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giovedì 11 settembre 2014

ROMA:I RECLUSI NEL C.I.E. DI PONTE GALERIA SALGONO SUI TETTI
7 SETTEMBRE - Circa 40 solidali hanno portato solidarietà ai ragazzi imprigionati nel C.I.E. di Ponte Galeria. Arrivati davanti alle mura del lager già si levavano alte le grida ed i rumori della battitura. Davanti al cancello i celerini aspettavano schierati. Poco dopo un gruppo di ragazzi è riuscito a salire sul tetto e ricambiare il saluto dei e delle soldali, uscendo dal buio nel quale li vorrebbero nascondere. Per tre lunghe ore hanno quindi resistito sul tetto denunciando la loro condizione, intonando cori e canzoni e sbeffeggiando le guardie. I poliziotti li hanno raggiunti minacciandoli con cani, idranti e lacrimogeni, ma nessuno è sceso. In tre hanno tentato la fuga approfittando della confusione, ma purtroppo sono stati bloccati. Uno di loro sembra sia stato ferito. Appena il presidio si è sciolto e i partecipanti si sono allontanati è partita la rappresaglia:prima gli idranti (ai quali i ragazzi hanno risposto con un lancio di oggetti), poi una carica. Inizialmente sono stati fermati quindici ragazzi tra quelli che erano sul tetto, poi lasciati tornare alle celle. Successivamente in dieci sono stati prelevati e attualmente non si sa dove siano, a detta di alcuni reclusi potrebbero essere tradotti in carcere.

venerdì 28 marzo 2014



"TRAPANI" NON CHIUDE - Pare che ci sia lo zampino di Filippo Bubbico in persona (Vice ministro degli Interni) nella mancata chiusura del C.I.E. di Trapani Milo. A metà Gennaio il Prefetto della città siciliana aveva annunciato che imponenti lavori di ristrutturazione avrebbero costretto il Centro a chiudere i battenti per un bel po’ di mesi, ma da allora nulla è successo, e solo ora si capisce il perché:secondo alcune fonti di informazione locali il Ministero all’ultimo minuto avrebbe convinto il Prefetto a tenere aperta la struttura "a funzionamento ridotto" durante i lavori, poiché i posti complessivi disponibili in questo momento in tutta Italia per i "senza-documenti" sono talmente pochi che bisogna fare tesoro anche di qualche decina di letti...Nel frattempo, visto che le gare di appalto per la gestione del Centro continuano ad andare deserte, la Prefettura sembra che abbia deciso di dare un mandato diretto (senza gara, dunque, ed evidentemente con altri costi) alla Croce Rossa, e il 22 e il 23 Marzo ci sono stati un presidio e la fuga di tre prigionieri.

giovedì 20 marzo 2014

TORINO, 18 MARZO - Dopo una settimana di incendi, durante la quale la polizia si è limitata a minacciare i reclusi e a liberare la gente che non sapeva più dove rinchiudere, è iniziato il contrattacco repressivo nel C.I.E. di Corso Brunelleschi:in mattinata gli agenti hanno arrestato sei ragazzi nigeriani e un tunisino prelevato dall’isolamento sabato sera, accusandoli presumibilmente dei danneggiamenti degli ultimi due giorni. Si stima che al momento i reclusi rimasti al C.I.E. siano meno di una quarantina:le donne nell’area verde, e gli uomini in quel che resta in piedi:una stanza dell’area blu, la mensa dell’area viola, e qualche cella di isolamento. I reclusi raccontano infine di aver visto un idraulico e un elettricista di qualche ditta esterna lavorare alla ristrutturazione dell’area gialla. 19 MARZO - Continuano le ritorsioni della Questura contro i ribelli del C.I.E. Questa mattina una ventina di prigionieri nigeriani sono stati prelevati e portati all’aeroporto. Non si sa se siano stati portati a Roma e parcheggiati a Ponte Galeria (come accade quando bisogna riempire un charter di Frontex con i "senza documenti" nigeriani rastrellati in tutta Europa) o se invece i questurini siano riusciti ad organizzare una deportazione di massa tutta per loro, scaricandoli direttamente a Lagos. Non sappiamo neanche se tra di loro ci siano i sei arrestati nigeriani di lunedì, come sembrerebbe emergere dai lanci di agenzia. DOMENICA 23 MARZO (DALLE 18) PRESIDIO SOTTO ALLE MURA DEL C.I.E.

lunedì 17 marzo 2014

15 MARZO - Ricoperta di scritte e completamente circondata da celerini, carabinieri, investigatori in borghese e vigili urbani:così si presentava la sede regionale della Croce Rossa piemontese durante le due ore di presidio in solidarietà con la lotta dei prigionieri di Corso Brunelleschi. Cinquanta nemici delle espulsioni, tanti striscioni, battiture, discorsi al microfono e una serie di registrazioni di testimonianze da dentro che hanno illustrato cosa ci stiano a fare veramente i crocerossini dentro ai Centri. A metà presidio telefonano da Corso Brunelleschi per annunciare che dopo i roghi dell’altra domenica due altre stanze dell’isolamento sono appena andate a fuoco. Alle otto di sera un gruppo di solidali si ritrova fuori dal C.I.E. di Corso Brunelleschi per salutare l’ultimo incendio. Nel frattempo, da dentro i reclusi raccontano che la polizia ha prelevato un ragazzo dall’isolamento per portarlo non si sa dove. 16 MARZO - Nel primo pomeriggio i reclusi dell’area rossa danno alle fiamme l’ultima camera che era rimasta agibile. E mentre non si hanno ancora notizie del ragazzo portato via dalla polizia, i reclusi dell’isolamento cominciano a inveire contro i crocerossini e a spaccare suppellettili, perché da troppo tempo non vengono fatti uscire all’aria aperta. In serata, invece, è l’ultima camera agibile dell’area viola ad andare in fumo. Alle undici di sera, le prospettive per la notte sembra che siano queste:i prigionieri dell’area rossa dormiranno su dei materassi in cortile, quelli della viola invece nella camera, pur danneggiata, della mensa ma senza materassi. 17 MARZO - Nel C.I.E. di Torino restano agibili soltanto le cinque camerate dell’area femminile, una camerata dell’area blu e qualche cella di isolamento.

sabato 18 gennaio 2014

C.I.E.:CHIUDE ANCHE TRAPANI MILO? 16 GENNAIO - "Bisogna predisporre che attraverso dei lavori, programmati a Febbraio, la struttura vada chiusa per la sua messa in sicurezza":queste le parole con cui Leopoldo Falco, Prefetto di Trapani, annuncia la prossima chiusura del C.I.E. di Trapani Milo. A darne notizia è un sito di informazione locale, che rende note le parole del Prefetto con qualche giorno di ritardo. Le dichiarazioni risalgono infatti allo scorso fine settimana, e sono state rilasciate a margine di un seminario sull’immigrazione organizzato dal Comitato Regionale siciliano della Croce Rossa. Sua Eccellenza il Prefetto ha omaggiato della sua presenza una pletora di crocerossini, preti, sindaci, dottori e giuristi, tutti seduti intorno ad un tavolo a discutere amabilmente su come gestire "il problema dei senza-documenti". Tornando alla ventilata chiusura per ristrutturazione, non c’è ancora nessuna data ufficiale per questo inizio dei lavori, ma è chiaro che dureranno parecchi mesi, dal momento che si tratta di lavori imponenti per i quali sono stati già stanziati oltre 600mila euro. Per ora non ci sono grandi dettagli, si parla genericamente di innalzamento di mura e recinzioni e spostamento delle centraline elettriche, attualmente a portata di mano dei reclusi, che più volte le hanno sabotate per creare un po’ di casino e facilitare le evasioni. Questi lavori serviranno quindi a migliorare la sicurezza nel Centro, a evitare nuove rivolte e fughe, per fare in modo che il Centro di Trapani Milo "non sia più teatro di guerriglie quotidiane con scontri corpo a corpo", come ha detto lo stesso Prefetto. Parole sicuramente chiare, che dovrebbero far venire almeno qualche dubbio ai tanti che in questi giorni hanno guardato di buon occhio la decisione di un Giudice di Bari di imporre alla locale prefettura "urgenti lavori di restauro per garantire condizioni minime di rispetto dei diritti umani" nel Centro di Bari Palese:degli avvocati chiedevano infatti ad un magistrato di chiudere il Centro perché lesivo dei diritti umani. Ora il magistrato, in virtù della sua propria idea di diritti umani, ha dato loro ragione dando l’ordine perentorio di…allargare i cessi, aumentare le sale comuni e mettere le tendine alle finestre. E visto che i Prefetti qualche idea singolare intorno ai diritti umani ce l’hanno pure loro, quando si tratterà di metter mano alla ristrutturazione del Centro siamo sicuri che non faranno mancare mura più alte, sbarre più fitte, telecamere, idranti e celle di isolamento. Da segnalare, infine, tornando al Centro di Trapani Milo, la rinuncia del Consorzio di Cooperative Glicine a gestire il Centro. Avevano vinto la gara d’appalto al ribasso poco più di un mese fa, e oggi invece rinunciano misteriosamente. Fino alla prossima chiusura per lavori di ristrutturazione, e in attesa dell’ennesimo bando di gestione, a gestire il Centro ci penserà ancora la Cooperativa Oasi.

lunedì 6 gennaio 2014


Pubblicata da più giornali la notizia della decisione presa dal Ministero dell’Interno
insieme con il Ministero dell’Economia riguardo alla chiusura definitiva del C.I.E. di Viale Lamarmora a Modena

Fonte di regime:Repubblica - Il ministero dell’Interno ha soppresso il Cie di Modena. Lo annuncia la Prefettura della città emiliana. La struttura aveva iniziato la sua attività nel novembre del 2002 con una capienza complessiva massima di sessanta posti ed ha funzionato ininterrottamente per oltre dieci anni, fino a quando, nell’agosto scorso, è stata disposta la temporanea sospensione della sua attività per consentire non rinviabili lavori di ristrutturazione e di adeguamento, necessari anche a seguito dei ripetuti danneggiamenti provocati dai trattenuti. La Prefettura ha avviato le procedure per la disdetta del contratto di locazione dell’immobile e dei contratti di manutenzione per la gestione degli impianti del Centro. 

martedì 4 giugno 2013

Da Sabato 25 Maggio due reclusi del C.I.E. di Corso Brunelleschi a Torino
sono saliti sul tetto per resistere alla deportazione in Tunisia (che sarebbe dovuta
avvenire via mare, su una nave in partenza dal porto di Genova). Per passare la notte
e ripararsi dal freddo si sono costruiti una specie di tenda. 
ASCOLTA UNA TESTIMONIANZA QUI:

lunedì 3 giugno 2013

SABATO 1° GIUGNO:CIRCA 150 PERSONE
AL PRESIDIO CONTRO IL C.I.E. DI GRADISCA D'ISONZO

giovedì 23 maggio 2013

PESTAGGIO AL C.I.E. DI TRAPANI

Venerdì 17 Maggio, nel C.I.E. di Trapani Milo, un recluso viene brutalmente picchiato dai poliziotti di guardia. Il medico, dopo aver visitato il pestato, assicura che "non è nulla di grave". L’avvocato d’ufficio, “consigliato” direttamente dai poliziotti, non si capisce bene che cosa farà. Il direttore del centro (che si è fatto le ossa al C.I.E. di Modena), dopo aver assistito al pestaggio, invita i prigionieri ad “avere pazienza”. Ma i reclusi di pazienza non ne hanno davvero più:fotografano il ferito, vogliono che si sappia in giro quel che succede a Trapani, e per protesta iniziano uno sciopero della fame, ben consapevoli che contro la prepotenza della polizia non rimane altro che “andare sotto e far casino”. Aggiornamento  del 20 Maggio:lo sciopero della fame è stato interrotto. Domenica i reclusi hanno protestato rumorosamente salendo sui tetti del Centro.

ASCOLTA LA TESTIMONIANZA QUI:
http://www.autistici.org/macerie/wp-content/uploads/cie_trapani_pestaggio_18052013.mp3

martedì 21 maggio 2013


SABATO 1° GIUGNO
GRADISCA D'ISONZO (GO)
DALLE 17 ALLE 21

PRESIDIO/MANIFESTAZIONE
CONTRO I C.I.E.
SCARICA (E DIFFONDI LIBERAMENTE)
IL DOSSIER NO C.I.E. 2013:

giovedì 9 maggio 2013


MODENA:PRESIDIO CONTRO IL C.I.E. IN SOLIDARIETÀ CON I RECLUSI IN LOTTA 

(SABATO 11 MAGGIO, ORE 15, VIALE DELLA MARMORA)

Contro i lager della democrazia, dove dal 1999 vengono rinchiusi gli immigrati senza documenti e in attesa di espulsione, fino ad un massimo di 18 mesi. I detenuti sono costretti da allora a sopportare all’interno di queste strutture continui pestaggi, maltrattamenti, cibo avariato e spesso imbottito di psicofarmaci. Contro la polizia e l’esercito che ne presidiano le mura.  Contro le associazioni (Croce Rossa, L’Oasi, Connecting People, LegaCoop) che lucrano sulla detenzione degli immigrati, contribuendo alla macchina delle espulsioni.  In solidarietà alle rivolte che da sempre infiammano questi centri, qui a Modena, come in tutta Italia. La rabbia e la determinazione dei reclusi ha portato alla chiusura di molti di questi lager tra i quali quello di Lampedusa, di Gradisca d’Isonzo, di Bologna e al danneggiamento di molti altri, ora quasi inservibili. 


CHIUDERE I LAGER DELLA DEMOCRAZIA 
LIBERI SUBITO TUTTI E TUTTE 


 INTERVISTA SUL C.I.E. DI GRADISCA 


Veri e propri lager, i C.I.E. Non ci si deve stancare di ripeterlo e di ricordarlo a chiunque, soprattutto a quelli che volutamente ignorano una situazione inaccettabile e che, con la loro indifferenza, si rendono complici di un crimine di Stato perpetrato da anni contro i più deboli:immigrati, donne e uomini senza permesso di soggiorno. Persone che, lasciando il proprio paese d’origine, rischiano persino la vita per migliorare le proprie condizioni, per sfuggire alle guerre e alla repressione, per trovare un lavoro dignitoso. Persone cui è impedito di decidere dove e come stare/spostarsi sul pianeta terra. Ne parliamo con un giovane avvocato che per la prima volta entra in un Centro di Identificazione ed espulsione, quello di Gradisca d’Isonzo.


 Entrare nei C.I.E. è molto difficile:tu, in qualità di avvocato, hai potuto farlo. Vuoi raccontarci la tua esperienza?  Quando entri, trovi gli alpini con la jeep e gli zaini come se si fosse in Afghanistan. Ho incontrato i miei assistiti in una stanzetta adibita ai colloqui che, a quanto si dice, vengono registrati. Nessuno entra nei luoghi dove vivono gli immigrati. Ogni tanto viene dato uno “spettacolo” per giornalisti e parlamentari in visita.  Come sei stato contattato e perché?  Il centralino del C.I.E. prende contatto con i legali all’esterno su richiesta degli internati che, in teoria dovrebbero poter comunicare con avvocati e famigliari. Quanto avvenga effettivamente, a quante telefonate abbiano diritto, questo non lo so. Penso che tutto sia lasciato all’arbitrio o alla “disponibilità” degli assistenti sociali o di chi si occupa della cosa. Ai detenuti di Gradisca è vietato tenere il cellulare perciò sono costretti ad affidarsi all’amministrazione. Dovevo parlare con alcuni reclusi che avevano impugnato il decreto di espulsione. All’interno del centro si svolgono le udienze che riguardano la convalida di trattenimento o l’espulsione. È il giudice di pace di Gradisca d'Isonzo a tenerle, il quale si occupa quasi solo di questi casi e decide sui cosiddetti ospiti che sono all’interno. Quindi, periodicamente, la posizione di queste persone passa sotto il vaglio di un giudice.  Il giudice di pace è un giudice non togato, una figura fortemente potenziata con le nuove normative che ha un ruolo sempre più ampio nei procedimenti amministrativi. Per quanto riguarda l’immigrazione è la prima autorità cui si trova di fronte il ricorrente.  Quando si può impugnare il decreto di espulsione?  I ricorsi si basano sull’invalidità del decreto:se non  è motivato o non presenta la forma prevista per legge oppure sussistono altre motivazioni come ad esempio la presenza di una famiglia in Italia, il realizzarsi di una condizione lavorativa, di un rapporto di lavoro e dunque la possibilità dell’ottenimento di un permesso di soggiorno. Uno degli immigrati per cui si doveva scrivere un ricorso è risultato scomparso, probabilmente è stato espulso prima della decorrenza dei termini. Esiste un arbitrio a livello di espulsioni:in regione, le norme antimmigrazione vengono applicate in modo più restrittivo che in altre parti d’Italia.  Chi perde il lavoro perde anche il diritto al permesso di soggiorno. Hai incontrato persone in queste condizioni nel C.I.E. di Gradisca?  Uno dei miei assistiti si trova in Italia qui dall’inizio degli anni ’90, faceva una vita regolare. Arrivato irregolarmente, aveva ottenuto il permesso di soggiorno perché faceva il panettiere e l’ha fatto per anni, ora con la chiusura di tanti esercizi, si è trovato senza lavoro. E’ stato internato e colpito dal decreto di espulsione verso il paese d’origine dove ormai non ha più legami:a livello culturale è diventato un italiano. Sono situazioni gravi che si inaspriscono e derivano dalla crisi economica che colpisce i lavoratori e specialmente i lavoratori immigrati. Con le norme della legge Maroni, l’immigrato ha sei mesi di tempo per presentare un’istanza sulla base di un altro rapporto lavorativo, altrimenti scatta la perdita del permesso di soggiorno che apre le porte all’espulsione. Comunque i tempi di trattenimento nei C.I.E. sono enormi:una persona può rimanere rinchiusa un anno e sei mesi, un tempo lunghissimo. Nella presente fase economica sono carceri per lavoratori immigrati eccedenti che non si riescono attualmente a sfruttare. Lavoratori che oggi non possono essere assunti regolarmente ma che vanno benissimo per il lavoro nero ovunque. Non tutti gli immigrati irregolari finiscono là dentro perché le norme hanno la funzione di mantenere i lavoratori in una condizione di servilismo e ricatto assoluti, una parte deve essere colpita per la deterrenza, il resto rimane a lavorare “invisibilmente”. Abbiamo a che fare con loro quotidianamente senza rendercene conto:sono le badanti o i lavoratori nel settore agricolo e in diversi altri settori. Per quel che ne so all’interno del C.I.E. ci sono anche dei cinesi e questo è il segno che anche comunità d’immigrazione relativamente più ricche stanno risentendo della crisi e alcuni suoi membri finiscono in queste strutture perché negozi ed attività chiudono.  Le condizioni di vita nel C.I.E. di Gradisca?  Questa è gente che sta molto male, loro stessi te lo riferiscono. Più di qualcuno paragona il C.I.E. di Gradisca a Guantanamo, è un lager, soprattutto quello di Gradisca deve essere uno dei più pesanti in Italia. Vuoi per il ciclo di rivolte che ci sono state, vuoi perché è periferico, non è un C.I.E. dove si procede all’espulsione come è quello di Roma o dove vi sono strutture di massa come quello di Lampedusa. Penso che sia una struttura periferica, che ha assunto più volte funzione punitiva, ovvero atta alla reclusione di persone provenienti da altri C.I.E. in cui ci sono state rivolte. Li portano qua, in una zona isolata, fuori da un contesto di immigrazione forte come avviene per esempio a Torino dove il C.I.E. è situato dentro una cintura urbana circondata da quartieri di immigrati. Qui la struttura si trova in mezzo ai campi, al confine nord-orientale dove da un lato viene reclusa la gente che passa le frontiere in queste zone e dall’altro viene portata gente da tutta Italia in attesa dell’identificazione e dell’espulsione. All’interno evidentemente le forze dell’ordine hanno un arbitrio ancora più forte che in altri posti e quindi la situazione è peggiore che da altre parti. Le poche decine di persone recluse vengono tenute sotto un controllo totale, mentre questo è più difficile quando i numeri sono più alti, anche le proibizioni all’interno sono più severe. Ciò non toglie che vi siano ripetuti tentativi di fuga e rivolte periodiche che hanno comportato seri danneggiamenti della struttura. Per un periodo è stato completamente inagibile e le persone sono state smistate nei C.I.E. di tutta Italia. Per quanto riguarda le condizioni all’interno, il poco che si sa è agghiacciante:l’inattività è totale, vige il divieto di tenere libri, sono vietati giornali; si tratta di impedire a queste persone di accedere a qualunque messaggio dall’esterno, di annullare la loro socialità, di reprimere la loro identità religiosa. I reclusi con cui sono venuto in contatto dicevano ”qui è vietato leggere”. E, come ti dicevo, non possono avere i telefoni cellulari. Anche i legali all’interno del C.I.E. non possono utilizzare i cellulari, il telefono. Vige probabilmente l’arbitrio più assoluto.  Che cosa puoi dirci dei trattamenti psichiatrici cui sono sottoposti i reclusi?  E’ noto che nei C.I.E. vengono somministrati psicofarmaci. La psichiatria ha un ruolo importante nell’esercizio del controllo sugli internati. Tutte le persone con cui ho parlato erano segnate dall’assunzione di farmaci; erano tremanti, usavano un linguaggio ripetitivo, alcuni si muovevano male, lo sguardo perso. Credo che all’interno operino degli psichiatri che fanno capo all’Azienda sanitaria di Gorizia. Ci sono continui casi di autolesionismo – persone che inghiottono vetri, lamette, monete – per protesta contro le condizioni in cui sono costretti, allo scopo di attirare l’attenzione dei legali, per farsi ricoverare in ospedale - da dove possono tentare la fuga -, per disperazione o semplicemente per affermare di esistere. Da quanto riporta la stampa c’è un episodio di rivolta alla settimana che i reclusi attuano con il fine di ribellarsi alle condizioni in cui sono costretti e ripetuti sono i tentativi di fuga che talvolta hanno successo. Non mi è stato riferito di episodi di violenza diretta, quello che si percepiva chiaramente era il clima di paura e sembra che a Gradisca le condizioni siano più estreme che in altri C.I.E.

In ricordo di Alina Diachuk, morta suicidata nel commissariato di Villa Opicina a Trieste
il 16 Aprile 2012 dove era detenuta illegalmente (qual'e la differenza? n.d.r.) in attesa del decreto di espulsione.

(Dal #118 di "Germinal", Maggio 2013)

sabato 20 aprile 2013


RIVOLTA NEL C.I.E. DI MODENA
7 Aprile:Partita in mattinata come una protesta per l’ingresso di un ex detenuto diabetico in gravi condizioni di salute (e non per una sorta di “rissa tra ospiti di diverse etnie”, come riportato dai giornali), la rivolta arriva a coinvolgere praticamente tutti i prigionieri, considerato che la capienza del centro è di 60 posti. I reclusi si barricano nelle sezioni e iniziano a sfasciare tutto:pareti in plexiglas, grate di ferro, telecamere e cabine del telefono. Nel pomeriggio gli agenti di guardia chiamano rinforzi, ma la rivolta viene sedata solo a tarda notte, al prezzo di una repressione durissima e due ambulanze vengono fatte arrivare sul posto per curare i feriti. Lunedì sera, un gruppo di solidali saluta i rivoltosi con grida e fuochi artificiali:da dentro, i reclusi rispondono con una battitura e gridando "libertà!".

giovedì 7 marzo 2013

STUPRI, ASSASSINII, ABUSI, RICATTI...

Questa è la realtà nei "Centri di identificazione ed espulsione per immigrati clandestini" (C.I.E., ex C.P.T.), autentici lager gestiti da vari apparati militari (Polizia in primis), e da organizzazioni dalla facciata "umanitaria e pulita" come la Croce rossa, fatti costruire dalla sinistra e riempiti all'inverosimile dalla destra...Uomini e donne senza niente che vanno via dai loro paesi di origine per fuggire dalla fame, dalla povertà e dalla guerra, ovvero dagli orrori perpetrati "oltreconfine" da stati come quello al quale tutti noi sottostiamo, e colpevoli soltanto di non avere un pezzo di carta in mano:il documento...Uomini e donne dipinti dalla martellante (subdola e non) propaganda mass-mediatica come dei criminali (o nel "migliore" dei casi come potenziali), e quindi usati come capro espiatorio dai veri criminali, i padroni, per poter creare un clima di paura, discriminazione, confusione e divisione tra la gente e giustificare cosi', marciando sull'ignoranza comune, le politiche di controllo e "sicurezza" sempre più soffocanti, quindi di repressione ed oppressione...Ma tu? Tu cosa hai intenzione di fare? Voltare l'altra guancia passando la tua esistenza fra alienazione, TG, partite di calcio, film, quiz, Soap opera, Report e Porta a porta vari, e magari ogni tanto parlare male del ventennio o dell'olocausto con frasi come "Speriamo che non accada mai più" o "E' giusto mantenere viva la memoria"? Mentre in questo paese (e non solo) sono attivi dei lager (da abbattere, non da "migliorare"), la gente muore, i poveri sono sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi, a quali alibi hai deciso di attaccarti per non muovere un dito?                                                                                                                                                            A. (2010/2012)

mercoledì 13 febbraio 2013






Nelle notti di Domenica 13 e Lunedi' 14 Gennaio scoppiano due grosse rivolte nel Centro di corso Brunelleschi a Torino, la prigione per immigrati senza documenti. Prigionieri sui tetti e materassi incendiati per protestare contro il freddo e il riscaldamento spento. La polizia usa i gas lacrimogeni e la mattina di Martedi' 15 Gennaio perquisisce tutte le aree picchiando chi era salito sui tetti o chi non riesce ad alzarsi dal letto. Giovedi' 17 Gennaio una dozzina di prigionieri sono trasferiti d'urgenza al Centro di Trapani in Sicilia, il più lontano possibile.

lunedì 10 settembre 2012

Galere e C.I.E. non ne vogliamo più, colpo su colpo li tireremo giù

Sabato 15 Settembre a partire dalle ore 15.00 sotto il carcere di San Michele (Alessandria) in via Casale 50, si svolgerà un presidio di solidarietà per i compagni prigionieri in seguito alle operazioni repressive "Ardire", "Shadow" e "Ixodidea". Libertà per Stefano Gabriele Fosco , Alessandro Settepani, Sergio Maria Stefani, Giuseppe Lo Turco, Massimo Passamani (da poco trasferito anche lui ad Alessandria) e per tutt* i/le compagn* detenut*!!!
Anarchici alessandrini

domenica 13 maggio 2012


 SERATA BENEFIT PER LA LOTTA CONTRO I C.I.E.

Dalle 20:00 dibattito presentato dall'assemblea "Tra vento e tempesta".

Dalle 22:00 concerto con:
VIVERE MERDA
NO CHAPPI? BOURGEOIS!
DECADENZA

Per sostenere attivamente chi si rivolta e lotta dentro i C.I.E.
Per resistere alla militarizzazione del territorio.
Per sabotare i meccanismi dello sfruttamento.
Per fermare le espulsioni.

CONTRO I C.I.E., LE FRONTIERE E LA SOCIETA' CHE LI CREA E MANTIENE.

Telos Squat, Via Milano 17, Saronno (Va)