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lunedì 7 settembre 2015

LECCE: NUOVA OCCUPAZIONE DOPO LO SGOMBERO DEL BINARIO 68

A seguito dello sgombero del Binario 68 (vedi foto, n.d.r.), l'occupazione dell'ex edificio postale sito in Via Leuca è stata la risposta immediata alla repressione scellerata della polizia. In quei due giorni di occupazione dello stabile ci siamo confrontati cercando di immaginare uno spazio in cui costruire progettualità a lungo termine.

Accettando questi giorni come una fase transitoria, ci si è quindi sforzati di individuare un luogo adatto alle nostre esigenze ed a quelle della città. Sentiamo la necessità di dover rimanere vicini ad essa, per poter coinvolgere tutt* gli interessati, i solidali ed i curiosi. Per poter essere presenti sul territorio.

Abbiamo quindi individuato un nuovo spazio, anch'esso abbandonato da tempo e dimenticato. Si tratta dell'ex mattatoio sito in Via San Nicola, quella stessa struttura che suscitò indignazione per essere stata una vera e propria discarica a cielo aperto. È importante essere in tanti a collaborare per la sistemazione dello spazio, quindi invitiamo tutt* coloro che hanno voglia a portare solidarietà ed aiutare nei lavori. OCCUPIAMO ANCORA UNA VOLTA, IN CONTINUITÀ CON QUELLO CHE ABBIAMO SEMPRE FATTO CONTRO AUTORITA' E REPRESSIONE. PER L'AUTOGESTIONE E PER LA LOTTA.

domenica 26 luglio 2015


E' appena uscito il numero 0 de "La Peste", un aperiodico di critica sociale attento a quello che avviene a Genova e dintorni, ma non solo.

Per il momento, a parte la copertina e l'editoriale, non verrà interamente pubblicato su internet, poi si vedrà. Per cui chi è interessato può richiederne una o più copie scrivendo a: jeantarrou666@gmail.com (2 euro a copia. 1 euro a copia oltre le 5 copie + spese di spedizione)

EDITORIALE

Questo aperiodico nasce puramente come l’esigenza non rimandabile di non tacere e restare immobile rispetto a quello che ci accade e che accade intorno a noi. Trae indissolubilmente spunto dall’esistenza nella sua totalità. Con la consapevolezza immutabile che le parole sono molte preziose, uno strumento importante nell’avvicinare le persone alla realizzazione di quel desiderio imprescindibile di esprimersi, di rivelare se stessi agli altri, ma che devono vivere dell’esperienza reale, diretta, non mediata, che se il loro suono non si accorda con essa non valgono nulla. Le parole e i modi in cui si intrecciano sono innumerevoli, ma restano un codice. L’esperienze che compongono e danno forma e sostanza alle nostre esistenze sono infinite e uniche. Saper utilizzare il linguaggio, non significa saper vivere la propria vita a testa alta, senza rimorsi. Viceversa la capacità di creare un vissuto degno e di realizzare esperienza significative, non ha per forza bisogno di una relativa prosa all’altezza, spesso non ha nemmeno bisogno di una singola parola. D’altronde una buona proprietà di linguaggio, una volta acquisita, basta tenerla allenata. La vita, al contrario, non ha obbligatoriamente un’andatura progressiva; spesso è un continuo ricominciare, un costante rimettersi in discussione. La vita è fatta di scelte difficili, ridiscutibili o irreversibili. Per fortuna la decisione, più o meno conscia, di non scegliere non rientra tra quelle irreversibili. Si può prendere possesso di se stessi, in qualunque momento, in qualsiasi luogo, in qualunque condizione di salute, in uno stato di benessere o di povertà, con un percorso articolato o all’improvviso. Chi ha deciso di iniziare questo progetto fatto di parole, testimonianze e qualche immagine è certo di aver fatto quantomeno una scelta: non essere indifferente, combattere per non esserlo mai, scuotere laddove l’indifferenza dilaga, attaccare chi vuole relegare per sempre l’umanità in questo stato di ignavia, alienazione, delega, passività e sottomissione. Ciascuna esistenza appartiene al corpo, al cuore e alla mente che la conducono, decidendo autonomamente nella propria interezza. Nessuna istituzione, burocrazia, professore, datore di lavoro, genitore, famiglia, macchina, computer ecc. può decidere qualcosa al posto dell’individuo, nemmeno la più apparentemente irrilevante delle questioni. Questo aperiodico uscirà quando gli pare; inizia come volontà di un singolo individuo, ma non esclude un suo allargamento; è rivolto a nessuno come a tutti e tutte allo stesso tempo; non necessita di recintare gli interlocutori dentro categorie prestabilite, considerando le parole in rivolta una narrazione del possibile alla portata di ogni spirito che aneli alla libertà e non una mediazione tra “addetti a lavori” e spettatori; parlerà senza schemi prestabiliti di ciò che ritiene più opportuno: attualità, storia, cose che non sono mai esistite; sosterrà a spada tratta chi lotta per la libertà e attaccherà senza compassione chi esercita un qualsiasi potere per negarla; non avrà rubriche ad argomento (es. politica, cultura, cronaca, letteratura ecc.) perché l’esistenza è unica e indivisibile e tutti i suoi aspetti concorrono fra di loro senza poter essere compartimentati come vorrebbe lo stile di vita capitalista. La Peste vuole essere un altro strumento per rompere la noia e la rassegnazione creando un terreno di confronto che possa anche giungere a piccole forme di autoorganizzazione, senza che il desiderio o la necessità di organizzarsi (in tanti o in pochi) diventi un vincolo alla spontaneità e creatività dell’agire. Pertanto critiche, anche aspre, e suggerimenti, anche apparentemente futili, non sono solo accettati, ma anzi caldeggiati. La Peste vuole essere l’ennesimo presidio di solidarietà a chi sceglie, nelle maniere che ritiene più efficaci e congeniali a se stesso o se stessa, di rivoltarsi contro l’autorità, contro il mondo della merce e del denaro, contro i responsabili della distruzione e della schiavizzazione del Pianeta e dei suoi abitanti, contro la tecnologizzazione dei rapporti sociali ed interpersonali, contro la società che fa del carcere il suo pilastro ed è essa stessa una prigione a cielo aperto. La Peste vuole essere un altro sprone verso chi nutre un sentimento di riscatto e ribellione, ma ancora non riesce a praticarlo o trovarne la propria forma.
GENOVA, LUGLIO 2015
(SARONNO) TESTO DEL VOLANTINO DISTRIBUITO DURANTE IL CORTEO SUCCESSIVO
ALLO SGOMBERO DELLA NUOVA OCCUPAZIONE "TELOS"


LO SGOMBERO NON CI FERMERA'


(24 Luglio) - Questa mattina alle 6.00 Polizia e Carabinieri hanno sgomberato il TELOS di Via Gorizia, spazio che dal 10 Luglio era diventato la casa di alcuni giovani alla ricerca di una soluzione abitativa, oltre che un luogo dove organizzare iniziative pubbliche. Una ventina di agenti della Digos è salita sul tetto dello spazio cercando di trascinare fuori dall'edificio i ragazzi e le ragazze che cercavano di resistere allo sgombero.  Tra spintoni – che hanno anche causato situazioni di pericolo – schiaffi e minacce, grazie anche al complice intervento dei Pompieri, la Polizia è riuscita letteralmente a trascinare uno alla volta gli occupanti giù dal tetto.  Tutti e sette i ragazzi sono stati rilasciati in seguito, dopo essere stati denunciati a piede libero per il reato di occupazione e danneggiamento. A cinque di loro è stato anche notificato un Foglio di Via dalla città di Saronno, della durata di 3 anni ognuno. Il reato di occupazione consiste, ad avviso di Polizia e politicanti, nell'organizzare iniziative autogestite e a libera fruizione all'interno di spazi da anni (e chissà per quanti anni ancora dopo la “restituizione ai legittimi proprietari”) abbandonati, lasciati a marcire dai palazzinari di turno, e svenduti dall'amministrazione pubblica.  Il reato di danneggiamento consiste invece nel pulire, sistemare, mettere in sicurezza, rendere agibile e fruibile uno stabile vuoto e inutilizzabile, che, una volta avvenuto lo sgombero, verrà demolito (come avvenuto in Via Bainsizza) murato (come per le case popolari del Matteotti) o reso in ogni maniera inagibile (ad esempio tramite la distruzione completa del tetto, come avvenuto in questo caso o in via Concordia). Nei pochi giorni di occupazione siamo comunque riusciti a vivere momenti intensi di aggregazione e socialità. Centinaia di persone hanno attraversato uno spazio fino a quel momento vuoto, riempiendolo di vita, idee, progetti. Decine di ragazze e ragazzi si sono attivate in prima persona, lavorando e organizzandosi in maniera libera ed orizzontale, per riuscire a costruire uno spazio dove poter creare e condividere momenti di vita realmente alternativi rispetto a quelli a cui ci ha abituati una società basata sul profitto, sullo sfruttamento e sulla convenienza. E' come sempre ovvio che non sarà l'ennesimo sgombero a fermare l'esperienza del TELOS, da anni sviluppata e radicata nella nostra città. Troveremo nuovi spazi e nuovi luoghi dove costruire e sperimentare una alternativa radicale e inassorbibile.

FUORI DAL TELOS SAREMO DAPPERTUTTO.
TELOS

TRENTO, 14 LUGLIO:SGOMBERATA VILLA ASSILLO

L’assillo è ovunque



Martedì 14 Luglio, verso le 8,30, un ingente spiegamento di forze dell’ordine (120 agenti) ha sgomberato Villa Assillo, occupata il 30 Maggio in concomitanza con l’arrivo di Renzi a Trento. Anche questa volta lo sgombero è stato possibile solo grazie alla zelante quanto infame collaborazione dei Vigili del fuoco (corpo permanente), che sono saliti sul tetto dal retro. Questi figuri sono diventati a tutti gli effetti dei servi della Questura. I cinque compagni presenti nella villetta sono stati portati in questura, schedati e denunciati. Fuori si è subito radunato un presidio di solidarietà che è durato fino al loro rilascio.  L’Assillo di Via Manzoni e Villa Assillo di Via Mattioli hanno portato per quasi quattro mesi un pò di aria nuova a Trento. Decine le iniziative svolte, molto intensa la partecipazione. Due occupazioni collegate e insieme diverse. Molti più concerti nella prima, molte più discussioni nella seconda. Spazi in cui vivere diversamente, in cui organizzarsi contro ogni forma di dominio e di gerarchia. Dalle iniziative contro i respingimenti dei profughi a quelle in solidarietà con i detenuti di Spini di Gardolo in lotta, sono stati mesi in movimento. E poi il confronto quotidiano sul lavoro salariato, sull’uso contrapposto alla proprietà, sull’amore, sul sessismo, sulla repressione, sulla rivoluzione… Solo chi ha smesso di rassegnarsi può capire perché continuare testardamente a lottare, a occupare, a resistere. Proprio domani sera era prevista un’assemblea con i lavoratori dell’Orvea di S. Pio X sulla lotta che stanno intraprendendo contro il peggioramento delle loro condizioni. Intrecci, incontri, solidarietà: proprio ciò che temono i padroni della città, che ci vorrebbero isolati e impauriti. Mentre un operaio muore sul lavoro a Rovereto e l’Itea aumenta i controlli sugli assegnatari, il problema contro cui scagliarsi è che degli spazi abbandonati tornino a vivere. Come mandante politico dello sgombero si è segnalato ancora una volta il PD (Potere e Denaro), con il sindaco Andreatta che ha pubblicamente sollecitato il questore ad intervenire contro gli occupanti il prima possibile. Possiamo solo dire che l’odio da parte nostra è generosamente ricambiato, e non certo per gli sgomberi soltanto. Tutti gli sfruttati hanno un conto aperto contro questo comitato d’affari dei banchieri e degli industriali, dei dirigenti e dei palazzinari.  Abbiamo il fiato lungo. Esiste un assillo che, quando ti punge, ti cambia la vita. È solo l’inizio. 

Le e gli assillanti

venerdì 19 giugno 2015





PRESIDIO SOLIDALE CON I DETENUTI IN LOTTA NEL 
CARCERE DI SPINI DI GARDOLO (TRENTO)

Nei giorni scorsi i detenuti del carcere di Spini hanno dato vita ad una forte protesta (battiture, lenzuola incendiate, bombolette del gas fatte esplodere nei corridoi) contro le restrizioni imposte dal nuovo direttore, Valerio Pappalardo. Limitazioni alle telefonate e ai colloqui, divieto di usare il campo da calcio sono le cause immediate della protesta, ma sullo sfondo c'è sempre il ruolo dei magistrati di sorveglianza (Arnaldo Rubichi in particolare) che negano sistematicamente l'applicazione delle misure alternative al carcere. Alla protesta l'amministrazione penitenziaria ha reagito con pestaggi e isolamento, facendo intervenire i Gruppi Operativi Mobili (tristemente noti per le torture inflitte nella caserma genovese di  Bolzaneto, contro i manifestanti anti - G8, e per i numerosi pestaggi in tante altre carceri). Parecchi prigionieri si trovano in infermeria, ancora una volta il direttore sanitario (Ramponi, responsabile anche del Pronto Soccorso dell'ospedale Santa Chiara) copre l'operato delle guardie.

Per rompere l'isolamento.
Per esprimere la nostra solidarietà ai detenuti in lotta.


SABATO 20 GIUGNO, DALLE 15.00

Alcuni nemici del carcere

mercoledì 17 giugno 2015


ACILIA (ROMA):CAMPEGGIO ANTI-SGOMBERO ALLE CASE VECCHIE

Ad inizio autunno abbiamo occupato una vecchia fattoria abbandonata a Dragoncello, nella periferia sud di Roma. I casali e le stalle sono disastrate e diverse zone del terreno circostante sono state utilizzate come discarica per anni. Nonostante la mole di lavoro che ci aspetta, siamo mosse-i dalla voglia di sperimentarci in pratiche di autocostruzione e autoproduzione, in una dimensione collettiva libera da compromessi con le istituzioni. Abbiamo cominciato a ripulire il canneto ed il frutteto, a sistemare uno dei casali e ad occuparci della terra. Partendo da una riflessione sul nostro quotidiano, vogliamo mettere in discussione l'abitudine alla delega dei nostri bisogni e desideri, la costrizione al lavoro e le relazioni gerarchiche e sessiste che spesso riproponiamo anche fra di noi.  Crediamo nell'azione diretta e nell'iniziativa delle singole persone che crescono insieme nello scambio e nell'apprendimento di conoscenze, che lottano per il superamento dei ruoli di genere e di una cultura del dominio, patriarcale e antropocentrica, generando percorsi di autogestione e autonomia. Il 27 Maggio alle 7.30 ci hanno sgomberato con un dispiegamento di 40 agenti tra cui digos, carabinieri e antisommossa. Hanno messo sotto sequestro l'intera zona, impedendo anche l'accesso pedonale alla riserva, mettendo reti e filo spinato. Hanno murato il casale con i nostri effetti personali e gli attrezzi da lavoro dentro. Dopo una lunga giornata passata tra i commissariati di Acilia e Roma, quattro di noi ne sono uscite-i con una denuncia di occupazione. Il giorno dopo lo sgombero, più contente-i di prima, ci siamo risvegliate-i a casa, nel senso che abbiamo ri-occupato le CASE VECCHIE! Per il solstizio d'estate organizziamo due giorni di iniziative che aprono l'inizio di un CAMPEGGIO AUTOGESTITO e ANTI-SGOMBERO che durerà a oltranza... Ri-occupando le Case Vecchie vogliamo riprendere i laboratori e i discorsi che abbiamo iniziato e che cominciano a dare i loro frutti...  Ci interessa anche pensare a nuovi laboratori o iniziative a partire dalle idee che ci verranno insieme. Il 21 Giugno alle 10 inizierà il campeggio con il treeclambing (arrampicata sugli alberi). Chi ha le attrezzature per fare scalata, può portarle. In serata  stornellata attorno al fuoco. Il 22 Giugno dalle 10 lavoriamo nell'orto e autoproduciamo il Bokashi, un tipo di concime naturale. Durante il campeggio abbiamo immaginato diversi momenti di confronto e scambio, dagli esperimenti di agricoltura “rigenerativa” nell'orto, alla battitura del ferro con la forgia, alle iniziative di dibattito sulla lotta armata delle donne in Kurdistan, alla presentazione di un opuscolo sul sessismo tra persone antiautoritarie. Ad oltranza fino a settembre ci sarà un laboratorio artistico per costruire gli oggetti scenici di uno spettacolo teatrale si metterà in scena qui e che sarà benefit per le prigioniere.  Per colazioni, pranzi e cene facciamo bellavita! Ognuna porti quello che vorrebbe trovare!   

SUL CORTEO ANTIMILITARISTA DELL'11 GIUGNO ALL'AEROPORTO MILITARE DI DECIMOMANNU (SARDEGNA)


L'irruzione all'interno del cosiddetto "limite invalicabile" fa parte della storia del movimento sardo per la liberazione dalla servitù militare, sin dall'occupazione delle terre di Pratobello, Orgosolo 1969. L'invasione del poligono di Capo Frasca, il 13 Settembre scorso, ha rappresentato un momento importante di rilancio per questa pratica, una ripresa che ha contribuito a ottenere importanti risultati, come la riduzione delle giornate di bombardamento e l'annullamento o lo spostamento di tre imponenti esercitazioni militari internazionali. Questi recenti successi devono aver provocato non pochi pensieri e preoccupazioni alle autorità politiche e militari, e questo probabilmente spiega l'atteggiamento duro e provocatorio che la polizia ha tenuto nella giornata dell'11 Giugno. Infatti il corteo è stato caricato appena pochi minuti dopo il suo arrivo alle reti dell'aeroporto. Di fronte alle aggressioni, alle provocazioni poliziesche, alle ripetute cariche e ai lanci di pietre da parte dei militari, i manifestanti hanno dato prova di grande dignità e determinazione resistendo a lungo, mantenendo la pressione lungo il perimetro della base e rifluendo tutti insieme. A questa bella giornata di lotta, cui hanno partecipato gruppi e individui da tutta l'isola e dal resto d'Italia, sono seguite dichiarazioni minacciose delle autorità di polizia, che parlano di "massacro" per poco evitato, arresti imminenti e vaneggiano di "infiltrati black bloc" spuntati nel bel mezzo delle campagne decimesi. Questo patetico tentativo di criminalizzazione non può fermare la volontà di liberazione che anima il nostro movimento né cambiare le nostre strategie perché chi vive di guerra non va lasciato in pace. Stiano sicuri questi signori che faremo di tutto affinché "non sussistano le condizioni per operare con serenità", preoccupatevi.


RETE NO BASI
Né qui né altrove

venerdì 15 maggio 2015


Qualche giorno fa, al circolo anarchico "La Nave dei Folli" di Rovereto, abbiamo trovato dentro una presa della luce una piccola microspia. Loro continuano a controllarci e noi continuiamo a stare allerta.

Anarchici ed anarchiche di Rovereto

venerdì 24 aprile 2015

(Manifesto attacchinato a Firenze sulla militarizzazione e l'immigrazione)

Ogni pretesto è buono...

Mentre nei mari a sud della Sicilia il rovesciamento di un' imbarcazione di immigrati provoca tra i 700 e 900 morti, la più grande tragedia degli ultimi anni (a detta dei media), nei giornali e sul web si scatena ovviamente il rigurgito dei politici e del papa in una sequela di opinioni, speculando sulla morte degli ennesimi clandestini in cerca di una vita migliore. Si parla di nuovi modi e strategie da pianificare per impedire questo scempio. Chi parla di intesa fra parti politiche europee, dialogo e accordi con i paesi da cui partono le imbarcazioni per impedire che queste salpino. Un politologo americano, Edward Luttwar, suggerisce addirittura di mandare droni sulle coste libiche per distruggere i barconi che servono ai trafficanti di esseri umani. Basta buonismo, bombardate gli scafisti! Mentre da noi, in un paesino del nord Italia, un sindaco leghista si vanta di dormire abbracciato al suo fucile pronto a sparare contro i criminali stranieri, invogliando così i suoi fedeli elettori a prendere esempio da lui, e in un altro comune in provincia di Padova un altro sindaco, stavolta Pd, si oppone fermamente all'apertura di un centro d'accoglienza per profughi, raccogliendo consensi e complimenti tra le file leghiste.


Un continuo chiacchiericcio che da un lato svela l'ipocrisia di alcune fazioni sinistre e che dall'altro dà libero sfogo ai commenti xenofobi dei fascisti di ogni sorta. Così, mentre attendiamo il Santo giorno della liberazione d'Italia dal fascismo di Mussolini, se ne continua a praticare uno più “velato”, mai scomparso ma solo trasformatosi nei termini e decisamente mai cambiato nei modi. Partendo dall'emergenza delle stragi nei mari del nostro paese e della clandestinità fino ad arrivare al pericolo terroristico, i governanti giustificano l'intensificarsi delle operazioni di “sicurezza” nelle strade e nei punti sensibili delle città.


A Firenze, sulla scia delle maggiori città italiane, recentemente sono state implementate le figure in divisa ed è stato dato il via libera ai militari che ora, mitra alla mano, possono fare le ronde nelle vie del centro. Sempre a Firenze, per indottrinare meglio i ragazzini in età scolastica, lo Stato Maggiore della difesa promuove la “Cultura della Difesa”, all'interno del Festival del bambino, che prevede la partecipazione di esercito, marina, aeronautica e carabinieri. Attirando i bambini con giochini elettronici li hanno fatti diventare cartografi, hanno mostrato all'opera un'unità cinofila, hanno fatto loro sperimentare strumenti del mestiere e simulare l'atterraggio di un elicottero su un portale virtuale. Cercano così di abituarli fin da piccoli a riconoscere gli uomini e le donne in divisa senza averne paura ma anzi a provarne ammirazione e ad imparare che la guerra, pur brutta che sia, è indispensabile per portare la pace e proteggere gli indifesi che la subiscono.


Così diventano sempre più soggette a controllo pure le più piccole dimostrazioni di vitalità, come ad esempio una semplice partitella a pallone in quartiere; in alcuni comuni è stato vietato ai più grandi di 11 anni di poterci giocare, perché con la loro forza o tono di voce troppo alto, disturbano il quieto vivere dei commercianti e dei morti viventi. Una serata passata all'aria aperta con un bicchiere in mano diventa indecenza e una scritta sul muro diventa vandalismo. Insomma tutta una serie di atti che esprimono semplicemente voglia di vivere, di mischiarsi e scambiarsi opinioni o più semplicemente di divertirsi si trasformano nel capro espiatorio su cui concentrare attenzioni e distoglierle dalle vere crudeltà, giustificando la presenza dei militari nel nostro quotidiano come protezione necessaria contro la microcriminalità e il terrorismo internazionale. Ancora una volta le brutture dei potenti vengono camuffate coi falsi problemi e ancora una volta ne subiamo la repressione senza rispondere. Cos'altro dobbiamo aspettarci ancora per poter dire che il fascismo non è mai morto? Nemmeno i carri armati in strada faranno scandalo in nome dell'antiterrorismo? Ogni mezzo è necessario e giustificato dal fatto che un qualsivoglia immigrato può appartenere o simpatizzare con l'ISIS? Non diamo più ascolto alla retorica ipocrita di chi da un lato si scandalizza per la tragedia umanitaria in corso invocando più finanziamenti UE da potersi intascare e dall'altro costringe migliaia di immigrati e di richiedenti asilo a marcire nei democratici lager di Stato.

Non fidiamoci di chi chiama “accoglienza” la reclusione coatta e le deportazioni, “operazione umanitaria” la guerra coloniale che provoca l'emigrazione dei disperati che trovano la morte per colpa della nostra economia e della nostra indifferenza. Riprendiamoci le nostre vite, le nostre coscienze valutando chi è davvero il nostro nemico. Basta con la guerra fra poveri, riconosciamo nuovamente l'oppressore arricchito dalle nostre fatiche. I nostri veri nemici non sono gli uomini provenienti da altri paesi, ma chi ne sfrutta i territori per il proprio tornaconto, e l'esercito, schierato all'estero come nei possibili focolai conflittuali interni, è un tassello indispensabile a far sì che tutto ciò sia possibile.

Non lasciamo che i militari pattuglino indisturbati le strade e i quartieri, ricordiamogli costantemente di aver scelto di essere degli assassini, opponiamoci alla loro presenza prima di ritrovarci a convivere con un'occupazione militare senza essercene nemmeno resi conto.

martedì 14 aprile 2015

Non fregherà niente a nessuno, e questo è uno sfogo che potrei anche tranquillamente evitare, ma mi hanno chiuso il canale di youtube, e vorrei quindi comunque “denunciare” la cosa nel dettaglio, oltre che condividere questo momento cosi' piacevole con tutti i due, uno utenti che (forse) seguono assiduamente questo blog. Apro quindi una parentesi (       ):cosa è yt? Un portale con il quale fondamentalmente è stata data la possibilità alla persona media di ostentare "se stessa" ritagliandosi uno spazio per cercare i suoi “dieci minuti di gloria” assaporando una certa visibilità mediatica "come" i loro eroi/punti di riferimento "Very important person" del cazzo. Per il resto, la quasi totalità delle “attività” in esso contenute sono un ammasso indefinibile di superficialità e puttanate a iosa, dal rock (mercificato) di merda, ai film, e tutto il resto. Da parte mia avevo invece cercato di approfittare di questo spazio per creare un canale di contro-informazione serio:dai documentari antipsichiatrici, antivivisezionisti e antimilitaristi (“Breach of peace”), alla “musica” (portando ad esempio in rete - dove in tal senso mancava - l'attività del collettivo Crass con circa 80 pezzi con relativi testi tradotti e alcuni comunicati; stessa cosa per quanto riguarda i Cress, i Poison girls, etc.), ad altro. Ed è su questo “altro”, che si sofferma la mia attenzione.Avevo infatti in questi giorni pubblicato dei “comunicati” dentro “video” su sfondo nero della durata massima di poco più che un minuto:astensionismo (http://morirecontro.blogspot.it/2013/02/non-delegare-non-votare-urla-la-tua.html), carcere (http://morirecontro.blogspot.it/2012/04/perche-il-carcere-diciamo-cose-semplici.html), etc; piu un rimando ad un articolo sul Ritalin (http://morirecontro.blogspot.it/2012/02/no-al-ritalin-ll-criterio-di.html#comment-form). E guarda caso (come peraltro già immaginavo) viene cancellato il canale, poiché questa è appunto l' “ipotesi” più plausibile.L'altra è quella che qualcuno (al quale magari sto sul cazzo o più presumibilmente stava sul cazzo il canale) abbia fatto una segnalazione di qualche tipo su un video, e visto che all'incirca 2 anni fa ebbi un avviso per una segnalazione riguardante il copyright (avevo pubblicato un video live degli Aus rotten già pubblicato prima da una sorta di “internet-tv”, la quale oltretutto non aveva la dicitura del copyright stesso, quindi ne ero doppiamente - visti gli Aus rotten - all'oscuro), in tal caso può darsi che alla seconda segnalazione mi abbiano chiuso, se non fosse che da ciò che ricordo avrebbero dovuto chiudere alla terza, ma soprattutto non avevo video che violassero il copyright (ne avrei potuto violarlo in futuro, visto ciò che pubblicavo, appunto), cosi' come ovviamente mai ho fatto spam (mai commentato o “linkato” niente altrove). Quindi, mi hanno al 98,6% bannato per i motivi iniziali di cui sopra. Di certo non mi aspettavo chissà che, certo, e come detto ne avevo sentore; e finché uno pubblica cose come "bella ciao" e stronzate rosse in genere, piuttosto che le canzoni libertarie, etc., allora ok. Quando invece il “gioco” diventa molto più serio e tocca in un certo modo tematiche come appunto l'astensionismo...Tac. E quindi, con un “click” hanno spazzato via 3 anni di lavoro (tradotto:776 video, se non sbaglio, spariti da un momento all'altro, con automaticamente anche alcuni post qui contenuti che cosi' sono andati prevalentemente in malora) quasi quotidiano davanti a questo “aggeggio” (occhi impallati, sudorazione ascellare estrema, pendenza al 15%, gruppetto in fuga), che però sicuramente sono serviti a qualcosa, questo è il punto; questo è ciò che tengo (ed è contato) di questa esperienza. Perché solo per fare un esempio, oltre 50 mila visualizzazioni (e tutte le condivisioni) solo per ciascuno di due video sul massacro degli animali per l'industria della carne (in una playlist che ne conteneva quasi 30), e in generale almeno un paio di commenti di persone che sottolineavano il fatto che grazie ad essi hanno riflettuto e sono diventate vegetariane, vale tutto questo sbattimento (personalmente, inoltre, non mi diverto praticamente mai a fare contro-informazione:è solo un dovere in una società terrificante; i piaceri sono e dovrebbero essere ben altri). Quindi, spero che questo mio articolo possa servire da monito a chi vuole intraprendere un percorso simile al mio nel portale al riguardo, ovvero in modo tale da sapere come si può andare incontro a situazioni del genere. Per il resto, che altro aggiungere? Che sicuramente non sanno che Superbacchia è vivo e in ottima salute...A.

sabato 11 aprile 2015

Lunedì 13 Aprile (dalle 16.00 alle 18.30), presidio controinformativo e di protesta
davanti al Museo della Scienza e della Tecnologia (Via S. Vittore 21, Milano)
per contrastare la loro idea di (nano)mondo

Il 13 Aprile 2015 si terrà l’evento: “Esplora il nano mondo: dialoghi sulle nanotecnologie“, presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci. Esperti e ricercatori vogliono creare un dialogo con cittadini e studenti per avvicinarli al "meraviglioso" mondo delle nanotecnologie, così come in passato hanno usato tecniche simili per cercare di convincerci della bontà del nucleare, delle biotecnologie e di altre nocività. Un'operazione di propaganda mirata che cercherà, sotto forma di gioco, di mostrare gli apparenti vantaggi di alcune delle applicazioni delle nanotecnologie, ma di certo non ci mostrerà l'ideologia di dominio che sottende il mondo bio/nanotecnologico: meccanizzazione degli organismi viventi e della natura, contaminazione irreversibile, imprevedibilità delle conseguenze, uso delle nanotecnologie per fini militari e di controllo sociale, imposizione dall'alto di un mondo sempre più artificializzato e sottomesso alle logiche di mercato. La dittatura tecnoscientifica sul pianeta ha già prodotto abbastanza disastri, non ci stiamo ad essere cavie delle loro manipolazioni create in laboratorio e poi diffuse in maniera autoritaria nel mondo, visto dagli scienziati come un laboratorio a cielo aperto... Le nanoparticelle sono già ampiamente diffuse in molti prodotti di uso comune, disseminate nel cibo, nell'aria, nell'acqua e nei terreni, droni e microchip controllano ogni nostro movimento restringendo sempre più il campo della nostra libertà personale. Ora vogliono convincerci che si tratti soltanto di un gioco da osservare con curiosità sotto la lente di un microscopio, ma le conseguenze di tutto ciò le subiremo e le stiamo già subendo noi, gli animali e il pianeta su cui viviamo.

lunedì 30 marzo 2015

Il 20 Marzo, durante un concerto in un locale di Vignanello, nel viterbese, è scoppiata una rissa tra antifascisti e militanti di Casapound. Nel corso dello scontro, avvenuto all'esterno del circolo, i fascisti hanno tirato fuori (e usato, ferendo) i coltelli. I carabinieri ("probabilmente" sopraggiunti a tutela dei loro camerati), hanno denunciato tutti i partecipanti alla rissa.

venerdì 27 marzo 2015

SABATO 28 MARZO, REGGIO EMILIA (PIAZZA GIOBERTI, ORE 14:30):CORTEO NAZIONALE CONTRO O.P.G. E TUTTI I MANICOMI.
CHIUDIAMO TUTTI I MANICOMI! LIBERIAMOCI DALLA PSICHIATRIA!

NO O.P.G., NO REMS, NO PSICHIATRIA! Esistono muri, a volte invisibili, che dividono la normalità dalla "follia". Sono costruiti dal potere e rafforzati dal deserto che si trova al loro esterno. La presunta, prorogata ormai da 4 anni, chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) lascerà spazio all'istituzione delle Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS). Cambia il nome, gli internati sono deportati, gli appalti assegnati e lo slancio riformista soddisfatto. Ma le nuove strutture conservano la medesima attitudine repressiva e il concetto stesso di manicomialità, perpetuandone lo stigma. Lungi dal rappresentare un indebolimento della detenzione senza fine e della psichiatria, ne sono la continuazione aggiornata, calibrata su modelli detentivi improntati a esternalizzazione e privatizzazione, come avvenuto per i C.I.E. (Centri di Identificazine ed Espulzione). Da questa prospettiva, si intravede un sistema detentivo sempre più articolato in cui i concetti arbitrari di "malattia mentale" e "pericolosità sociale" acquistano maggior rilievo, avallati da perizie mediche incontrastabili. È importante e urgente riconoscere il ruolo centrale che ricopre la psichiatria nella nostra società, come uno dei mezzi più violenti, invisibili, versatili e repressivi in mano al potere. A Reggio Emilia sono concentrati i principali organi repressivi e di detenzione quali: Tribunale di Sorveglianza, Carcere, Opg, le Strutture ad Alta Sorveglianza Psichiatrica e sono già in costruzione le future Rems. Le mura possono essere di cemento o chimiche, possono essere utilizzate per punire o per prevenire. Non esistono compromessi: i corpi e le menti non si rinchiudono. Distruggiamo i manicomi, liberiamoci dalla psichiatria: perché i nostri pensieri siano sempre più pericolosi per chi li vorrebbe incatenati.

RETE ANTIPSICHIATRICA
Per info: violazione@autistici.org

lunedì 2 febbraio 2015

E' NATO "L'URLO DELLA TERRA"
NUOVO GIORNALE ECOLOGISTA RADICALE

In questo numero:
- L’ecologismo radicale e il selvatico    
- Le conseguenze sociali e politiche dell’esposizione e dell’uso dei social network    
- Memorie dal futuro: la singolarità tecnologica che viene    
- Hambach la foresta che resiste: intervista        
- Un’altra campagna è possibile…     
- Attacco alla Bayer    
- Repressione di Stato: autorepressione di Nicole Vosper

Editoriale:

In tempi di social network, di relazioni frettolose e più in generale dove il senso delle cose sfuma in una moltitudine quantitativa, rilanciare con un giornale cartaceo può sembrare perlomeno fuori luogo o fuori tempo, secondo quale è lo spazio da dove facciamo partire il nostro sguardo. Questo strumento non ha alcuna pretesa di essere la soluzione di una qualche mancanza, definita o indefinita, di un preteso movimento o contesto. Sicuramente non ci interessa riempire quel calderone dell’informazione alternativa, che per sua stessa costituzione non può mai riempirsi per lo sconcerto dei suoi maggiori promotori. Intendiamoci, la controinformazione ha la sua importanza, ma pensiamo che questa non deve rimanere mera informazione e deve essere capita nei contesti dove va ad operare per poter essere successivamente agita nel vivo delle lotte. La consapevolezza critica non è da confondere con l’accumulo di informazioni. Nel pieno dell’informazione mai ci si è ritrovati così poco informati e spaesati come di questi tempi, dove la vecchia cassetta degli attrezzi non contiene strumenti utili e precisi, ma un calderone di attrezzi per tutti gli usi, anche quelli che non conosciamo. Dobbiamo ancora capire qual’è la relazione possibile tra ogni singolo strumento e quel determinato problema che ci troviamo ad affrontare.

Per affrontare i problemi che di fronte a noi non vanno certo a diminuire, ma semmai si moltiplicano e convergono tra loro lasciandoci sempre indietro, di strumenti ne servono, non se ne può fare a meno se si vuole mettere insieme una progettualità, seppur limitata e circoscritta al momento. I tempi corrono con tutte le possibili esperienze che si possono fare e incontrare: tutti questi momenti e situazioni sono li a dimostrarlo, dotarsi di un progetto, che non è da confondere con le strategie, si rende fondamentale se si vuole essere per questo sistema qualcosa di più di un semplice fastidio occasionale. L’urlo della Terra si fa sempre più lacerante, tanto che ormai sembra diventata l’abitudine. Questo urlo però non parla soltanto di un pianeta che muore sempre di più sotto i colpi della civilizzazione, che si degrada e si impoverisce anche di senso insieme ai suoi abitanti animali e non. C’è anche una Terra che si ribella, che lotta e resiste nonostante tutta questa situazione. Di fatto quello che fa la differenza, che è immediatamente comprensibile senza tanti sofismi, è il non essere complici di quella distruzione e degradazione del vivente che è stata portata avanti fino adesso e di quella che verrà, che è decisamente più tenace e soprattutto irreversibile nelle sue conseguenze ultime.    

La non collaborazione con questo sistema di morte non è abbastanza: la disobbedienza è di fatto tollerata perché recuperata o recuperabile, al contrario invece della conflittualità permanente, quella insuscettibile di ravvedimento che non trova soluzione ai problemi sedendosi allo stesso tavolo con chi sfrutta e bombarda nella nuova veste democratica. Il nuovo tecno-totalitarismo non è solo quello dell’imposizione, ma soprattutto quello della partecipazione, della coesistenza: si è chiamati tutti e tutte a collaborare su base volontaria al proprio sfruttamento, perché un’altra possibilità non esiste. Di fatto l’alternativa è già inclusa nell’unico pacchetto che può contenere una centrale atomica insieme ad una centrale eolica che si fanno un’ottima compagnia in un bel prato verde. La de-responsabilizzazione si è diffusa largamente in ogni parte interessata, fino ad insinuarsi anche nelle nostre teste: la crisi ecologica e sociale non è causa nostra e neanche del sistema. Da una parte c’è chi con la crisi ne ha fatto il nuovo business, dall’altra c’è chi subisce tutte le conseguenze di un sistema al collasso che fa pagare a vite ed ecosistemi il proprio sfacelo. Niente si salva dalla megamacchina che tutto trita sotto il proprio sostentamento. Come quegli animali resi meri corpi che il dominio ha destinato a un’infinita catena di riproduzione e morte.    

Affronteremo delle questioni che ci stanno particolarmente a cuore e che consideriamo della massima importanza come gli sviluppi, le diramazioni e convergenze delle tecno-scienze, la crisi ecologica e con essa la degradazione del vivente. Tratteremo le questioni da vari aspetti e vari sguardi per permettere di costruire un pensiero ed una critica radicale che possa essere una traccia per capire quello che sta avvenendo e soprattutto che non avviene nelle lotte. Non pubblicheremo di tutto, cosa per altro poi abbastanza improbabile considerando l’esistenza di siti internet e bollettini che già svolgono l’importante lavoro della controinformazione. Punteremo su singoli aspetti:  uno scritto, un’azione che a nostro avviso possa essere utile per capire, per portare dei dubbi e degli interrogativi. Saranno infatti dubbi e interrogativi la nostra prerogativa e non le solite risposte facili e buone solo per fare degli slogan. L’Urlo della Terra vuole essere una voce di quella resistenza che dura da generazioni e che unisce in un unico filo un Penan del Borneo a chi difende le ultime foreste in Europa, una contadina indiana che protegge la biodiversità dai semi terminator ad un falciatore di campi O.G.M. di una moderna stazione sperimentale in Inghilterra…

Per contatti e richieste: urlodellaterra@inventati.org (3 euro a copia più spese di spedizione 1,30 euro; per i distributori minimo 5 copie: 2 euro a copia più spese di spedizione 1,30 euro; spese di spedizione per l’estero: 5,50 euro). CONTO CORRENTE - Codice IBAN: IT11A0760111100001022596116. Per L’estero: Codice BIC BPPIITRRXXX Intestato a Marta Cattaneo (specificare la causale L’urlo della Terra)

domenica 1 febbraio 2015

GENOVA:COMUNICATO SULLO SGOMBERO DI VICO DEL DUCA

Oggi 10 Gennaio le merde della DIGOS di Genova, due grigi burocrati di A.R.T.E. (Azienda Regionale Territoriale per l'Edilizia) e quattro vili operai presentandosi alle 7 del mattino hanno sgomberato il palazzo occupato di Vico del Duca nel pieno centro storico di Genova. Lo stabile era stato ristrutturato completamente e lasciato a se stesso e senza assegnatari fino a quando nel Dicembre 2012 alcuni compagni, senza mediazione di sorta, lo hanno occupato a scopo abitativo. Ovviamente non abbiamo mai nutrito alcun tipo di fiducia nelle istituzioni e quindi neanche al fatto che potessero lasciarci tranquilli dentro le nostre case. Sappiamo che abbiamo a che fare con vili e meschini esseri umani che per uno stipendio buttano la gente fuori dalle proprie case. A parte lo sgombero delle nostre abitazioni, è cosa nota che a Genova e in altre città sono sempre più numerose le abitazioni "abusive", morosi indigenti e nuovi poveri che praticano l'occupazione per necessità o per scelta riprendendosi ciò che gli spetta e in conflitto con burocrati, politicanti e autorità. Non abbiamo slogan da rilanciare, diciamo solo che a Genova ci sono più di 40 mila case sfitte... non ci resta che sceglierne una! Sapete di posare il culo su una bomba sociale, noi speriamo che esploda presto.

Gli abitanti di Vico del Duca 11

giovedì 25 dicembre 2014

MODENA:RINVENUTA MICROSPIA AL LABORATORIO LIBERTARIO LIGERA

Giovedì 18 Dicembre al Laboratorio Libertario Ligera abbiamo rinvenuto una microspia all’interno di un neon sul soffitto, costituita da 3 batterie da 9 volt legate da nastro isolante, con alle due estremità un microfono e un’antenna. Giorno dopo giorno, con l’inasprirsi delle tensioni sociali, spioni affaccendati guidati da PM isterici non esitano a tentare di reprimere quelle esperienze di conflittualità in cui si portano avanti con determinazione percorsi di contrasto e critica radicale a ogni forma di sfruttamento da parte del dominio. Non c’è spazio per il vittimismo, non ricerchiamo compromessi con alcun tipo di sponda istituzionale e autoritaria, non riconosciamo in loro gli interlocutori; di conseguenza non esigiamo un trattamento equo o rispettoso. Siamo consci che il potere punti a eliminare ogni forma di dissenso per preservarsi, mirando a ostacolare rapporti di affinità e solidarietà, criminalizzando chiunque si opponga e aizzandovi contro l’opinione pubblica, ormai totalmente plagiata dalle politiche securitarie. Non ci lasceremo intimidire dalla macchina repressiva e continueremo incorreggibili a stare al fianco di chi quotidianamente ostacola il proseguimento di questo alienante esistente.

Laboratorio Libertario Ligera

martedì 7 ottobre 2014

"Esiste nei vostri codici di legge una violenza legale e una illegale. Noi siamo accusati della seconda, voi vi fate forza della prima ed essa è fondamento della legge a cui vi appellate. La vostra violenza legale è quella che rende possibile lo sfruttamento di milioni di persone, che uccide con le sue guerre “umanitarie”, che butta in strada chi non riesce a pagarsi un affitto, che devasta i territori in cui viviamo, che ingabbia vite umane dentro C.I.E. e galere. Il monopolio legittimo della violenza è ciò che rende possibile che chi detiene il potere possa cercare di costringere un’intera popolazione ad astenersi dal compiere un determinato atto, in questo caso lottare contro un’opera nefasta come il TAV, e parallelamente possa creare le condizioni per continuare ad imporla. Non risuona familiare a lorsignori quest’espressione? Avete accusato di terrorismo quattro nostri compagni, ma nelle giornate del 27 Giugno e 3 Luglio 2011, come nell’azione di sabotaggio del 13 Maggio 2013 eravamo presenti tutti e tutte. Non è in quest’aula di tribunale che troverete le motivazioni che ci spingono a lottare. Noi, per contro, una volta usciti di qua sapremo dove trovarle:lungo quei sentieri di montagna, nelle strade e nei quartieri in cui viviamo. Ora e sempre NO TAV! Ora e sempre resistenza!"
Con queste parole è stata interrotta questa mattina la requisitoria della PM Pedrotta nel cosiddetto processone contro 53 NO TAV accusati di aver partecipato alle giornate del 27 Giugno e del 3 Luglio 2011. L’udienza, sospesa, è riiniziata solo dopo lo sgombero dell’Aula Bunker e terminerà con le richieste di condanne da parte dell’accusa.