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giovedì 9 ottobre 2014








MILANO - DOMENICA 12 OTTOBRE, DALLE 16 IN POI, CONCERTO BENEFIT NO TAV CON:ATTRITO (Trento), SUD DISORDER (Taranto), COSPIRAZIONE (Corvaccio-Brianza), MY OWN VOICE (Milano), WARPATH (Milano)

VIA GOLA (ANGOLO NAVIGLIO)
In caso di pioggia l'iniziativa si terrà alla Latteria Occupata
(Via Watt n. 6)

martedì 7 ottobre 2014

"Esiste nei vostri codici di legge una violenza legale e una illegale. Noi siamo accusati della seconda, voi vi fate forza della prima ed essa è fondamento della legge a cui vi appellate. La vostra violenza legale è quella che rende possibile lo sfruttamento di milioni di persone, che uccide con le sue guerre “umanitarie”, che butta in strada chi non riesce a pagarsi un affitto, che devasta i territori in cui viviamo, che ingabbia vite umane dentro C.I.E. e galere. Il monopolio legittimo della violenza è ciò che rende possibile che chi detiene il potere possa cercare di costringere un’intera popolazione ad astenersi dal compiere un determinato atto, in questo caso lottare contro un’opera nefasta come il TAV, e parallelamente possa creare le condizioni per continuare ad imporla. Non risuona familiare a lorsignori quest’espressione? Avete accusato di terrorismo quattro nostri compagni, ma nelle giornate del 27 Giugno e 3 Luglio 2011, come nell’azione di sabotaggio del 13 Maggio 2013 eravamo presenti tutti e tutte. Non è in quest’aula di tribunale che troverete le motivazioni che ci spingono a lottare. Noi, per contro, una volta usciti di qua sapremo dove trovarle:lungo quei sentieri di montagna, nelle strade e nei quartieri in cui viviamo. Ora e sempre NO TAV! Ora e sempre resistenza!"
Con queste parole è stata interrotta questa mattina la requisitoria della PM Pedrotta nel cosiddetto processone contro 53 NO TAV accusati di aver partecipato alle giornate del 27 Giugno e del 3 Luglio 2011. L’udienza, sospesa, è riiniziata solo dopo lo sgombero dell’Aula Bunker e terminerà con le richieste di condanne da parte dell’accusa.


24 SETTEMBRE:DURANTE L'UDIENZA DEL PROCESSO PER L'ATTACCO CONTRO IL CANTIERE DI CHIOMONTE DEL 13 MAGGIO 2013, CHIARA, CLAUDIO, MATTIA E NICCOLO' HANNO RIVELATO CHE QUELLA NOTTE C'ERANO ANCHE LORO.

MATTIA - "Conoscevo la Maddalena e la Val Clarea prima che ci venisse impiantato il cantiere dell’alta velocità. In quei boschi ho camminato, ho dormito, ho mangiato, ho cantato, ho ballato. In quei luoghi ho vissuto frammenti di vita preziosa insieme ad amici che ora non ci sono più e che porto nel cuore. In quei luoghi sono tornato più volte negli anni. Di giorno, di notte, di mattino, di sera; d’estate, d’inverno, in autunno e in primavera. Ho visto quei luoghi cambiare nel tempo, gli alberi cadere abbattuti a decine per fare spazio a siepi di acciaio spinato. Ho visto il cantiere crescere e un pezzo di bosco sparire, le torri-faro spuntare numerose e l’esercito arrivare a sorvegliare un desolato sterrato lunare con gli stessi mezzi blindati che pattugliano i monti afgani. Così in Val Clarea son tornato una volta ancora in quella ormai celebre notte di maggio. Molto, troppo, è stato detto e scritto su quella notte e non sta a me, né mi interessa, dire come si trascriva quel gesto nella grammatica del codice penale. Quello che posso dire è che quella notte c’ero anch’io. Che non fossi lì con l’intento di perseguire il terrore altrui o anche peggio, lo può capire qualsiasi persona dotata di buonsenso che abbia anche solo una lontana idea di quale sia la natura della lotta NO TAV e quale il quadro di coordinate etiche all’interno del quale questa lotta esprime la sua ventennale resistenza. Che fossi lì per manifestare una volta di più la mia radicale inimicizia verso quel cantiere e, se possibile, sabotarne il funzionamento, ve lo dico io stesso. E se abbiamo deciso di prendere la parola oggi prima che questo processo si addentrasse nella selva delle perizie e delle controperizie vocali è proprio per affermare una semplice verità:quelle voci sono le nostre. Su questo la Procura ha costruito una storia. Una storia in cui i cellulari diventano prove dell’esistenza di una catena di comando, addirittura di una pianificazione paramilitare, ma la verità - come spesso accade - è molto più semplice e meno roboante. Esiste un motto in Val Susa che da anni è entrato nel bagaglio comune della lotta NO TAV e ne orienta nella pratica le azioni di disturbo al cantiere. Questo motto è:"si parte e si torna insieme". A significare che in questa lotta ci si muove insieme. Insieme si parte e insieme si torna. Nessuno va lasciato indietro. A questo servivano i telefoni quella notte, a questo si sono prestate le nostre voci. Parlare invece di capi, di organigrammi, di commando, di strateghi, significa voler proiettare su quell’evento l’ombra di un mondo che non ci appartiene e stravolgere il nostro stesso modo d’essere e di concepire l’agire comune. Per quanto mi riguarda lascio agli entusiasti speculatori ad alta velocità il triste privilegio di non avere scrupolo della vita altrui, e a loro lascio anche il culto della guerra, del comando e del profitto ad ogni costo. Noi ci teniamo stretti i valori della resistenza, della libertà, dell’amicizia e della condivisione e da questi cercheremo di trarre forza ovunque le conseguenze delle nostre scelte ci porteranno." CLAUDIO - "La notte fra il 13 e il 14 Maggio ho preso parte al sabotaggio avvenuto al cantiere della Maddalena a Chiomonte. Ecco svelato l’arcano. Non mi stupisce che gli inquirenti nel tentativo di ricostruire i fatti usino parole come “assalto, attentato terroristico, gruppi paramilitari, armi micidiali”. Chi è solito vivere e difendere una società fortemente gerarchizzata non può comprendere quello che è avvenuto negli ultimi anni in Val di Susa. Per descriverlo attingerà dalla propria cultura intrisa di termini bellici. Non è mia intenzione annoiarvi sui motivi per cui ho deciso di impegnarmi nella lotta contro il TAV o su cosa significhi la difesa di quella valle, voglio solo sottolineare che qualsiasi cosa che abbia a che fare con guerra o eserciti mi fa ribrezzo. Capisco lo sgomento dell’opinione pubblica e dei suoi affabulatori per la ricomparsa di questo illustre sconosciuto, il sabotaggio, dopo che si erano tanto spesi nel seppellirlo sotto quintali di menzogne. Alla lotta contro il treno veloce il merito di aver rispolverato tale pratica, di aver saputo scegliere quando e come impiegarla e di essere riuscita a distinguere il giusto dal legale. Alla lotta contro il treno veloce la grossa responsabilità di mantenere fede alle speranze che molti sfruttati ripongono in lei e di far assaporare ancora il gusto sapido del riscatto. Mi permetto di rispedire alcune accuse al mittente. Siamo accusati di avere agito per colpire delle persone o quantomeno incuranti della loro presenza, come se provassimo profondo disprezzo per la vita altrui. Se c’è qualcuno che dimostra tale disprezzo è da ricercare nei militi che esportano pace e democrazia in giro per il mondo, gli stessi che presidiano con devozione e professionalità il cantiere della Maddalena. Per quanto concerne l’accusa di terrorismo non ho intenzione di difendermi. La solidarietà che abbiamo ricevuto dal giorno del nostro arresto ad oggi ha smontato a sufficienza un’incriminazione così ardita. Se dietro quest’operazione c’era il tentativo, non troppo velato, di chiudere i conti con la lotta NO TAV una volta per tutte, direi che è fallito miseramente." NICCOLO' - "I motivi che mi hanno spinto in Val di Susa a prendere parte a questa lotta sono tanti; i motivi che mi hanno spinto a restare e continuare su questa strada sono ben di più. In mezzo c’è un percorso di maturazione collettiva, di assemblee pubbliche e private, di campeggi e presidi, di confronto e scontro. In mezzo c’è la vita, quella di tutti i giorni, quella delle alzatacce e delle nottate insonni, della gola secca sui pendii rocciosi e dei pasti frugali, dei piccoli impegni e delle grandi emozioni. In questo percorso chi lotta ha imparato la precisione del linguaggio, a chiamare le cose per quello che sono e non per l’involucro formale con cui si pubblicizzano, come un cantiere che prima era un fortino ed ora sta diventando una fortezza. Parole in grado di restituire il portato emotivo e l’impatto sulle proprie vite di determinate scelte della controparte, di chi ha deciso di invischiarsi in questa grande opera. Parole rispolverate da un lessico che sembrava antico e invece si riscoprono in tutta la loro potenza e semplicità nel descrivere le proprie azioni. Un’accortezza di linguaggio che mi accorgo non essere così diffusa nel mondo circostante, quando leggo di improbabili “commando” che secondo una certa ricostruzione propinata anche dai giornali avrebbero assaltato il cantiere nella notte del 13 Maggio. Una parola quanto mai infelice non solo per il suo richiamo all’atto del comandare ma anche per una certa allusione mercenaria, inaccettabile, di chi sarebbe disposto a qualsiasi mezzo pur di raggiungere il proprio fine. Di contro chi lotta ha imparato a convogliare con intelligenza persino le passioni forti e irruente che nascevano dai tanti colpi subiti quando un amico perdeva un occhio per via di un lacrimogeno o un altro era in fin di vita. Per quanto mi riguarda la Val Clarea mi è amica fin da quando nel 2011 rilanciavamo la terra a mani nude nei buchi scavati dalle ruspe durante gli allargamenti del cantiere. Ricordo che tra le tende di quel campeggio echeggiava una canzone, tra le tante inventate per divertirsi e darsi forza, sulle note di un vecchio canto partigiano. Il primo verso recitava "dai boschi di Giaglione uniti scenderemo…". In questi anni molte volte è stato dato seguito e sono state rilanciate quelle parole e qualcuno in quella notte di Maggio ha deciso di farlo con altrettanta convinzione e io ero tra loro. Una delle voci dietro a quel telefono è la mia. Ma soffermarsi su una responsabilità personale, per tesserne o meno le lodi, non è in grado di restituire quel sentimento collettivo maturato nelle case di tante famiglie, di valle e di città, o tra una chiacchierata e una bevuta in un bar, nelle piazze e nelle strade, nei momenti conviviali come in quelli più critici. Un sentimento che ha saputo esprimersi in uno degli slogan più gridati dopo i nostri arresti e che descrive bene la vera appartenenza di quel gesto: "dietro a quelle reti c’eravamo tutti…". Uno slogan che ci riporta direttamente ad un’assemblea popolare tenutasi a Bussoleno nel Maggio 2013 con cui l’intero movimento salutava e accoglieva quel gesto chiamandolo sabotaggio. E se dietro quelle reti c’eravamo tutti, dietro queste sbarre un pezzetto di ognuno ha saputo sostenerci e darci forza. Per questo, anche qui, qualunque siano le conseguenze delle nostre azioni, ad affrontarle non saremo soli.  CHIARA - "In quest’aula non troverete le parole per raccontare quella notte di Maggio. Usate il linguaggio di una società abituata agli eserciti, alle conquiste, alla sopraffazione. Gli attacchi militari e paramilitari, la violenza indiscriminata, le armi da guerra appartengono agli Stati e ai loro emulatori. Noi abbiamo lanciato il cuore oltre la rassegnazione. Abbiamo gettato un granello di sabbia nell’ingranaggio di un progresso il cui unico effetto è l’incessante distruzione del pianeta in cui viviamo. C’ero quella notte ed è mia la voce femminile che è stata intercettata. Ho attraversato un pezzo della mia vita insieme a tutti quegli uomini e a tutte quelle donne che da più di vent’anni oppongono un No inappellabile ad un’idea devastante di mondo. Ne sono fiera e felice."

venerdì 6 giugno 2014

TORINO:OPERAZIONE REPRESSIVA

3 GIUGNO - Dalle prime ore della mattina è scattata un’operazione repressiva orchestrata dalla PM Pedrotta e dal PM Rinaudo. Per ora le notizie sono frammentarie, ma sarebbero in corso 25 perquisizioni a Torino e in Piemonte, tra cui quelle dell’Asilo Occupato e dell’occupazione abitativa di Via Lanino, oltre alla notifica e all’esecuzione di diverse misure cautelari:11 in carcere, 6 ai domiciliari, 4 obblighi di dimora, 4 divieti di dimora, 4 obblighi di firma. Vi sarebbero complessivamente 111 indagati e i reati contestati vanno dalla “devastazione e saccheggio” al “vilipendio alla nazione”, passando per “invito all’insurrezione armata contro lo Stato”, “sequestro di persona”, “danneggiamento”, “resistenza a pubblico ufficiale” e “occupazione di edifici”; la scelta strategica degli inquisitori non prevede l’utilizzo di strumenti quali i reati associativi, bensì il “concorso” nella commissione dei suddetti reati. Fondamentalmente un’inchiesta imbastita con la pretesa di compiacere i grandi poteri della città:palazzinari, banchieri, cementificatori e Partito Democratico, che notoriamente a Torino si sovrappongono e si miscelano senza soluzione di continuità. Le accuse riguarderebbero principalmente le pratiche di resistenza agli sfratti (dai picchetti all’occupazione della sede degli ufficiali giudiziari), i cortei spontanei e gli attacchi alle sedi del Pd degli ultimi mesi, nel tentativo di sedare a colpi di misure cautelari chi, in diversi quartieri cittadini, sta promuovendo l’autorganizzazione di sfruttati e sfrattati nella riappropriazione di spazi abitativi, nella lotta contro la gentrification, contro la speculazione edilizia e contro i soggetti politici e finanziari che saccheggiano ovunque le nostre esistenze. AGGIORNAMENTO - dopo ore di resistenza sul tetto gli sbirri lasciano l’Asilo Occupato.  AGGIORNAMENTO DEL 04/06 - Per scrivere agli arrestati:Daniele Altoè - C.C. Piazza Don Soria, 37 - 15121 Alessandria (non è al San Michele). Andrea Ventrella - C.C. Via Port’Aurea, 57 - 48121 Ravenna. Paolo Milan - C.C. Brissogne, Loc. Les Iles, 14 - 11020 Aosta. Toshiyuki Hosokawa - C.C. Brissogne, Loc. Les Iles, 14 - 11020 Aosta. Giuseppe De Salvatore - C.C. Via dei Tigli 14 - 13900 Biella. Francesco Di Berardo - C.C. Via Roncata 75 - 12100 Cuneo. Nicolò Angelino - C.C. Via Maria Adelaide Aglietta 35 – 10151 Torino. Marianna Valenti - C.C. Via del Rollone 19 - 13100 Vercelli. Fabio Milan - C.C. Via del Rollone 19 - 13100 Vercelli. Michele Garau - Strada Quarto inferiore 266 - Loc. Quarto Inferiore - 14030. Nicco, Chiara, Mattia e Claudio, prigionieri NO TAV raggiunti da nuove misure cautelari, rimangono nelle galere in cui erano precedentemente detenuti:Claudio Alberto - C.C. Via Arginone 327 - 44122 Ferrara. Niccolò Blasi e Mattia Zanotti - C.C. Via Casale San Michele 50 - 15100 Alessandria. Chiara Zenobi - C.C. Via Bartolo Longo 92 - 00156 Roma.

martedì 27 maggio 2014

25 Maggio, Ceriano Laghetto
Scritta solidale con Chiara, Nico, Mattia
e Claudio lasciata nella notte su una strada
inclusa nel percorso del "Giro d'Italia".

domenica 25 maggio 2014

22 MAGGIO - Apre il processo che vede imputati Claudio, Niccolò, Chiara e Mattia per l’attacco al cantiere del TAV di Chiomonte. Fuori dall’aula bunker delle Vallette un grosso e rumoroso presidio a sostenerli nonostante i nuvoloni che promettono pioggia, pioggia arriva davvero, scrosciante, a metà mattinata. La celere schierata fa filtro, e lascia entrare nell’aula solo una trentina di persone alla volta, così il tempo passa a fare i turni per salutare i quattro, in piedi sulle sedie del pubblico. A fine mattinata i contabili della Questura registreranno circa duecentocinquanta ingressi:chi sceso dalla Valsusa, chi arrivato da altre città, chi dall’estero. L’udienza è dedicata alle costituzioni delle parti civili e a contestazioni tecniche e di forma. A fine udienza, alcuni fra il "pubblico" restituiscono ai PM Rinaudo e Padalino, con un lancio parabolico, i residui delle microspie ritrovate recentemente dentro ai locali dell’Asilo occupato di Via Alessandria a Torino. Proprio come nel caso delle telecamere di qualche mese fa, il lavoro degli agenti speciali in forza alla Procura è stato fatto in maniera sommaria e i marchingegni sono stati distrutti.

domenica 4 maggio 2014

3 Maggio, Cremona - Quando il ministro delle infrastrutture Lupi si presenta in piazza per sostenere il sindaco
di centrodestra Perri, alcuni NO TAV si avvicinano al palco con volantini, megafono e lo striscione
“Terrorista è chi sostiene il TAV. Chiara Mattia Nicco e Claudio Liberi”.

giovedì 3 aprile 2014

30 MARZO
Davanti al carcere di Alessandria si radunano trecento persone provenienti da Torino, Milano, e dalla Val di Susa. Ascolta qui l'intervento dai microfoni di Radio Blackout // Un centinaio di persone a Ferrara, dove la celere ha caricato per sgomberare la strada da un blocco stradale:lacrimogeni, manganellate e qualche botta pure alle casse dell’impianto audio. Poco dopo la seconda diretta con Radio Blackout, i manifestanti riescono a riprendersi l’impianto e terminare il presidio. Ascolta il primo intervento qui, ed il secondo qui // In una cinquantina si ritrovano sotto il carcere di Rebibbia a Roma, e vengono accolti calorosamente sia dalle detenute della sezione femminile, sia dai detenuti della sezione maschile. Ascolta l'intervento qui.

mercoledì 26 febbraio 2014

Iniziativa degli imputati e delle imputate del maxiprocesso NO TAV che prosegue nell’Aula Bunker del carcere Lorusso e Cotugno di Torino. Venerdì 28 febbraio usciranno dal bunker dell’aula dove vengono processati per andare in Clarea, al cantiere. Una forma di protesta utile a denunciare l’andamento a senso unico di un processo che li vuole condannati a prescindere, dove le parole dei PM vengono prese come oro colato, e per portare anche la solidarietà a Chiara, Claudio, Mattia, Niccolò in carcere dal 9 Dicembre. Un’iniziativa politica importante da parte di chi non ci sta ad essere messo sotto processo per la propria partecipazione ad una lotta di tutti e tutte come quella NO TAV. L’appuntamento per gli imputati è all’aula bunker alle 9 del mattino, mentre alle 12, al campo sportivo a Giaglione, ci si incontrerà per andare tutti insieme verso la Clarea.

martedì 25 febbraio 2014

NANTES (FRANCIA):SCONTRI ALLA MANIFESTAZIONE CONTRO IL NUOVO AEROPORTO DI NOTRE-DAME-DES-LANES
22 Febbraio:più di 30 mila persone hanno invaso la città di Nantes per ribadire la propria contrarietà al progetto dell'aeroporto di Notre-Dames-des-Landes, dopo che nel mese di Dicembre il prefetto ha dato l'autorizzazione per lo sgombero dei presidi e l'avvio dei lavori di cantiere. L'appuntamento è stato lanciato per le 13, ma già dalle 10 la piazza ha iniziato a riempirsi:520 trattori sono arrivati da tutte le parti della Francia per portare la propria solidarietà ai contadini che si vedranno i propri terreni espropriati, 63 bus da tutte le regioni e persino battelli che hanno raggiunto la città sulle acque del fiume Erdre. La prefettura ha completamente blindato la città, cambiando all'ultimo anche il percorso concordato pochi giorni prima. Durante il percorso è stata "sanzionata" la sede dell'azienda Vinci (appaltatrice e gestrice del cantiere del nuovo aeroporto), il Tribunale amministrativo di Nantes e la sede di SNCF. Non sono mancate nemmeno le iniziative in sopporto alle manifestazioni NO TAV che si sono tenute in più di 40 città italiane. È stato appeso uno striscione contro la criminalizzazione del movimento NO TAV e per chiedere l'immediato rilascio di Chiara, Niccolò, Claudio, Mattia e per tutti gli attivisti/e colpiti/e da operazioni giudiziarie. In seguito, il corteo ha tentato di avvicinarsi alla zona rossa decretata all'ultimo minuto per forzare le transenne messe a protezione. Come risposta la gendarmerie e le unità dei CRS hanno attivato gli idranti e hanno iniziato a sparare lacrimogeni, granate stordenti e flashball; i manifestanti hanno replicato lanciando pietre e petardi. Gli scontri sono durati più di 2 ore in diverse parti della città, dove sono sorte barricate per proteggersi dalla polizia. Diverse persone sono rimaste ferite, tra cui due in modo grave, e almeno 4 sono state arrestate.

domenica 23 febbraio 2014

Roma, 12 Febbraio, Stazione Tiburtina:azione solidale con i NO TAV prigionieri. Bloccato alla partenza il Freccia
rossa per Napoli delle 18:27. Catramina sul lunotto e striscione "NO TAV LIBERI, TERRORISTA E’ LO STATO".

giovedì 20 febbraio 2014

22 FEBBRAIO, LIVORNO ADERISCE ALLA GIORNATA DI
MOBILITAZIONE NAZIONALE NO TAV (ORE 16:30, PIAZZA ATTIAS)

Circa 600 imputati, più di un migliaio di indagati, decine di persone sottoposte a varie restrizioni (obbligo o divieto di dimora, foglio di via), multe da centinaia di migliaia di euro, un processo contro 53 NO TAV condotto in un'aula bunker, diversi compagni da mesi agli arresti domiciliari. Alla durissima repressione in atto da tempo contro le lotte NO TAV, si è aggiunto un nuovo capitolo. Lo scorso 9 Dicembre quattro attivist* vengono arrestati con l'accusa di terrorismo:sono ritenuti responsabili di danneggiamento ad alcune attrezzature del cantiere, come talvolta è avvenuto in questa lotta ventennale di resistenza. Secondo il teorema della procura di Torino, un' opposizione concreta a decisioni prese in sede istituzionale implica una finalità di terrorismo. In questo modo, qualsiasi lotta sociale che si ponga in contrasto con decisioni assunte in sede politica o economica può essere non solo criminalizzata mediaticamente, ma anche incriminata con imputazioni gravissime. Nell'attuale contesto assistiamo ad un inasprimento della repressione politica e sociale, di cui gli arresti e le denunce di Roma e Napoli avvenute il 13 Febbraio, sono solo uno degli ultimi esempi. E' quindi evidente che in questo tentativo di attaccare frontalmente il movimento NO TAV si sperimentano dei modelli che potranno essere applicati in futuro ad ogni forma di dissenso reale. Per questo motivo il movimento NO TAV ha lanciato l'appello per una mobilitazione nazionale sui vari territori per il 22 Febbraio:contro l'accusa di terrorismo e la criminalizzazione di chi lotta; In solidarietà con tutti i NO TAV imputati e indagati; Per la liberazione di Chiara, Claudio, Mattia, Niccolò e degli altri no tav ancora ai domiciliari; Per rilanciare le lotte; Perché chi attacca alcuni/e di noi, attacca tutte e tutti; Per ribadire con forza che fermarci è impossibile. Livorno ha risposto all'appello, per sostenere la lotta NO TAV ed esprimere solidarietà a quanti sono colpiti dalle repressione, ma anche per denunciare, una volta di più, ciò che sta avvenendo a livello locale. La nostra città si trova ad affrontare una grave problematica ambientale e una dura situazione repressiva. I SIN (Siti di interesse nazionale per la bonifica) della zona industriale di Livorno risultano al quinto posto in Italia per incidenza di malattie e mortalità per cause ambientali, dietro alla Terra dei Fuochi, litorale Vesuviano, Marghera e Trieste e l'amministrazione comunale, per minimizzare il problema, spinge perché alcune di queste aree in ambito portuale vengano declassate a SIR come successe proprio a Marghera e a La Maddalena. Dopo lotte di anni, il rigassificatore è stato comunque imposto alla città, senza nemmeno consentire un referendum e senza che si sia creata la tanto sbandierata occupazione:per ora zero richieste di gas liquido, ma bollette più salate e un mostro ecologico presente nel nostro mare. Le lotte sociali portate avanti da studenti, giovani, disoccupati, senza-casa, precari, lavoratori e da tutti coloro che vogliono una radicale trasformazione sociale sono oggetto di una repressione brutale, che mira ad annientare non solo l'opposizione e le esperienze di autogestione, ma anche lo stesso diritto di manifestazione e di espressione. Molti sono i processi in corso a carico di numerosi giovani:il 4 Marzo inizia il processo per una manifestazione studentesca del 2010, nel mese di Aprile proseguirà il “processone” che vede imputate 22 persone per le manifestazioni del 30 Novembre-1 e 2 Dicembre 2012. Ricordiamo che nella prima delle tre giornate si svolse proprio un'iniziativa di sostegno alla lotta NO TAV, con una contestazione a Bersani, uno tra i più ferrei sostenitori dell'alta velocità. Anche in questo caso, tre giorni di mobilitazione in risposta alle violenze poliziesche sono stati presentati, secondo la logica del teorema accusatorio, come una pianificata azione eversiva. La lotta NO TAV è la lotta di tutti. La difesa del territorio dalle devastazioni è una lotta che tutti portiamo avanti. La difesa della libertà di espressione e di manifestazione, la resistenza alla violenza imposta dai poteri forti è una lotta che tutti portiamo avanti.
SOLIDALI NO TAV LIVORNO

mercoledì 5 febbraio 2014

BOLOGNA, 30 GENNAIO - La Digos ha fermato e denunciato due anarchici per "imbrattamento e deturpamento" (con l'aggravante di aver scelto edifici storici) per aver attacchinato volantini e manifesti NO TAV e in solidarietà con i prigionieri sui muri di Via Zamboni. Le forze repressive locali rispondono cosi' alle pressioni del PD, offeso per le proprie sedi ricoperte nei giorni scorsi di vernice e scritte solidali con la Val di Susa, che ripropongono la sempre più diffusa equazione NO TAV = NO PD. 

giovedì 30 gennaio 2014

Chiara, Mattia, Niccolò e Claudio sono stati trasferiti nelle seguenti carceri:Rebibbia (Roma), Alessandria (M. & N.), Ferrara.

lunedì 20 gennaio 2014

Venerdi' 7 Febbraio
Concerto benefit NO TAV con BULL BRIGADE, LA GORGIA
FAMIGLIA ANTITETANIKA, LA COSA.
Asilo occupato
(Via Alessandria 12, Torino) 

sabato 11 gennaio 2014

In concomitanza con l’udienza al Tribunale del Riesame per Claudio, Mattia, Niccolò e Chiara, arrestati il 9 Dicembre, qualcuno ha deciso di salutare i quattro senza organizzare un presidio davanti al Tribunale. A Torino alcuni NO TAV hanno occupato la sede di Italferr in Corso Principe Eugenio 3/C. Entrati indisturbati nella sede, i solidali hanno interrotto una riunione in corso di svolgimento e appeso uno striscione alle finestre dei locali del primo piano, distribuendo un volantino e leggendolo al megafono. Dopo una decina di minuti sono usciti gridando "Giù le mani dalla Valsusa", disperdendosi nel vicino mercato di Porta Palazzo. Nel frattempo a Milano, durante una mattina di mercato in uno dei tanti quartieri popolari, striscioni di solidarietà sono stati appesi ai balconi di alcune case:"La solidarietà ci libera dalla paura", "Solidarietà agli arrestati - Terrorista è lo Stato", "Chiara Mattia Nico Claudio NO TAV liberi/e", ed è stato distribuito un volantino. 10 Gennaio - Grazie alle pubbliche lamentele del segretario meneghino del Partito Democratico, si viene a sapere che nella serata di ieri a Milano sono state imbrattate e ricoperte di scritte alcune sedi del partito in solidarietà con gli arrestati. Questo il testo del volantino distribuito durante l’occupazione dell’Italferr a Torino:Il TAV non ci piace, i collaborazionisti neppure - Eccoci ancora una volta…i NO TAV non hanno bisogno di presentazioni. Siamo una gatta da pelare per il governo e la polizia, uno spauracchio da agitare ogni volta che fa comodo su giornali e televisioni. La nostra determinazione a lottare, a batterci per preservare la terra in cui viviamo, ci ha reso noti ovunque. Non ci siamo piegati ai ricatti e alle minacce, abbiamo resistito alle truppe d’occupazione, ai manganelli e ai lacrimogeni…neppure con gli arresti sono riusciti a intimorirci. Oggi però hanno passato il segno, chiudendo in galera 4 nostri compagni con accuse pesantissime di terrorismo. Il fatto in questione è un gesto di sabotaggio, un attacco notturno al cantiere dell’alta velocità di Chiomonte durante il quale sono stati incendiati alcuni mezzi. Ci preme precisare subito che una tale pratica, a prescindere da chi siano gli autori, ci appartiene in pieno. Distruggere degli strumenti di devastazione per reagire ad un’occupazione militare è il minimo indispensabile e ci auguriamo che si ripeta quanto più possibile. Il terrorismo invece è quello di chi si aggrappa al profitto con qualsiasi mezzo, chi ricorre ad ogni sorta di violenza per poter continuare a devastare una valle e accelerare la circolazione di merci, valore, denaro. Terrorista è chi racconta menzogne accuratamente preconfezionate per servire gli interessi del suo padrone, diffamando ed esponendo alla gogna chi lotta. Terrorista è chiunque collabori alla costruzione del TAV, chi firma gli appalti, chi contribuisce a preparare la linea e cura gli aspetti tecnico-progettuali insieme alle istituzioni. Terrorista è chi sottoscrive le autorizzazioni, chi garantisce per l’impatto ambientale e molto altro…Terrorista è Italferr, la società ingegneristica del Gruppo Ferrovie dello Stato, che ricopre questi ruoli ed è responsabile di tutti i nodi dell’alta velocità in Italia, compresi la Torino-Lione ed il terzo valico. Dietro il TAV e tutta la violenza che lo sostiene ci sono anche i signori che occupano questo ufficio…per questo motivo siamo venuti a visitarli e a ricordargli che sono degli sporchi collaborazionisti. Italferr e tutti i responsabili del TAV sono nostri nemici. Non avranno vita facile.
Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò liberi!
Terrorista è chi costruisce il TAV…Terrorista è chi ci comanda
 

giovedì 9 gennaio 2014

DOMENICA 26 GENNAIO, "MATINEE' HC" BENEFIT - Nella notte tra il 13 ed il 14 Maggio 2013 ignoti hanno assaltato il cantiere dell'alta velocità in Val di Susa; dopo circa 7 mesi, all'alba del 9 Dicembre scorso, in quattro vengono arrestati (Mattia, Chiara, Nicco e Claudio) con l'accusa di "atto terroristico con finalità eversive" e di "utilizzo di armi da guerra e ordigni micidiali" (PM Padalino e Rinaudo). DALLE 16:00 CONCERTO CON FILTHY CHARITY (Marsiglia), WARPATH (Milano), FEED ME MORE (Milano), xNEMESISx (Bologna), COSPIRAZIONE (Milano). Lascia a casa il cane, porta la distro.

VILLA VEGAN OCCUPATA
Via Litta Modignani 66, Milano
(Fermata metro gialla Affori fn + Bus 40 o 41)
villavegansquat@inventati.org - villavegansquat.noblogs.org

mercoledì 13 febbraio 2013

                                                                                                            (4 Luglio 2012)

venerdì 5 ottobre 2012


L'ESTATE NO TAV

Il campeggio Gravella e l’Estate di lotta NO TAV sono stati di nuovo un buon esperimento, che ha costretto la controparte a mobilitare, oltre al suo (sempre più elefantiaco) apparato militare, anche il suo potente apparato spettacolare. L’uso di toni sempre più sguaiati da parte dei parlamentari e dei notabili a libro paga della Lobby del TAV dimostra che al potere non basta più parlare di sé a se stesso, ma che per muovere i suoi tentacoli polizieschi ha bisogno dello strepitio di imbrattacarte e faccendieri. Così, mentre si taglia la coda per farla ricrescere, denunciando scandali giudiziari che non interessano più a nessuno, sacrificando il corrotto di turno, scoprendo yacht e auto di lusso comprati con i tributi degli italiani, il movimento NO TAV è attraversato da tensioni e possibilità, intuizioni e zavorre, pessime idee e guizzi geniali, banco di prova ineludibile per coloro che vedono nella Val di Susa un laboratorio per nuove possibilità, e una speranza di rivoluzione. Da Bergamo a Palermo, da Napoli a Bologna, da Cagliari a Venezia, tanti refrattari han percorso i tornanti che portano all’ormai famoso campeggio NO TAV, il “campo base” che ha saputo tenere testa a un’occupazione militare vera e propria, per ben tre mesi. Un luogo come il campeggio Gravella ha dimostrato una volta in più, in questi tre mesi, che miscelando le tensioni, procedendo insieme ai complici che vogliamo grazie alla fiducia e alla limpidezza delle nostre idee e dei nostri modi di essere, possiamo creare, anche stretti tra il bosco e il fiume, e tra un fortino militare e la montagna, crepe profonde in questo mondo. È ciò che il potere non conosce e non comprende, ciò che noi abbiamo saputo costruire:un laboratorio di sperimentazioni, un buon viavai di intelligenze che non sono state svendute alla politica. La mobilitazione di quest’anno ha visto anzitutto la partecipazione di un numero maggiore di giovani della valle:ragazzi, che avevano vissuto il movimento in modo più distaccato negli scorsi anni, e che ora cominciano a vivere il loro territorio attraverso uno sguardo conflittuale, ma per fortuna ben poco militante (ad eccezione di alcune realtà inquadrate, nate in seguito a proselitismo d’area, che rischiano di diventare mero strumento di espressione della linea dettata da altri). Una partecipazione, quella giovanile, molto importante, se è vero che la lotta ha bisogno non solo del supporto di pensionati e famiglie, ma anche di adolescenti, ragazze e ragazzi, studenti delle scuole della valle:una componente che, per ragioni generazionali e sociali, più che di indole, ha spesso difficoltà a trovare modi e capacità per confrontarsi con compagni e monelli più stagionati, – confronto che resta molto proficuo per poter praticare i momenti di scontro con più idee e strumenti – e che ha sempre frequentato di malavoglia le "lentissime" riunioni dei comitati. Oltre alla componente giovanile di valle, un’altra che è apparsa in via di rafforzamento è quella della solidarietà straniera:in tre mesi abbiamo avuto il piacere di conoscere, nel vivo della lotta, compagne e compagni provenienti da tutta Europa. Tedeschi, inglesi, spagnoli, turchi, portoghesi, francesi, kurdi, svizzeri, polacchi, svedesi, austriaci hanno raggiunto il campeggio (e in molti casi hanno faticato a lasciarlo, già innamorati della valle!) e ci hanno raccontato le lotte antinucleari in Germania, la nascita dei comitati NO TAV in Francia, l’opposizione al governo in Turchia, la resistenza delle occupazioni di Londra…È stata l’occasione, per loro, di vivere dall’interno una battaglia su cui circolano in molti paesi racconti e informazioni (talvolta addirittura miti!), e di cui hanno immediatamente percepito la contradditorietà nel carattere insieme potenzialmente rivoluzionario e tiepidamente conservatore, quieto e bellicoso a seconda delle occasioni, ampio ma circondato da diverse difficoltà. Senza dubbio l’arrivo di così tanti NO TAV europei, in treno o in bicicletta (fin dal Portogallo!), in furgone o in autostop, meriterà nei prossimi anni maggiore attenzione, anzitutto attraverso traduzioni puntuali degli appelli, dei testi presenti sui siti, delle assemblee e delle informazioni nei presidi e nei campeggi. I valligiani, dal canto loro, hanno supportato il campeggio in modo più continuativo e attivo dello scorso anno, nonostante l’onere degli spostamenti in macchina (con quello che si potrebbe fare di ‘sti tempi con la benzina!) su è giù per la valle, molestati da continui posti di blocco. Tuttavia resta che i valligiani sono tendenzialmente più lontani dall’idea di campeggiare in valle, e così molti momenti quotidiani di vita del campeggio sono stati animati maggiormente dagli altri, da chi aveva deciso, per l’estate, di affiancare al piacere dei ruscelli e della montagna una scommessa su un possibile futuro di tutte e tutti. Ma non è mancato il sostegno attivo dei comitati, che hanno affrontato duri turni settimanali, spalmati su tre mesi, per un’ottima cucina in grado di sfamare tutti, e che non sono mancati, oltre che alle manifestazioni e alle assemblee, agli incontri con i NO TAV Terzo Valico e con chi si organizza di fronte a sciagure naturali (come i terremotati emiliani), o alle presentazioni di libri e dossier. Tre mesi di lotta, attraversati da migliaia di persone provenienti da luoghi e percorsi diversi, lingue diverse (fatto, questo, dalle conseguenze talvolta non indifferenti), non avrebbero potuto non sollevare questioni di grande importanza, discussioni e confronti anche veraci, che non hanno mai travalicato la scelta consapevole, da parte di tutti, di fare proprio il rispetto profondo per gli altri, dal momento che se è insieme che si parte ogni volta, è insieme che si dovrebbe ritornare. Non si sono riproposti i problemi dell’estate 2011, quando ad alcuni individui, talvolta raccolti sotto piccoli gruppi di “affinità” si era cercato di far accettare l’assemblea come organo decisionale, con insano e arrogante disprezzo per la dimensione individuale, e persino velleità (peraltro improbabili) di sovradeterminazione del movimento. Quest’estate tutte e tutti hanno condiviso l’importanza della pratica dell’autogestione totale, e evitando quindi la sovranità completa delle assemblee come unico luogo decisionale. (Con buona pace di chi, furbescamente, imputa a ideologie istituzionali e capitalistiche l'importanza dell’individuo e la validità del gesto individuale per poter così imporre la propria linea politica). Naturalmente c’è chi non smetterà mai di credersi stratega incompreso, di voler guidare il movimento dal suo interno (particolarmente definendo ogni propria scelta come popolare) o di essere convinto che due frasi in croce, imparate a memoria su qualche blog che riassume letture malcomprese di operaisti d’altri tempi, siano sufficienti a farsi profeti (chissà se acrobati) della rivoluzione. E’ emerso, senza troppe fortune, qualche tentativo di pilotare l’assemblea, e del resto questa è una situazione inevitabile, dal momento che fin quando ci sarà qualche organizzazione politica che vorrà “proibire” o “imporre” alcunché, questa pretenderà sempre di incidere su percorsi collettivi sui quali si lancia bavosa. Resta inoltre il problema – che è stato anche discusso – dell’utilizzo dello slogan “NO TAV” come un brand commerciale – come già successo con altri fortunati loghi (acab, antifa etc) – , ovvero qualcosa da attaccarsi al petto (o con cui farsi fotografare dai giornalisti) per darsi una legittimità di ritorno, sperando di ottenere brandelli di consenso che non si riuscirebbero ad ottenere senza coprirsi dietro a una battaglia più grande, a un nome più grande. Un utilizzo che al movimento difficilmente potrebbe piacere, come è emerso in molteplici discussioni:gli sforzi dei valligiani, in tutti questi anni, non sono stati compiuti per aprire spazi utilizzati da altri, tanto più se secondo logiche politiche e cripto-leniniste sul cui rifiuto il movimento ha costruito tutta la sua forza conflittuale. L’azione compiuta senza l’avvallo delle componenti politiche può, infatti, portare a valutazioni negative (anche scritte) da tali parti del movimento. Chi descrive queste valutazioni come “dissociazioni” pecca di precisione, non di sostanza:è vero che il movimento non può dissociarsi da qualcosa a cui non si è mai associato, ma ciò cui contribuirono i “dissociati” in precedenti cicli di lotte, con la loro disponibilità, fu quello di restringere il campo di investigazione. Astenersi da una “complicità” automatica è cosa buona e giusta:non necessariamente bisogna essere (chissà perché, poi) d’accordo con qualunque cosa faccia chiunque, in qualunque luogo. Ad una “complicità” così qualunquisticamente (e, perché no, passivamente intesa), contrapponiamo la solidarietà attiva, a viso aperto (ma a bocca chiusa), di chi decide di mettersi in gioco in prima persona, affrontando il terreno dell’illegalità quando necessario (senza mai piagnucolare per le conseguenze repressive) e sempre in base a decisioni che si prendono e si maturano di volta in volta insieme a chi si è scelto come compagno di via. Non ci interessano soporifere questioni teoriche sulla sacralità della lotta di massa e dei suoi atti. Mero politichese – noi siamo interessati alla rivoluzione. Non si può praticare lo scontro senza coltivare l’amicizia, la condivisione, l’aggregazione sociale; e il movimento ha i suoi tempi e le sue fasi, che vanno compresi e rispettati. Un atto condivisibile in astratto deve essere valutato dal grado con cui il suo fine e il suo mezzo si compenetrano:là dove questi aspetti si separano, è lì che nasce la politica. L’amicizia nella diversità che nasce nella lotta va tutelata, perché su una barricata è sempre meglio non litigare. Poi purtroppo esistono partiti o correnti, soggetti in continua trasformazione per poter monopolizzare la realtà della lotta. Le assemblee del movimento, se ricalcate sul modello degli organi istituzionali, saranno solo il luogo dove fazioni e bassi interessi politici si scontrano per arrivare a un voto, dove esistono vincenti e perdenti, dove c’è chi prevale e chi soccombe. Possono invece anche essere un luogo dove le idee cambiano di giorno in giorno, dove l’esperienza è rivoluzionaria per chi vi partecipa, dove le decisioni non per forza devono essere unanimi ma possono essere coordinate…un’armonia di dissonanze. Questa esperienza di lotta non è qualcosa che si sviluppa sulla concordia astratta tra chi vi partecipa, bensì sulla discordia della contrapposizione con ciò che devasta i nostri territori, compra e mortifica i nostri corpi e le nostre intelligenze, percuote e intossica le persone per limitare la loro speranza di poter cambiare se stessi e il mondo che li circonda. Il segreto della lotta NO TAV, la pozione magica della sua possibile riproducibilità, sta nella sua capacità di produrre conflitto non meno che condivisione, piacere e complicità. Fa parte del suo vissuto il riconoscimento dello scontro come uno dei momenti essenziali. Il conflitto non isola i movimenti, non li rende incomprensibili agli sfruttati; li qualifica, ne può disegnare una fisionomia di classe, altra rispetto al mondo delle istituzioni che danno forma al presente della devastazione e dello sfruttamento, della militarizzazione e della disinformazione. Soltanto l’indisponibilità ad esser complici di questo modello sociale può aprire nuovi scenari, al di fuori di rapporti di produzione della ricchezza, dal dominio globale di chi lucra sulla devastazione sociale e ambientale. La scelta di dare battaglia è, anche nei momenti impegnativi dell’assedio, della barricata o della rottura di un divieto, l’unica che ci permette di essere concreti, vale a dire di non delegare alla politica la tutela delle nostre vite e dei nostri bisogni. La storia del movimento mostra chiaramente che, sul piano della gestione burocratica e parassitaria dell’esistente (la gestione istituzionale, appunto), non ci sono destra o sinistra che tengano, poiché la torta da spartire è sempre la stessa:che sia il carrozzone di Lunardi da un lato, o la CMC dall’altro, i partiti rappresentano l’interesse di minoranze rappresentate da gruppi, che hanno a disposizione i mass-media e migliaia di uomini in divisa. Se il movimento, in questi anni, ha avuto un’influenza effettiva sulle istituzioni locali – i cui amministratori sono in molti casi dei NO TAV – tuttavia una delle sue possibilità concrete potrebbe essere proprio quella di fare a meno delle istituzioni e della caciara dei loro rappresentanti. La lotta è la scelta obbligata del movimento perché, oggi, è scelta obbligata per chiunque voglia strappare al potere la propria libertà. La valle sa che cosa è suo:per questo non trova più necessario attendere da qualcuno o qualcosa, interno od esterno ad essa, le ricette per la vittoria; né apprende altrove, se non nella lotta, la scienza e le pratiche della sua liberazione.