelligenza persino le passioni forti e irruente che nascevano dai tanti colpi subiti quando un amico perdeva un occhio per via di un lacrimogeno o un altro era in fin di vita. Per quanto mi riguarda la Val Clarea mi è amica fin da quando nel 2011 rilanciavamo la terra a mani nude nei buchi scavati dalle ruspe durante gli allargamenti del cantiere. Ricordo che tra le tende di quel campeggio echeggiava una canzone, tra le tante inventate per divertirsi e darsi forza, sulle note di un vecchio canto partigiano. Il primo verso recitava "dai boschi di Giaglione uniti scenderemo…". In questi anni molte volte è stato dato seguito e sono state rilanciate quelle parole e qualcuno in quella notte di Maggio ha deciso di farlo con altrettanta convinzione e io ero tra loro. Una delle voci dietro a quel telefono è la mia. Ma soffermarsi su una responsabilità personale, per tesserne o meno le lodi, non è in grado di restituire quel sentimento collettivo maturato nelle case di tante famiglie, di valle e di città, o tra una chiacchierata e una bevuta in un bar, nelle piazze e nelle strade, nei momenti conviviali come in quelli più critici. Un sentimento che ha saputo esprimersi in uno degli slogan più gridati dopo i nostri arresti e che descrive bene la vera appartenenza di quel gesto: "dietro a quelle reti c’eravamo tutti…". Uno slogan che ci riporta direttamente ad un’assemblea popolare tenutasi a Bussoleno nel Maggio 2013 con cui l’intero movimento salutava e accoglieva quel gesto chiamandolo sabotaggio. E se dietro quelle reti c’eravamo tutti, dietro queste sbarre un pezzetto di ognuno ha saputo sostenerci e darci forza. Per questo, anche qui, qualunque siano le conseguenze delle nostre azioni, ad affrontarle non saremo soli.  CHIARA - "In quest’aula non troverete le parole per raccontare quella notte di Maggio. Usate il linguaggio di una società abituata agli eserciti, alle conquiste, alla sopraffazione. Gli attacchi militari e paramilitari, la violenza indiscriminata, le armi da guerra appartengono agli Stati e ai loro emulatori. Noi abbiamo lanciato il cuore oltre la rassegnazione. Abbiamo gettato un granello di sabbia nell’ingranaggio di un progresso il cui unico effetto è l’incessante distruzione del pianeta in cui viviamo. C’ero quella notte ed è mia la voce femminile che è stata intercettata. Ho attraversato un pezzo della mia vita insieme a tutti quegli uomini e a tutte quelle donne che da più di vent’anni oppongono un No inappellabile ad un’idea devastante di mondo. Ne sono fiera e felice."

venerdì 6 giugno 2014

TORINO:OPERAZIONE REPRESSIVA

3 GIUGNO - Dalle prime ore della mattina è scattata un’operazione repressiva orchestrata dalla PM Pedrotta e dal PM Rinaudo. Per ora le notizie sono frammentarie, ma sarebbero in corso 25 perquisizioni a Torino e in Piemonte, tra cui quelle dell’Asilo Occupato e dell’occupazione abitativa di Via Lanino, oltre alla notifica e all’esecuzione di diverse misure cautelari:11 in carcere, 6 ai domiciliari, 4 obblighi di dimora, 4 divieti di dimora, 4 obblighi di firma. Vi sarebbero complessivamente 111 indagati e i reati contestati vanno dalla “devastazione e saccheggio” al “vilipendio alla nazione”, passando per “invito all’insurrezione armata contro lo Stato”, “sequestro di persona”, “danneggiamento”, “resistenza a pubblico ufficiale” e “occupazione di edifici”; la scelta strategica degli inquisitori non prevede l’utilizzo di strumenti quali i reati associativi, bensì il “concorso” nella commissione dei suddetti reati. Fondamentalmente un’inchiesta imbastita con la pretesa di compiacere i grandi poteri della città:palazzinari, banchieri, cementificatori e Partito Democratico, che notoriamente a Torino si sovrappongono e si miscelano senza soluzione di continuità. Le accuse riguarderebbero principalmente le pratiche di resistenza agli sfratti (dai picchetti all’occupazione della sede degli ufficiali giudiziari), i cortei spontanei e gli attacchi alle sedi del Pd degli ultimi mesi, nel tentativo di sedare a colpi di misure cautelari chi, in diversi quartieri cittadini, sta promuovendo l’autorganizzazione di sfruttati e sfrattati nella riappropriazione di spazi abitativi, nella lotta contro la gentrification, contro la speculazione edilizia e contro i soggetti politici e finanziari che saccheggiano ovunque le nostre esistenze. AGGIORNAMENTO - dopo ore di resistenza sul tetto gli sbirri lasciano l’Asilo Occupato.  AGGIORNAMENTO DEL 04/06 - Per scrivere agli arrestati:Daniele Altoè - C.C. Piazza Don Soria, 37 - 15121 Alessandria (non è al San Michele). Andrea Ventrella - C.C. Via Port’Aurea, 57 - 48121 Ravenna. Paolo Milan - C.C. Brissogne, Loc. Les Iles, 14 - 11020 Aosta. Toshiyuki Hosokawa - C.C. Brissogne, Loc. Les Iles, 14 - 11020 Aosta. Giuseppe De Salvatore - C.C. Via dei Tigli 14 - 13900 Biella. Francesco Di Berardo - C.C. Via Roncata 75 - 12100 Cuneo. Nicolò Angelino - C.C. Via Maria Adelaide Aglietta 35 – 10151 Torino. Marianna Valenti - C.C. Via del Rollone 19 - 13100 Vercelli. Fabio Milan - C.C. Via del Rollone 19 - 13100 Vercelli. Michele Garau - Strada Quarto inferiore 266 - Loc. Quarto Inferiore - 14030. Nicco, Chiara, Mattia e Claudio, prigionieri NO TAV raggiunti da nuove misure cautelari, rimangono nelle galere in cui erano precedentemente detenuti:Claudio Alberto - C.C. Via Arginone 327 - 44122 Ferrara. Niccolò Blasi e Mattia Zanotti - C.C. Via Casale San Michele 50 - 15100 Alessandria. Chiara Zenobi - C.C. Via Bartolo Longo 92 - 00156 Roma.

martedì 27 maggio 2014

25 Maggio, Ceriano Laghetto
Scritta solidale con Chiara, Nico, Mattia
e Claudio lasciata nella notte su una strada
inclusa nel percorso del "Giro d'Italia".

domenica 25 maggio 2014

22 MAGGIO - Apre il processo che vede imputati Claudio, Niccolò, Chiara e Mattia per l’attacco al cantiere del TAV di Chiomonte. Fuori dall’aula bunker delle Vallette un grosso e rumoroso presidio a sostenerli nonostante i nuvoloni che promettono pioggia, pioggia arriva davvero, scrosciante, a metà mattinata. La celere schierata fa filtro, e lascia entrare nell’aula solo una trentina di persone alla volta, così il tempo passa a fare i turni per salutare i quattro, in piedi sulle sedie del pubblico. A fine mattinata i contabili della Questura registreranno circa duecentocinquanta ingressi:chi sceso dalla Valsusa, chi arrivato da altre città, chi dall’estero. L’udienza è dedicata alle costituzioni delle parti civili e a contestazioni tecniche e di forma. A fine udienza, alcuni fra il "pubblico" restituiscono ai PM Rinaudo e Padalino, con un lancio parabolico, i residui delle microspie ritrovate recentemente dentro ai locali dell’Asilo occupato di Via Alessandria a Torino. Proprio come nel caso delle telecamere di qualche mese fa, il lavoro degli agenti speciali in forza alla Procura è stato fatto in maniera sommaria e i marchingegni sono stati distrutti.

domenica 4 maggio 2014

3 Maggio, Cremona - Quando il ministro delle infrastrutture Lupi si presenta in piazza per sostenere il sindaco
di centrodestra Perri, alcuni NO TAV si avvicinano al palco con volantini, megafono e lo striscione
“Terrorista è chi sostiene il TAV. Chiara Mattia Nicco e Claudio Liberi”.

giovedì 3 aprile 2014

30 MARZO
Davanti al carcere di Alessandria si radunano trecento persone provenienti da Torino, Milano, e dalla Val di Susa. Ascolta qui l'intervento dai microfoni di Radio Blackout // Un centinaio di persone a Ferrara, dove la celere ha caricato per sgomberare la strada da un blocco stradale:lacrimogeni, manganellate e qualche botta pure alle casse dell’impianto audio. Poco dopo la seconda diretta con Radio Blackout, i manifestanti riescono a riprendersi l’impianto e terminare il presidio. Ascolta il primo intervento qui, ed il secondo qui // In una cinquantina si ritrovano sotto il carcere di Rebibbia a Roma, e vengono accolti calorosamente sia dalle detenute della sezione femminile, sia dai detenuti della sezione maschile. Ascolta l'intervento qui.

mercoledì 26 febbraio 2014

Iniziativa degli imputati e delle imputate del maxiprocesso NO TAV che prosegue nell’Aula Bunker del carcere Lorusso e Cotugno di Torino. Venerdì 28 febbraio usciranno dal bunker dell’aula dove vengono processati per andare in Clarea, al cantiere. Una forma di protesta utile a denunciare l’andamento a senso unico di un processo che li vuole condannati a prescindere, dove le parole dei PM vengono prese come oro colato, e per portare anche la solidarietà a Chiara, Claudio, Mattia, Niccolò in carcere dal 9 Dicembre. Un’iniziativa politica importante da parte di chi non ci sta ad essere messo sotto processo per la propria partecipazione ad una lotta di tutti e tutte come quella NO TAV. L’appuntamento per gli imputati è all’aula bunker alle 9 del mattino, mentre alle 12, al campo sportivo a Giaglione, ci si incontrerà per andare tutti insieme verso la Clarea.

martedì 25 febbraio 2014

NANTES (FRANCIA):SCONTRI ALLA MANIFESTAZIONE CONTRO IL NUOVO AEROPORTO DI NOTRE-DAME-DES-LANES
22 Febbraio:più di 30 mila persone hanno invaso la città di Nantes per ribadire la propria contrarietà al progetto dell'aeroporto di Notre-Dames-des-Landes, dopo che nel mese di Dicembre il prefetto ha dato l'autorizzazione per lo sgombero dei presidi e l'avvio dei lavori di cantiere. L'appuntamento è stato lanciato per le 13, ma già dalle 10 la piazza ha iniziato a riempirsi:520 trattori sono arrivati da tutte le parti della Francia per portare la propria solidarietà ai contadini che si vedranno i propri terreni espropriati, 63 bus da tutte le regioni e persino battelli che hanno raggiunto la città sulle acque del fiume Erdre. La prefettura ha completamente blindato la città, cambiando all'ultimo anche il percorso concordato pochi giorni prima. Durante il percorso è stata "sanzionata" la sede dell'azienda Vinci (appaltatrice e gestrice del cantiere del nuovo aeroporto), il Tribunale amministrativo di Nantes e la sede di SNCF. Non sono mancate nemmeno le iniziative in sopporto alle manifestazioni NO TAV che si sono tenute in più di 40 città italiane. È stato appeso uno striscione contro la criminalizzazione del movimento NO TAV e per chiedere l'immediato rilascio di Chiara, Niccolò, Claudio, Mattia e per tutti gli attivisti/e colpiti/e da operazioni giudiziarie. In seguito, il corteo ha tentato di avvicinarsi alla zona rossa decretata all'ultimo minuto per forzare le transenne messe a protezione. Come risposta la gendarmerie e le unità dei CRS hanno attivato gli idranti e hanno iniziato a sparare lacrimogeni, granate stordenti e flashball; i manifestanti hanno replicato lanciando pietre e petardi. Gli scontri sono durati più di 2 ore in diverse parti della città, dove sono sorte barricate per proteggersi dalla polizia. Diverse persone sono rimaste ferite, tra cui due in modo grave, e almeno 4 sono state arrestate.

domenica 23 febbraio 2014

Roma, 12 Febbraio, Stazione Tiburtina:azione solidale con i NO TAV prigionieri. Bloccato alla partenza il Freccia
rossa per Napoli delle 18:27. Catramina sul lunotto e striscione "NO TAV LIBERI, TERRORISTA E’ LO STATO".

giovedì 20 febbraio 2014

22 FEBBRAIO, LIVORNO ADERISCE ALLA GIORNATA DI
MOBILITAZIONE NAZIONALE NO TAV (ORE 16:30, PIAZZA ATTIAS)

Circa 600 imputati, più di un migliaio di indagati, decine di persone sottoposte a varie restrizioni (obbligo o divieto di dimora, foglio di via), multe da centinaia di migliaia di euro, un processo contro 53 NO TAV condotto in un'aula bunker, diversi compagni da mesi agli arresti domiciliari. Alla durissima repressione in atto da tempo contro le lotte NO TAV, si è aggiunto un nuovo capitolo. Lo scorso 9 Dicembre quattro attivist* vengono arrestati con l'accusa di terrorismo:sono ritenuti responsabili di danneggiamento ad alcune attrezzature del cantiere, come talvolta è avvenuto in questa lotta ventennale di resistenza. Secondo il teorema della procura di Torino, un' opposizione concreta a decisioni prese in sede istituzionale implica una finalità di terrorismo. In questo modo, qualsiasi lotta sociale che si ponga in contrasto con decisioni assunte in sede politica o economica può essere non solo criminalizzata mediaticamente, ma anche incriminata con imputazioni gravissime. Nell'attuale contesto assistiamo ad un inasprimento della repressione politica e sociale, di cui gli arresti e le denunce di Roma e Napoli avvenute il 13 Febbraio, sono solo uno degli ultimi esempi. E' quindi evidente che in questo tentativo di attaccare frontalmente il movimento NO TAV si sperimentano dei modelli che potranno essere applicati in futuro ad ogni forma di dissenso reale. Per questo motivo il movimento NO TAV ha lanciato l'appello per una mobilitazione nazionale sui vari territori per il 22 Febbraio:contro l'accusa di terrorismo e la criminalizzazione di chi lotta; In solidarietà con tutti i NO TAV imputati e indagati; Per la liberazione di Chiara, Claudio, Mattia, Niccolò e degli altri no tav ancora ai domiciliari; Per rilanciare le lotte; Perché chi attacca alcuni/e di noi, attacca tutte e tutti; Per ribadire con forza che fermarci è impossibile. Livorno ha risposto all'appello, per sostenere la lotta NO TAV ed esprimere solidarietà a quanti sono colpiti dalle repressione, ma anche per denunciare, una volta di più, ciò che sta avvenendo a livello locale. La nostra città si trova ad affrontare una grave problematica ambientale e una dura situazione repressiva. I SIN (Siti di interesse nazionale per la bonifica) della zona industriale di Livorno risultano al quinto posto in Italia per incidenza di malattie e mortalità per cause ambientali, dietro alla Terra dei Fuochi, litorale Vesuviano, Marghera e Trieste e l'amministrazione comunale, per minimizzare il problema, spinge perché alcune di queste aree in ambito portuale vengano declassate a SIR come successe proprio a Marghera e a La Maddalena. Dopo lotte di anni, il rigassificatore è stato comunque imposto alla città, senza nemmeno consentire un referendum e senza che si sia creata la tanto sbandierata occupazione:per ora zero richieste di gas liquido, ma bollette più salate e un mostro ecologico presente nel nostro mare. Le lotte sociali portate avanti da studenti, giovani, disoccupati, senza-casa, precari, lavoratori e da tutti coloro che vogliono una radicale trasformazione sociale sono oggetto di una repressione brutale, che mira ad annientare non solo l'opposizione e le esperienze di autogestione, ma anche lo stesso diritto di manifestazione e di espressione. Molti sono i processi in corso a carico di numerosi giovani:il 4 Marzo inizia il processo per una manifestazione studentesca del 2010, nel mese di Aprile proseguirà il “processone” che vede imputate 22 persone per le manifestazioni del 30 Novembre-1 e 2 Dicembre 2012. Ricordiamo che nella prima delle tre giornate si svolse proprio un'iniziativa di sostegno alla lotta NO TAV, con una contestazione a Bersani, uno tra i più ferrei sostenitori dell'alta velocità. Anche in questo caso, tre giorni di mobilitazione in risposta alle violenze poliziesche sono stati presentati, secondo la logica del teorema accusatorio, come una pianificata azione eversiva. La lotta NO TAV è la lotta di tutti. La difesa del territorio dalle devastazioni è una lotta che tutti portiamo avanti. La difesa della libertà di espressione e di manifestazione, la resistenza alla violenza imposta dai poteri forti è una lotta che tutti portiamo avanti.
SOLIDALI NO TAV LIVORNO

mercoledì 5 febbraio 2014

BOLOGNA, 30 GENNAIO - La Digos ha fermato e denunciato due anarchici per "imbrattamento e deturpamento" (con l'aggravante di aver scelto edifici storici) per aver attacchinato volantini e manifesti NO TAV e in solidarietà con i prigionieri sui muri di Via Zamboni. Le forze repressive locali rispondono cosi' alle pressioni del PD, offeso per le proprie sedi ricoperte nei giorni scorsi di vernice e scritte solidali con la Val di Susa, che ripropongono la sempre più diffusa equazione NO TAV = NO PD. 

giovedì 30 gennaio 2014

Chiara, Mattia, Niccolò e Claudio sono stati trasferiti nelle seguenti carceri:Rebibbia (Roma), Alessandria (M. & N.), Ferrara.

lunedì 20 gennaio 2014

Venerdi' 7 Febbraio
Concerto benefit NO TAV con BULL BRIGADE, LA GORGIA
FAMIGLIA ANTITETANIKA, LA COSA.
Asilo occupato
(Via Alessandria 12, Torino) 

sabato 11 gennaio 2014

In concomitanza con l’udienza al Tribunale del Riesame per Claudio, Mattia, Niccolò e Chiara, arrestati il 9 Dicembre, qualcuno ha deciso di salutare i quattro senza organizzare un presidio davanti al Tribunale. A Torino alcuni NO TAV hanno occupato la sede di Italferr in Corso Principe Eugenio 3/C. Entrati indisturbati nella sede, i solidali hanno interrotto una riunione in corso di svolgimento e appeso uno striscione alle finestre dei locali del primo piano, distribuendo un volantino e leggendolo al megafono. Dopo una decina di minuti sono usciti gridando "Giù le mani dalla Valsusa", disperdendosi nel vicino mercato di Porta Palazzo. Nel frattempo a Milano, durante una mattina di mercato in uno dei tanti quartieri popolari, striscioni di solidarietà sono stati appesi ai balconi di alcune case:"La solidarietà ci libera dalla paura", "Solidarietà agli arrestati - Terrorista è lo Stato", "Chiara Mattia Nico Claudio NO TAV liberi/e", ed è stato distribuito un volantino. 10 Gennaio - Grazie alle pubbliche lamentele del segretario meneghino del Partito Democratico, si viene a sapere che nella serata di ieri a Milano sono state imbrattate e ricoperte di scritte alcune sedi del partito in solidarietà con gli arrestati. Questo il testo del volantino distribuito durante l’occupazione dell’Italferr a Torino:Il TAV non ci piace, i collaborazionisti neppure - Eccoci ancora una volta…i NO TAV non hanno bisogno di presentazioni. Siamo una gatta da pelare per il governo e la polizia, uno spauracchio da agitare ogni volta che fa comodo su giornali e televisioni. La nostra determinazione a lottare, a batterci per preservare la terra in cui viviamo, ci ha reso noti ovunque. Non ci siamo piegati ai ricatti e alle minacce, abbiamo resistito alle truppe d’occupazione, ai manganelli e ai lacrimogeni…neppure con gli arresti sono riusciti a intimorirci. Oggi però hanno passato il segno, chiudendo in galera 4 nostri compagni con accuse pesantissime di terrorismo. Il fatto in questione è un gesto di sabotaggio, un attacco notturno al cantiere dell’alta velocità di Chiomonte durante il quale sono stati incendiati alcuni mezzi. Ci preme precisare subito che una tale pratica, a prescindere da chi siano gli autori, ci appartiene in pieno. Distruggere degli strumenti di devastazione per reagire ad un’occupazione militare è il minimo indispensabile e ci auguriamo che si ripeta quanto più possibile. Il terrorismo invece è quello di chi si aggrappa al profitto con qualsiasi mezzo, chi ricorre ad ogni sorta di violenza per poter continuare a devastare una valle e accelerare la circolazione di merci, valore, denaro. Terrorista è chi racconta menzogne accuratamente preconfezionate per servire gli interessi del suo padrone, diffamando ed esponendo alla gogna chi lotta. Terrorista è chiunque collabori alla costruzione del TAV, chi firma gli appalti, chi contribuisce a preparare la linea e cura gli aspetti tecnico-progettuali insieme alle istituzioni. Terrorista è chi sottoscrive le autorizzazioni, chi garantisce per l’impatto ambientale e molto altro…Terrorista è Italferr, la società ingegneristica del Gruppo Ferrovie dello Stato, che ricopre questi ruoli ed è responsabile di tutti i nodi dell’alta velocità in Italia, compresi la Torino-Lione ed il terzo valico. Dietro il TAV e tutta la violenza che lo sostiene ci sono anche i signori che occupano questo ufficio…per questo motivo siamo venuti a visitarli e a ricordargli che sono degli sporchi collaborazionisti. Italferr e tutti i responsabili del TAV sono nostri nemici. Non avranno vita facile.
Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò liberi!
Terrorista è chi costruisce il TAV…Terrorista è chi ci comanda
 

giovedì 9 gennaio 2014

DOMENICA 26 GENNAIO, "MATINEE' HC" BENEFIT - Nella notte tra il 13 ed il 14 Maggio 2013 ignoti hanno assaltato il cantiere dell'alta velocità in Val di Susa; dopo circa 7 mesi, all'alba del 9 Dicembre scorso, in quattro vengono arrestati (Mattia, Chiara, Nicco e Claudio) con l'accusa di "atto terroristico con finalità eversive" e di "utilizzo di armi da guerra e ordigni micidiali" (PM Padalino e Rinaudo). DALLE 16:00 CONCERTO CON FILTHY CHARITY (Marsiglia), WARPATH (Milano), FEED ME MORE (Milano), xNEMESISx (Bologna), COSPIRAZIONE (Milano). Lascia a casa il cane, porta la distro.

VILLA VEGAN OCCUPATA
Via Litta Modignani 66, Milano
(Fermata metro gialla Affori fn + Bus 40 o 41)
villavegansquat@inventati.org - villavegansquat.noblogs.org

mercoledì 8 gennaio 2014

SPAZIO ANARCHICO EL TAVAN (TRENTO):SERATA INFORMATIVA SULLA M.A.T. - La M.A.T. (Muy Alta Tension, linea ad altissima tensione) è un'autostrada elettrica che trasporta un carico di 400.000 volt. Si sta costruendo per congiungere tra loro vari stati europei ed il continente europeo con quello africano. Servirà per commercializzare e distribuire eccedenti di energia prodotta da centrali nucleari e fonti di energia (falsamente) alternative. Allo stesso tempo, è la rete di cui il capitalismo ha bisogno per alimentare altri progetti e infrastrutture di morte e distruzione, come per esempio il treno ad alta velocità (T.A.V.). I responsabili son quelli di sempre, le imprese costruttrici sono quelle direttamente implicate in altri progetti di distruzione del territorio (come Vinci in Europa e Endesa in America del Sud). GIOVEDI' 9 GENNAIO - Ore 19:aperitivo. Ore 20:30:Presentazione e discussione - La M.A.T. e l'opposizione al progetto in Catalonia/Il campeggio autogestito a Fellines contro la M.A.T. e il mondo che la necessita/L'esperienza di Mas Castello, casolare occupato a Orriols/Presentazione delle Giornate Internazionali contro le nocività a Girona/Proiezione del documentario “La M.A.T. – a donde nos ileva el progreso" ("Dove ci porta il progresso").

EL TAVAN
(VIA CERVARA 53)
eltavan@autistici.org

venerdì 13 dicembre 2013

LE SCARPE DEI SUICIDI
(SOLE, SILVANO, BALENO E GLI ALTRI)

Scorrendo in basso nella colonna a destra è possibile leggere e/o scaricare il libro autoprodotto di Tobia Imperato (2003) in cui viene descritta dettagliatamente la montatura (e gli avvenimenti legati ad essa) che nel 1998 suicidò "Sole" e "Baleno", incarcerò Silvano e portò ad un susseguirsi di attacchi repressivi da parte dello Stato e i suoi scagnozzi ai danni di squatters e case occupate, centri sociali e realtà ed individualità anarchiche in generale (a Torino e altrove), cosi come all'ovvia, scontata quanto infame opera mediatica di denigrazione nei confronti di chi si ribella. A Silvano, alla sua passione per la libertà e agli anni che gli hanno rubato. A Sole e Baleno, alla loro passione per la libertà, a quella non vissuta nei loro cuori violentemente divisi ed alle loro preziose vite strappate via. A chi durante quel periodo ha subito la violenza della repressione e a chi, combattendo, continua a subirla. Agli squatters di Torino ed ovunque e a chi "dal basso" difende la terra della Val Susa. Per la lotta al potere, l'amore, la verità e agli anarchici tutti.
A. (2012/2013)

Video:documentario autoprodotto (1999) con intervista a Silvano (dal minuto 08:45)
Foto:manifestazione dopo il suicidio di Baleno (Torino, 4 Aprile 1998)

DAL RETRO-COPERTINA - Il 5 Marzo 1998 a Torino sono stati arrestati tre anarchici che abitavano la Casa di Collegno. Lo squat viene chiuso dalle autorità. Contemporaneamente vengono attaccate altre due case occupate:l’Asilo è sgomberato mentre all’Alcova l’operazione non riesce. Edoardo Massari (Baleno) Maria Soledad Rosas (Sole) e Silvano Pelissero sono accusati dal PM Maurizio Laudi di essere gli autori di alcuni attentati, avvenuti in Val Susa, contro i primi cantieri del Treno ad Alta Velocità. I tre arrestati si dichiarano estranei alle accuse avanzate nei loro confronti. Immediatamente nasce un vasto movimento di protesta contro la montatura di giudici Ros e Digos, che si estende anche in altre città. Decine e decine di persone vengono intimidite, pestate, inquisite, denunciate, processate e condannate. Televisioni e giornali, di destra e di sinistra, - in servile ossequio al potere - scatenano una canea mediatica volta alla criminalizzazione dei posti occupati torinesi e degli occupanti. Gli squatter diventano il nuovo mostro da debellare. Il 28 dello stesso mese Edoardo Massari muore impiccato nel carcere delle Vallette. L’11 Luglio successivo muore nell’identico modo anche Soledad Rosas, lei pure in stato di detenzione. Nel gennaio 1999 Silvano, unico sopravvissuto all’inchiesta di Laudi, è condannato a 6 anni e 10 mesi dal giudice Franco Giordana. Verrà liberato solo nel Marzo 2002 dopo quattro anni di detenzione, in seguito alla sentenza della corte di cassazione che riconoscerà l’inconsistenza delle prove relative all’associazione eversiva (art. 270 bis). Ora che gli abitanti della Val Susa sono “avvisati”, decolla il progetto del treno veloce. A contrastare i programmi ultramiliardari e altamente nocivi del potere, sono solo i pazzi ed i sovversivi. E finiscono male. Seppelliti i morti, gli Assassini - premiati dallo Stato - vorrebbero dimenticare… "BREVE" APPROFONDIMENTO DEI FATTI - Silvano Pelissero, Edoardo Massari (Baleno) e l’argentina Maria Soledad Rosas (Sole) sono tre anarchici che nella seconda metà degli "anni 90" vengono accusati ingiustamente di "ecoterrorismo". La drammatica vicenda, una vera e propria montatura giudiziaria, si concluse con il suicidio di Sole e Baleno e la condanna di Pellissero, ma non per associazione terroristica. Il tutto  si innesca nella lunga storia, quella della costruzione della linea del TAV, adibita ai treni ad alta velocità che dovrebbero attraversare la Val Susa con conseguenze a dir poco drammatiche, non solo dal punto di vista ecologico...Fra l’Agosto del 1996 ed il Gennaio del 1998 in Val Susa si verificarono numerosi atti di sabotaggio diretti contro centraline elettriche, trivelle, impianti della Sitaf, della Telecom, Omnitel e un ripetitore Mediaset, rivendicati dai fantomatici “Lupi Grigi". Questi attentati non hanno mai provocato danni ingenti; unica eccezione il furto di alcune attrezzature dal Municipio di Caprie, seguito da un incendio. L’attentato di Caprie (uno degli 11 comuni che fin dall’inizio si sono opposti all’alta velocità) è l’unico che appare immediatamente non avere nulla a che fare con i sabotaggi avvenuti fino a quel momento, in quanto l’obiettivo non ha nessuna affinità con i precedenti. I PM/boia Maurizio Laudi (morto il 23 Settembre 2009) e Marcello Tatangelo si concentrano proprio su quest' "attentato", cercando di addossare la responsabilità ai tre anarchici e costruendo un vero e proprio castello accusatorio, fortemente sostenuto dai media di regime. Il 5 Marzo 1998 Silvano Pelissero, Edoardo Massari e l’argentina Maria Soledad Rosas, che convivevano nell’ex-obitorio del manicomio di Collegno di Torino occupato dal Giugno 1996, vengono arrestati. La sera dello stesso giorno, poliziotti e carabinieri procedono allo sgombero dell’Asilo Occupato di Via Alessandria e l’Alcova di corso S. Maurizio (entrambi di Torino), distruggono ogni cosa, rompono vetri, impianti igienici e tutto ciò che gli capita sotto mano (l’Asilo viene rioccupato in serata). I tre squatters vengono posti in isolamento senza che alcuno gli comunichi la gravità delle accuse che pende sul loro capo:associazione sovversiva con finalità di terrorismo (secondo l’art.270 bis del codice di procedura penale). Il 7 Marzo il giudice per le indagini preliminari Fabrizia Pironti conferma l’arresto con l’accusa di associazione sovversiva con finalità di terrorismo. Fin dall’inizio le indagini partono dall’assunto che i colpevoli sono i tre anarchici ed è quindi necessario solo trovare le prove a loro carico. Nonostante lo smodato uso di intercettazioni ambientali, delle telecamere e delle frequenti perquisizioni, nessuna prova schiacciante viene però effettivamente trovata a carico dei tre. Nonostante il niente in mano ai PM il procedimento continua ad andare avanti, soprattutto "grazie" al sostegno mediatico. Proprio l’opera dei giornalisti si rivelerà decisiva nello screditamento degli anarchici vicini ai tre giovani, alimentando paure e costruendo un processo mediatico in cui la condanna è già scritta. I media enfatizzano il ritrovamento di "prove" inesistenti (diciannove fantomatiche molotov già confezionate e una "micidiale" pipe-bomb, un tubo di ferro pieno di esplosivo!) che mai verranno presentate al processo e di cui nessuno parlerà più...Sin dal 7 Marzo 1998 i quotidiani torinesi escono con titoli altisonanti:"Blitz contro gli eco-terroristi", "I Lupi grigi presi nei centri sociali – Lunga indagine con un infiltrato, sequestrate bombe e micce", "Squatters anarchici con la passione delle armi" (La Stampa), "Fermati tre sovversivi – Una pista sugli attentati anti-Tav in Val Susa" (La Repubblica). Subito dopo l’arresto di Sole, Baleno e Silvano, un presidio di protesta contro gli arresti e gli sgomberi, davanti al municipio di Torino, è brutalmente caricato dalla polizia. Nel corso degli scontri, volutamente cercati dalle forze dell’ordine, alcune vetrine cadono in frantumi. E’ questo il pretesto che scatena definitivamente i mass-media nella loro opera di demonizzazione degli squatters torinesi (gli italiani imparano proprio in questo periodo a conoscere la parola squatters). Gli anarchici, e gli squatters nello specifico, vengono proposti dai giornalisti (e dal loro codazzo di politicanti, psicologi, sociologi e pseudo studiosi vari) all’immaginario collettivo come teppisti, violenti, disadattati, ecoterroristi, schegge impazzite in balia del disagio giovanile ed altre amenità simili...Il 26 Marzo il tribunale respinge ogni istanza di liberazione "in quanto esistono forti contiguità fra i tre indagati e gli autori degli attentati" ed "è elevatissimo il rischio di reiterazione di reati di natura analoga"...Sabato 28 Marzo, all’alba, secondo la versione ufficiale Edoardo Massari viene trovato agonizzante, impiccato con le lenzuola alla sua branda del carcere torinese delle Vallette (le testimonianze degli abitanti delle case popolari antistanti il carcere rivelano che sin da verso la mezzanotte si sentivano arrivare ambulanze e volanti a sirene spiegate). Dopo il suicidio-assassinio di Stato di Baleno, la morbosità mass-mediatica esplode in tutto il suo squallore:molti giornalisti decidono di non rispettare il desiderio della famiglia Massari di poter seppellire in pace il proprio congiunto in presenza solo dei parenti e degli amici, scatenando la comprensibile ira degli amici di Edoardo, di cui fanno le spese il cronista Daniele Genco e l’auto dell’inviato de Il Manifesto Paolo Grisieri. Questa è un'altra occasione per un nuovo assalto dell’informazione nei confronti degli squatters (accusati ora di picchiare anche i giornalisti) e dei centri sociali. Il movimento reagisce chiudendo ogni dialogo con la stampa, salvo poi indire una provocatoria conferenza stampa nella quale alcuni anarchici porgono provocatoriamente ai cronisti vogliosi di nuove notizie carcasse di pollo e scarti di macelleria...Soledad giunge in Italia nel Giugno 1997 senza essersi mai interessata di politica, ma secondo l’accusa nel giro di 4 mesi sarebbe immediatamente diventata l’esponente di un’organizzazione eversiva clandestina operante in una zona di cui ignorava persino l’ubicazione (tra l’altro alcuni sabotaggi sarebbero avvenuti quando lei era ancora in Argentina)...Soledad si rende conto di essere vittima di una vera e propria congiura. Il suo stato di prostrazione peggiora dopo la morte di Baleno, con cui aveva iniziato una relazione. Questa è una sua lettera:Compagni, la rabbia mi domina in questo momento. Io ho sempre pensato che ognuno è responsabile di quello che fa, però questa volta ci sono dei colpevoli e voglio dire a voce molto alta chi sono stati quelli che hanno ucciso Edo:lo Stato, i giudici, i magistrati, il giornalismo, il T.A.V., la Polizia, il carcere, tutte le leggi, le regole e tutta quella società serva che accetta questo sistema. Noi abbiamo lottato sempre contro queste imposizioni è per questo che siamo finiti in galera. La galera è un posto di tortura fisica e psichica, qua non si dispone di assolutamente niente, non si può decidere a che ora alzarsi, che cosa mangiare, con chi parlare, chi incontrare, a  che ora vedere il sole. Per tutto bisogna fare una "domandina", anche per leggere un libro. Rumore di chiavi, di cancelli che si aprono e si chiudono, voci che non dicono niente, voci che fanno eco in questi corridoi freddi, scarpe di gomma per non fare rumore ed essere spiati nei momenti meno pensati, la luce di una pila che alla sera controlla il tuo sonno, posta controllata, parole vietate. Tutto un caos, tutto un inferno, tutto la morte. Così ti ammazzano tutti i giorni, piano piano per farti sentire più dolore, invece Edo ha voluto finire subito con questo male infernale. Almeno lui si è permesso di avere un ultimo gesto di minima liberà, di decidere lui quando finirla con questa tortura. Intanto mi castigano e mi mettono in isolamento, questo non solo vuol dire non vedere nessuno, questo vuol dire non essere informata di niente, non avere nulla neanche una coperta, hanno paura che io mi uccida, secondo loro il mio è un isolamento cautelare, lo fanno per "salvaguardarmi" e così deresponsabilizzarsi se anche io decido di finire con questa tortura. Non mi lasciano piangere in pace, non mi lasciano avere un ultimo incontro con il mio Baleno. Ho per 24 ore al giorno, un'agente di custodia a non più di 5 metri di distanza. Dopo quello che è successo sono venuti i politici dei Verdi a farmi le condoglianze e per tranquillizzarmi non hanno avuto idea migliore che dirmi:"adesso sicuramente tutto si risolverà più in fretta, dopo l'accaduto tutti staranno dietro al processo con maggiore attenzione, magari ti daranno anche gli arresti domiciliari". Dopo questo discorso io ero senza parole, stupita, però ho potuto rispondere se c'è bisogno della morte di una persona per commuovere un pezzo di merda, in questo caso il giudice. Insisto, in carcere hanno ammazzato altre persone e oggi hanno ucciso Edo, questi terroristi che hanno la licenza di ammazzare. Io cercherò la forza da qualche parte, non lo sò, sinceramente non ho più voglia, però devo continuare, lo farò per la mia dignità e in nome di Edo. L'unica cosa che mi tranquillizza sapere è che Edo non soffre più. Protesto, protesto con tanta rabbia e dolore.

Sole

P.S.:Se mettermi in carcere vuol dire castigare una persona, mi hanno già castigata con la morte o meglio con l'assassinio di Edo. Oggi ho iniziato lo sciopero della fame, chiedendo la mia libertà e la distruzione di tutta l'istituzione carceraria. La condanna la pagherò tutti i giorni della mia vita...

Sabato 11 Luglio anche Maria Soledad Rosas muore suicida impiccandosi con le lenzuola al tubo della doccia nei locali della comunità Sottoiponti di Benevagienna dove era tenuta agli arresti domiciliari. Il mese di Agosto è quello dei "pacchi bomba" inviati per posta al PM Maurizio Laudi, al giornalista Genco, al consigliere regionale dei verdi Pasquale Cavaliere, a Giuliano Pisapia e al consigliere di Rifondazione di Milano Umberto Gay, pacchi bomba che non esplosero e non fecero danni né vittime. Questi pseudo attentati vengono ovviamente rivendicati dai "Lupi grigi", la fantomatica organizzazione alla quale i tre anarchici erano stati accusati di appartenere, divenendo una nuova occasione per criminalizzare ulteriormente il movimento...Il Manifesto, l’Unità, Liberazione, giusto per citare i casi più clamorosi, contribuirono a diffondere notizie senza alcun fondamento, come quelle che attribuivano a Silvano Pelissero un passato nell’estrema destra e addirittura collusioni con i servizi segreti...Alcuni anarchici purtroppo prendono le distanze o comunque non si accalorarono eccessivamente nella difesa dei tre squatters. La F.A.I. (Federazione Anarchica Italiana), dopo aver sottolineato su Umanità Nova la propria equilibrata partecipazione al corteo del 4 Aprile, si ritira dalla scena e non si occuperà più della vicenda, se non alla morte di Soledad, fino alla conclusione del processo. Dario Fo e Franca Rame si espressero in maniera assai brutale nei confronti dei tre ragazzi:"Ma che anarchici, sono solo ignoranti e sbandati" (Franca Rame). Umanità Nova comunque risponde per le rime a Dario Fo e consorte:"Una cosa però, signor Fo, non le permettiamo assolutamente:lei non ha i titoli né l’autorità morale per dispensare patenti o brevetti di veri anarchici a chicchessia. Lei, al massimo, può dire chi è un vero attore drammatico o un vero giullare. Si occupi del suo mestiere e smetta di ciurlare nel manico"...Il processo di primo grado si chiude il 31 Gennaio 2000 con una condanna a 6 anni e 10 mesi per Pellissero:furto e devastazione al municipio di Caprie, associazione sovversiva, attentato alla cabina elettrica di Giaglione, detenzione di esplosivi etc...Il processo di appello, svoltosi in un solo giorno (18 Gennaio 2001) opera un solo riconoscimento alle tesi difensive:l’assoluzione per fabbricazione di ordigno esplosivo. La pena viene ridotta a 6 anni e 1 mese. Il 21 Novembre 2001 a Roma la Corte di Cassazione invalida l’accusa di attività terroristica con finalità eversive. Il 4 Marzo 2002, alla scadenza dei quattro anni di detenzione la magistratura emette l’istanza di scarcerazione di Silvano per decorrenze dei termini. Viene però effettivamente liberato solo il 12 in quanto i carabinieri lasceranno passare un’intera settimana prima di comunicare la notizia all’interessato...Nel 2002 la Corte di Cassazione di Roma smonta le tesi dei PM torinesi Maurizio Laudi e Marcello Tatangelo:non si trattava di un'associazione terroristica, ma di tre persone che al massimo si erano macchiate di reati comuni.Venendo a cadere l’accusa più grave (le finalità eversive e terroristiche dei reati contestati) la Corte d’Appello di Torino riduce la pena per Silvano a 3 anni e 10 mesi. DARIO FO E FRANCA RAME SCIACALLI DI CORTE! (COMUNICATO DEL 2008, TORINO SQUATTERS) - Dieci anni fa si consumava un’inchiesta giudiziaria che portava allo sgombero di alcune case occupate a Torino e all’arresto di nostri tre compagni. Erano accusati di far parte di una associazione sovversiva e banda armata che negli anni ’90 avrebbe realizzato diversi sabotaggi in Val di Susa, in particolare contro trivelle e cantieri dell’Alta Velocità. Da subito iniziava l’opera di sciacallaggio mediatico operata dai vari menestrelli di corte nei confronti di anarchici, squatter e case occupate. Ben ci ricordiamo le parole dello sciacallo Dario Fo e consorte, subito pronti a cavalcare l’onda della contestazione istituzionalizzata. Irritati da chi contestavano loro, i manichini del potere, i due buffoni di corte non persero tempo a definire sulle colonne opulente di diversi giornali i nostri compagni come "sbandati e ignoranti" e "beceri anarcoidi". Quella volta la contestazione non rientrava nei luridi giochetti di potere, di cui Dario Fo e consorte sono gli sguazzanti manichini. Le loro farse teatrali ci hanno fatto sempre schifo, perché portano sul piano istituzionalizzato la contestazione e quindi l’associano alla burla. Ci fanno schifo loro come tutti gli altri menestrelli, ma ci fanno ancor più schifo per la merda che hanno sparato su noi e sui nostri compagni dalle loro poltrone comode e dal loro sparlare di tutto stipendiato. Due dei tre compagni arrestati, Edoardo Massari, detto Baleno, e Maria Soledad Rosas, detta Sole, vennero ritrovati impiccati rispettivamente il 28 Marzo 1998 nella sua cella del carcere delle Vallette, a Torino, Baleno e l’11 Luglio dello stesso anno nella casa in cui era agli arresti domiciliari Sole...L’odio che portiamo nel cuore è per Sole e Baleno e per tutti gli altri che sono morti o che marciscono nelle galere è l’odio contro questo sistema e contro tutti i menestrelli ed i guardiani che lo mantengono.
Anarchici

"A nosotros nos quieren muertos porque somos sus enemigos y no les servimos para nada porque no somos sus esclavos" (Ci vogliono morti perché siamo i loro nemici, e non sanno che farsene di noi perché non siamo i loro schiavi...) Sole