martedì 1 ottobre 2013

  "GIROTONDO":PICCOLA "INCHIESTA" SU ALCUNI 
SCIACALLI DELLA MONETA PRIGIONIERA

In questo opuscolo viene analizzata l’economia carceraria intesa come insieme di attività economiche legate a doppio filo al carcere, sia che siano basate sul lavoro dei detenuti sia che siano quelle legate al mantenimento quotidiano della struttura e delle persone recluse al suo interno. L’oggetto della nostra ricerca è il carcere di Monza, il carcere della città in cui viviamo. Scopriamo così che questo particolare ramo del business nasconde delle storie marce e intrise di tutte i vizi propri degli appalti e più in generale dell’amministrazione pubblica del nostro paese, particolari ben lontani dalla favola del buon samaritano che si dedica ai più deboli. Sgravi fiscali, regimi di quasi monopolio, possibilità di uno sfruttamento massimo, speculazioni. E’ questo il rovescio della medaglia della propaganda dei fautori delle politiche sociali e delle attività alternative dietro le mura.

Scarica e diffondi liberamente:http://cordatesa.noblogs.org/files/2013/04/Girotondo.CordaTesa.pdf (per richiedere copie cartacee scrivi a questo indirizzo:cordatesa@autistici.org)

domenica 29 settembre 2013

GRECIA:la mattina di Sabato 28 Settembre è stato rioccupato lo squat Orfanotrofio che era stato evacuato nel quartiere di Toumba, a Salonicco. Poco dopo è stato rilasciato un comunicato collettivo, e dal tetto dell’edificio è stato dispiegato uno striscione con la scritta “RIOCCUPAZIONE”. Nel frattempo, i solidali in strada sono stati circondati dalla polizia. L’occupazione è stata infine sgomberata a mezzogiorno. Tutti gli occupanti sono stati arrestati cantando “La passione per la libertà è più forte di tutte le prigioni”.

sabato 28 settembre 2013

SABATO 5 OTTOBRE
"GREEK INFO NIGHT AND RADICAL POETRY ON TOUR"

Il collettivo di poesia "Persona Non Grata" sta viaggiando dalla Germania alla Grecia condividendo:una serata di informazioni sull’organizzazione dal basso delle comunità, l’ascesa di Alba Dorata e gli sgomberi degli squat in Grecia // Discussione su strategie e tattiche // Poesie contro confini, oppressione e autorità.


VILLA VEGAN SQUAT
Via Litta Modignani 66, Milano
RESOCONTO DEL 9° INCONTRO DI LIBERAZIONE ANIMALE

Il gruppo organizzatore, liberamente formato da individui e gruppi che hanno deciso di prendersi cura dell’iniziativa (l’invito a partecipare a questa fase progettuale era stato divulgato a pressochè tutte le realtà antispeciste italiane), ha pensato di sviluppare questo importante momento di confronto collettivo più sull’approfondimento di alcuni “nodi” pratici e teorici che su questioni prevalentemente pragmatiche che hanno contraddistinto le edizioni precedenti. Il programma della tre giorni, che nel flyer già proponeva le tracce-riassunto di quelle che sono state le appassionate discussioni, è stato progettato per dare modo ai partecipanti di analizzare il senso di alcune parole-chiave (abolizionismo, liberazionismo, rifugi, privilegio, controllo, politicità, violenza/non-violenza, tecnologia, solidarietà, azione diretta, liberazione animale…) su cui spesso non c’è confronto nè chiarezza e che spesso segnano e condizionano profondamente le diverse pratiche del nostro rapportarci alla questione animale e a tutte la altre lotte di liberazione. Durante i due giorni di serrate discussioni (forse in futuro occorrerà lasciare più tempo libero tra un tema e l’altro), a cui hanno partecipato complessivamente circa 200 persone, si sono visti volti nuovi (sia tra i relatori che tra i partecipanti) e ci sono stati molti attivisti che hanno preso la parola; segno, questo, di un clima accogliente e di orizzontalità del dibattito (oltre che dell’interesse degli argomenti trattati) che hanno favorito il dialogo e il confronto. La ricchezza e la novità delle riflessioni emerse daranno vita nei prossimi mesi ad un opuscolo cartaceo che raccoglierà i vari interventi dei partecipanti. L’intenzione degli organizzatori è quella di presentare e diffondere l’opuscolo (dopo aver sbobinato tutte le discussioni e averne fatto un riassunto puntuale) in occasione di un prossimo incontro invernale che avrà lo scopo di riprendere il filo dei pensieri e delle discussioni fatte fin qua, valutare criticamente i risultati del lavoro svolto finora, cercare di coinvolgere più persone possibili nella progettazione del 10° incontro previsto per la prossima estate. Crediamo che, anche nelle differenze di percorsi, nelle diverse modalità con cui si progetta il proprio attivismo, nelle diverse sensibilità, o proprio grazie a queste differenze, sia auspicabile (e possibile) un confronto schietto e diretto tra le varie componenti della “galassia antispecista”. Chi ha partecipato si è potuto soffermare a riflettere e a spiegare agli altri il suo punto di vista su questioni che troppo spesso diamo per scontate o che abbiamo archiviato nella nostra mente in maniera approssimativa e/o definitiva, pressati troppo spesso dalla necessità di agire con urgenza e di trasformare immediatamente le idee in prassi. A volte occorre anche prendere la prassi e trasformarla in idee, analizzando, approfondendo, criticando, per poi trasformarla in una prassi migliore, meglio diretta o più efficace. Se è vero che uno dei limiti di questo incontro è stata la mancanza di uno spazio su cui confrontarsi per una fase operativa (le approfondite analisi non sono sbocciate in progetti concreti anche perchè non era previsto uno spazio temporale in cui questo potesse avvenire) è anche vero che ci vuole sempre un po’ di tempo per sedimentare i pensieri e le suggestioni che davvero speriamo siano nate in ognuno di noi durante l’incontro. Se in alcune circostanze, e su temi spinosi, il confronto e la critica sono stati caratterizzati da momenti di tensione e di disagio, crediamo che davvero tutti abbiano sempre cercato di riflettere con sincerità e onestà, tentando di prescindere da rancori personali o idiosincrasie tra gruppi che creano, da differenze effettive più o meno marcate e rilevanti, insormontabili ostacoli di comunicazione. Ci auguriamo che le persone e soprattutto i gruppi che non hanno partecipato o hanno deciso di non partecipare all’incontro (per impedimenti occasionali o per motivazioni ideali che purtroppo non sono state espresse e sono rimaste oscure allo stesso gruppo organizzatore) decideranno di partecipare ai prossimi appuntamenti per poter arricchire con le loro esperienze, progetti e idee il frastagliato movimento di liberazione animale. Vorremmo ringraziare i 4 fantastici cuochi che hanno dedicato il loro tempo a sfamarci e il presidio NO TAV di Venaus che ci ha ospitati mettendo a disposizione le strutture e il campeggio. I soldi raccolti attraverso il contributo per i pasti (circa 700 euro) sono stati devoluti, come già deciso prima dell’incontro, al movimento NO TAV per le spese legali degli attivisti. Per continuare nel percorso intrapreso e non relegare l’incontro all’interno di una parentesi, invitiamo chiunque abbia voglia a partecipare alla riunione aperta che si terrà domenica 10 Novembre per ragionare assieme su quanto affrontato alla 3 giorni, proseguire con le riflessioni, condividere proposte pratiche.

DOMENICA 10 NOVEMBRE, ORE 11:00
Spazio Libertario “Sole e Baleno” - Cesena
(http://spazio-solebaleno.noblogs.org)

domenica 22 settembre 2013

 LIBERAZIONE ANIMALE:OPUSCOLO "S.H.A.C. HA FATTO LA STORIA" 


Dalla considerazione che il supporto per i /le prigionieri/e ha iniziato lentamente a divenire un aspetto di secondo piano nell’attuale movimento di liberazione animale è nato il progetto "Shac ha fatto storia - Shac made history”. Questo opuscolo, scritto sia in italiano che in inglese, è stato redatto da  alcune persone che, in momenti e tempi diversi, hanno fatto parte della campagna S.H.A.C. e che sentivano il bisogno di esprimere concretamente solidarietà a coloro che nel corso degli anni sono stati /e colpite dalla repressione a causa della loro determinazione nel lottare contro l’industria della vivisezione. La campagna S.H.A.C. Stop Huntingdon Animal Cruelty, con i suoi punti di forza e i suoi limiti, ha segnato il movimento di liberazione animale internazionale ed è stata senza dubbio, con la sua lunga storia, la campagna che ha maggiormente subito l’attacco delle forze repressive. Ma nonostante i moltissimi individui che nel corso degli anni si sono impegnati nella lotta per la chiusura di Huntingdon in tutto il mondo, la repressione ha colpito solo alcuni/e. L’autorità, a braccetto con gli sfruttatori di animali, ha reagito arrestando, processando, mettendo sotto sorveglianza chi ha lottato per la chiusura di Huntingdon Life Sciences, il più grande laboratorio di vivisezione d’Europa. Queste persone, che hanno pagato e stanno pagando la forza di questa campagna, necessitano tutto il nostro possibile supporto e sostegno. Gli individui che hanno perso anni della loro vita a causa di questo sistema oppressivo, e che le autorità stanno cercando di isolare dal movimento in ogni modo possibile con severe condizioni di libertà vigilata e dure restrizioni nella loro vita privata ed attività politica, non devono essere lasciati/e soli/e. Convinte/i che la forza di un movimento si misuri dalla capacità di supportare chi viene colpita/o dalla repressione, questo testo vuole essere un contributo a riflettere sulla nostra storia, per la crescita del movimento per la liberazione animale.

 La solidarietà è un’arma, usiamola! 

 Per la liberazione animale, umana e della terra. 


Versione on-line dell’opuscolo:www.shacmadehistory.noblogs.org
Contatti:shacmadehistory@inventati.org

lunedì 16 settembre 2013

CONTRO L'INDUSTRIA FARMACEUTICA!
AUTOPRODUCI LE TUE MEDICINE NATURALMENTE

L’uomo fin dai tempi remoti ha studiato le erbe e le cure naturali, scoprendo importanti proprietà terapeutiche, oltre che nutrizionali. Nell’età moderna, però, l’uso della medicina naturale è diminuita a causa del progresso capitalistico e tecnologico, portando ad un incremento dei lavori scientifici nel campo della chimica e, di conseguenza, dell’industria farmaceutica. E’ innegabile che la maggior parte di ciò che esiste nel regno vegetale è superiore rispetto alle “droghe” usate in medicina. Naturalmente, sarei sciocca e se non riconoscessi la “bontà” di alcuni farmaci e la loro utilità. Gli studi farmaceutici danno anche ottimi risultati, contribuendo a curare malattie particolari e a migliorare le condizioni di salute di milioni di persone. Ciò non toglie, tuttavia, che i “signori in camicia” siano privi di scrupoli e usano strategie che mirano ad una società sempre più malata e dipendente dai farmaci. Perché ciò avvenga si finge di curare i pazienti e si creano nuovi malati: ci si limita a rimuovere i sintomi e si creano nuove malattie o la coscienza di esse per produrre e vendere farmaci. Come sosteneva Proust “sembra che la natura sia in grado di darci solo malattie piuttosto brevi, la medicina ha inventato l’arte di prolungarle”. Creare la dipendenza da farmaco è l’impegno costante in cui le industrie farmaceutiche si mostrano eccellenti. La fiducia che gli affida il cliente garantisce loro la continuità di guadagno alle casse dei farmacisti, dei medici e delle case farmaceutiche, le quali gestiscono questo traffico con la stessa disinvoltura con cui il protagonista di “Blow” gestiva il racket della malavita negli Stati Uniti. Le ditte finanziano la maggior parte delle ricerche cliniche sui farmaci da prescrizione e ne alterano i risultati in modo da far sembrare il trattamento in studio migliore e più sicuro. Le ditte sponsor sono strettamente coinvolte in tutti gli aspetti della ricerca: spesso disegnano gli studi, effettuano le analisi, scrivono i manoscritti, decidono se, quando e in che forma pubblicare i risultati. Insomma, sono una pessima cliente delle industrie farmaceutiche, che considero responsabili di molte malattie umane, provocate da quegli stessi medicinali che dovrebbero curare e invece creano dannosi scompensi psico-fisici e dipendenza...Quasi tutte le malattie, che siano lievi o gravi, possono curarsi con medicine naturali a costi veramente bassi e senza effetti collaterali (senza contare che possiamo auto produrle a casa nostra).
PREMESSA:Perché pare a molti che l’efficacia di prodotti fitologici o erboristici sia sempre inferiore a quella dei farmaci? In effetti esistono molti motivi per cui un prodotto fitologico (come anche un farmaco) potrebbe “funzionare”: una diagnosi scorretta, una resistenza psichica, un’assunzione delle erbe in modo inadatto, l’assunzione di sostanze che contrastano l’azione della cure. Insomma, dipende tutto da te! Dopo questa introduzione, cerco di elencare i metodi che utilizzo più spesso per curarmi dalle malattie quotidiane e che sono più semplici da mettere in pratica.

Per la febbre:applicare l’acqua fredda sul corpo (liberandoci dal calore eccessivo corporeo), con una salvietta di cotone strizzata, dalla testa ai piedi; Evitare cibi troppo conditi e pesanti e abbondare con quelli ricchi di acqua; Ottimi i cibi ricchi di beta-carotene (anguria, frutti di bosco, carote, lattuga), vitamina C (agrumi e kiwi), vitamina E (cereali, frutta secca e ortaggi) e vitamina A (peperoncino rosso, prezzemolo, spinaci,zucca, broccoli); Contro la febbre sono molto efficaci olii essenziali come quello di origano, lavanda e ginepro; Le tisane sono la cura fondamentale. Basta lasciare 2 foglie di menta in un bicchiere di acqua calda. Dopo 10 minuti bere l’infuso…ripetere l’operazione per circa 2 o 3 volte al giorno. Lo stesso procedimento può essere fatto con le foglie di cipresso o con il timo; Applicare http://www.my-personaltrainer.it/benessere/impacchi.html” impacchi  rinfrescanti per favorire la perdita di calore dal corpo. Per il mal di pancia:una borsa dell’acqua calda da applicare sulla zona dolorante o un bagno caldo possono alleviare il dolore; Restare stesi a letto è un ottimo modo per rilassare l’organismo e il sistema nervoso; Bere tisane o infusi molto caldi aiuta a rilassare la muscolatura; in mancanze di erbe idonee, si può anche bere della semplice acqua bollente zuccherata; Gli antiacidi disponibili in erboristeria, sono ottimi rimedi per il dolore da gastrite o rigurgito; Mangiare riso in bianco (senza l’aggiunta di condimenti) aiuta ad assorbire i fluidi in eccesso e ad alleviare il disturbo; Anche l’assunzione dei semi di finocchio cura il mal di pancia. Le loro proprietà digestive danno un immediato sollievo. Da assumere come infuso una mezz’ora dopo i pasti. Emicrania e/o mal di testa:fare degli impacchi con foglie di cavolo o cipolla o rafano da applicare sulla nuca per almeno una mezz’oretta; Tagliate ed applicate sulle tempie delle fette di limone o di patata tenendole ferme con un fazzoletto di cotone legato intorno alla testa; se avete a disposizione degli olii essenziali di lavanda o menta frizionate delicatamente le tempie e la fronte; Camomilla e valeriana se bevute sotto forma di una calda tisana rilassante possono aiutarvi a distendervi e a sentirvi meglio. Per la diarrea:La zuppa di carote combatte la disidratazione  e rifornisce il corpo di sodio, potassio, fosforo, calcio e magnesio. Mettete le carote in 150 ml d’acqua finché le carote sono morbide; Lo zenzero fresco o secco aiuta la digestione e stimola il tratto intestinale; Un cucchiaino da tè di menta fresca con un cucchiaino di miele e di succo di lime per tre volte al giorno.

VIVIAMO IN UNA SOCIETA’ PROGRAMMATA PER FARCI AMMALARE.
SE VOGLIAMO STARE BENE DOBBIAMO INIZIARE A PENSARE
E AD AGIRE AUTONOMAMENTE PER LA NOSTRA SALUTE.
LA NOSTRA MALATTIA E’ IL LORO PROFITTO.

martedì 13 agosto 2013

TESTO DEL VOLANTINO DISTRIBUITO DALLA FEDERAZIONE ANARCHICA LIVORNESE E DAL COLLETTIVO LIBERTARIO DURANTE I "FUNERALI DEL MARE", MANIFESTAZIONE (ALLA QUALE HANNO PARTECIPATO 2.000 PERSONE) CONTRO L'ARRIVO DEL MEGARIGASSIFICATORE GALLEGGIANTE A LARGO DELLE COSTE LIVORNESI 


 NO AL SACCHEGGIO - NO ALLO SFRUTTAMENTO 
 NO AL RIGASSIFICATORE! 

Scendere in piazza questa sera è importante per riaffermare le ragioni della lotta contro il rigassificatore, un movimento che negli scorsi anni ha portato in piazza a Livorno migliaia di persone. Il movimento contro il rigassificatore, oltre ad aver contato su un’ampia partecipazione, ha contribuito a far emergere con urgenza in città le questioni della salute e dell’ambiente, favorendo lo sviluppo di numerose lotte sul territorio e stringendo legami a livello nazionale con numerosi altri movimenti popolari. Nonostante l’ampio movimento di opposizione al progetto, nonostante stragi come quelle di Viareggio e Genova abbiano dimostrato ancora una volta come la sicurezza e la salute collettive siano sempre subordinate ai profitti di pochi affaristi, l’impianto di rigassificazione sembra essere pronto a entrare in funzione. Adesso che la “FSRU Toscana”, il famoso “bombolone”, è arrivato a largo delle coste livornesi, dobbiamo tornare a denunciare le menzogne e l’arroganza delle istituzioni. Tra le numerose bugie dell’amministrazione locale va evidenziata la falsa promessa di riduzione delle bollette del gas. È stato confermato anche dalla stampa nazionale quanto i comitati affermano ormai da tempo:il rigassificatore porterà bollette più salate ai livornesi, che dovranno garantire di tasca propria i profitti della società OLT. I “funerali del mare” non saranno i funerali delle lotte, possono invece essere un’occasione per rilanciare mobilitazioni dal basso in difesa della salute e dell’ambiente. È importante adesso dare continuità ai percorsi assembleari, estendere la partecipazione attiva, rifiutando ogni delega al partito o al politico di turno, coscienti che nessuna soluzione può esserci da parte di quelle istituzioni che piegano le proprie stesse leggi per favorire chi devasta i territori e avvelena la popolazione, da parte di quelle istituzioni che reprimono con violenza chi lotta per la salute, contro la militarizzazione, contro lo sfruttamento e il saccheggio capitalista. Una ennesima dimostrazione del ruolo delle istituzioni ce l’ha data alcune settimane fa la Regione Sicilia. In Sicilia un ampio movimento popolare contro la costruzione del MUOS (un nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari per la marina militare USA) si oppone alla definitiva militarizzazione dell’isola, alla guerra, all’attentato alla salute degli abitanti della zona. Nello scorso Aprile la Regione Sicilia aveva revocato le autorizzazioni per l’installazione del MUOS sotto la pressione del movimento popolare, a fine Luglio però la Regione stessa ha revocato il proprio provvedimento di revoca delle autorizzazioni, dando il via libera formale ai lavori. Un voltafaccia che ha fatto venire a galla i precedenti accordi della Regione Sicilia con il Ministero della Difesa per garantire la partenza effettiva dei lavori sulla pelle della popolazione. Se vogliamo vincere, se vogliamo ottenere dei cambiamenti possiamo solo affidarci alle nostre forze. Come anarchici sosteniamo l’autorganizzazione delle lotte, attraverso un metodo assembleare ed orizzontale, attraverso la pratica dell’azione diretta ed il rifiuto della delega ai partiti. Coloro che subiscono come lavoratori e come abitanti i danni dello sfruttamento e della devastazione ambientale sono gli unici che possono migliorare le proprie condizioni, nessuno lotterà al loro posto. Solo in questa prospettiva sarà possibile bloccare davvero questi progetti devastanti e costruire una concreta alternativa, libera e autogestionaria.
 Collettivo Anarchico Libertario 
 Federazione Anarchica Livornese 

venerdì 26 luglio 2013



Un giudice
(Pillola # 4)

L'invidia, il senso di inferiorità, la bassa autostima dovuti alle varie tipologie di discriminazioni, prevaricazioni ed imposizioni legate alla dottrina del modello socio-economico, tangibili, sordide, velate, "di rimbalzo" e/o sottili o meno che siano, da quelle mediatiche alle distorsioni educative/disaffettive dell'ambiente familiare e scolastico (ruoli genitoriali, simbolismo/punti di riferimento e di appoggio/sdoppiamento, competitività/stimolo all'arrivismo, etc.) in poi, portano l' "individuo" a desiderare di essere sempre e comunque "più degli altri" e ad adoperarsi per vestire a sua volta i panni dei suoi precedenti oppressori. Ogni forma di potere e tronferia d'ego (cosa dalla quale a suo modo lo stesso De Andrè non era esente, cosi' come dal "benessere" materiale), sopruso, coercizione, tattica, inganno o "furberia" si fondano in un modo o nell'altro sulla paura e il complesso, e la vendetta, per quanto a volte possa pulsare per fierezza "di sangue" nella ragione di gravi torti subiti, nella propria etica cela a fatica una difficoltà vincolante di fondo. Liberarsi (ovunque) dall'avviluppamento de-individualizzante dell'importanza del dovere in qualche modo contare, dell'essere qualcuno per gli altri o per/in qualcosa, conseguentemente anche scremando e ponendo d'inanzi ai nostri "occhi" per ciò che realmente sono (e a volte azzerando) delusioni e dolori. Dedicata a tutti quei coglioni sinistrelli e/o "indignati" assoggettati da quei pezzi di merda di Travaglio, Grillo, Santoro, etc., che nella loro frustrazione e superficialità vomitevole deridono quel criminale di Berlusconi per la sua statura, rivelando anche in ciò la loro attitudine discriminatoria.
DOMENICA 28 LUGLIO, DALLE 19 ALLE 22, SUL LUNGOMARE MATTEOTTI
A SAN FOCA (LECCE), BANCHETO INFORMATIVO SU NOCIVITÀ E GASDOTTI

lunedì 22 luglio 2013




 CESENA, 20-21 SETTEMBRE 
 SECONDO INCONTRO DEL LIBRO E DELL'EDITORIA LIBERTARIA A CURA DELLO SPAZIO LIBERTARIO "SOLE E BALENO" 
(SUBB. VALZANIA N. 27)
TORINO
Claudia, Marianna e Simona sono state condannate in primo grado a 8 mesi ciascuna per "resistenza e lesioni a pubblico ufficiale", al termine dell’occupazione dell’UNEP dell’11 Marzo scorso (per le ultime due, i domiciliari). Arrivate alla stazione di Porta Susa, le imputate hanno trovato ad attenderle un nutrito gruppo di solidali che le ha accompagnate a debita distanza con un breve corteo. All’ingresso del tribunale un cordone di celere ha impedito loro di entrare in massa, lasciando passare due o tre persone per volta “per non intasare i tornelli”, fino al riempimento della piccola aula in cui si teneva l’udienza. 

sabato 20 luglio 2013

Nessun ostaggio nelle mani dello Stato
No hostage in the hands of the State
No rehén en manos del Estado
(Salonicco/Thessalonika/Salónica)

MERCOLEDI' 24 LUGLIO, PARCO NUCCITELLI (ZONA PIGNETO, ROMA), ORE 19:30:PRESENTAZIONE DEL 9° INCONTRO DI LIBERAZIONE ANIMALE
(http://morirecontro.blogspot.it/2013/06/luogo-ancora-da-definire-www.html#comment-form)
"Lo sfruttamento animale è una questione culturale quanto economica, e chi ne incassa gli interessi non permetterà mai che gli si recidano i cordoni della borsa. Non esiterà a mettere in campo tutti gli strumenti che il denaro gli consente, dal controllo della cultura e dell'informazione alle armi della repressione. La schiera dei suoi succubi sarà sempre innumere la sua forza schiacciante. Se vogliamo disarmare ed annientare questo nemico dobbiamo colpire dove ripone il suo acido cuore"


venerdì 12 luglio 2013

Torino, 11 Luglio


"CI VOGLIONO MORTI PERCHE' SIAMO I LORO NEMICI, E NON 
SANNO CHE FARSENE DI NOI PERCHE' NON SIAMO I LORO SCHIAVI"
Maria Soledad Rosas (B. Aires, 23/05/1974 - Bene Vagienna, 11/07/1998)

domenica 7 luglio 2013

 "SLAVINA HC" 
 26-27 Luglio, Santa Barbara (Trento) 
 2 giorni di punk-hardcore benefit cassa detenuti 

I gruppi:GELO, IL MALEVERME, ESSERE, OLTRELINEA, CONGEGNO, EAT YOU ALIVE, LUCA E I SUOI FANTASTICI AMICI, VIBRATACORE, AIKIRA, CONTRASTO, ATACAMA DEATH EXPERIENCE, FLIC DANS LA TETE (+ altri da confermare)

SABATO 26, DALLE 16, DISCUSSIONE SU CARCERE, REPRESSIONE, LOTTE DEI DETENUTI - A partire dai percorsi di lotta e di solidarietà che hanno caratterizzato l'ultimo anno facciamo il punto sulle proposte di mobilitazione fatte circolare dai detenuti e sugli strumenti di conoscenza e collegamento necessari a non farci trovare impreparati nella quotidiana opposizione alla società carceraria.

 E' USCITO IL # 27 DI TERRA SELVAGGIA 
 (PAGINE ANTICIVILIZZATRICI) 

Per richieste scrivere a:"Il Silvestre", c/o F. Bonamici, cp 88, 56127 Pisa centro.
Oppure a:ilsilvestre@riseup.net (Indicando il numero di copie e l'indirizzo completo a cui spedirle)

venerdì 5 luglio 2013

LETTERA APERTA DI UNA EX DETENUTA DEL
CARCERE DELLE VALLETTE (TORINO)

È nel corpo che si sente la sofferenza immediata del carcere. Vi racconto le piccole materialità che traumatizzano le membra e fanno del carcere di Torino una delle galere più invivibili (a detta di chi di galere ne ha girate molte e a lungo). Nel femminile, diviso in 4 sezioni, sono collocate circa 200 donne, 2 in ogni cella. Le celle sono piccole e scure, hanno dimensioni di 4 metri per 2 nello spazio abitativo che dispone di un letto a castello, un tavolino a muro, 2 sgabelli - se si è fortunati - e 4 piccoli pensili. Il bagno è di dimensioni 4 metri per 1 con water, lavandino e bidet. In cella non c’è acqua calda, che è invece fredda e terribilmente terrosa. Se lasci la moka bagnata il giorno dopo puoi scorgere la traccia grigiastra lasciata dall’acqua. Se le due concelline non sono entrambe smilze e piccoline è quasi impossibile muoversi contemporaneamente senza toccarsi e intralciarsi. Le finestre sono piccole e basse, infossate verso l’interno e circondate da sbarre e da una grata a maglia fine (messa dopo la protesta delle lenzuola). L’aria già riciclata dall’esterno, chiusa dalle alta mura dei vari perimetri, non riesce a circolare e ad arieggiare la cella. Chi ha problemi di claustrofobia ed asma ne patisce molto. Di conseguenza il minimo da pretendere è che le celle rimangano aperte, mentre c’è la possibilità di uscire dal proprio cubicolo solo 4 ore su 24. Dalle 9 alle 11 della mattina c’è la possibilità di uscire all’aria, in un cortile spoglio con alte mura e nessuna fontana. Nello stesso orario è concesso fare il bucato e la doccia con l’acqua calda in un unico locale che dispone di 3 docce e un lavandino. Solo 3 persone alla volta possono recarsi a fare la doccia, in sezione si è in 50 donne. Al pomeriggio la stessa storia. Dall’una alle tre c’è l’aria e ci sono le docce aperte. Se non si fa né l’una né l’altra si rimane chiuse. All’aria c’è una rete di pallavolo e due porte barcollanti da calcio, ma c’è solo una palla bucata e sgonfia con cui oltre che calciarla per scaricare il nervoso non si può fare nessun gioco. In più le guardie portachiavi riducono il tempo d’apertura. Ad un quarto aprono e a meno un quarto chiudono, mai all’orario giusto. Riassumendo… la concomitanza degli orari dell’aria e della doccia riduce il tempo di stare all’aperto e crea l’impossibilità di fare entrambe le cose. Le docce sono poche e fanno schifo, il soffitto è giallo dall’umidità e sgocciola, l’acqua troppo dura fa squamare la pelle, lo spazio per l’aria è triste, troppo assolato e senza fonti d’acqua corrente durante l’estate, senza riparo per l’inverno. Una bella lista di ovvi motivi per lottare. I tempi e gli ambienti delle ore d’aria sono fondamentali per un minimo di sopravvivenza possibile. Rispetto alla possibilità di fare movimento e sport… ecco non c’è nessuna possibilità. Esiste una palestra, inagibile da oltre un anno. Hanno aperto un corso di pallavolo per 15 persone che hanno fatto richiesta e dopo mesi sono state chiamate a partecipare. L’inattività, causata da mancanza di strutture e mezzi, facilita il corpo a sformarsi, a deprimersi di più, a non avere la stanchezza sufficiente per dormire, a trattenere il nervoso, il malessere e la mente affranta. Gli spazi ci sono e dovrebbero essere utilizzati. Ma possiamo aspettare che qualcuno ce li conceda per generosità o sarebbe ora di esigerli con forza? Per ogni malessere non fisico il carcere propone la Terapia. La visita dallo psichiatra è quella più suggerita dalla direzione carceraria e la somministrazione di farmaci consigliata dallo psichiatra la più generosa. La maggioranza delle detenute utilizza psicofarmaci per affrontare la sofferenza e l’insonnia. Il carrellino dell’infermeria passa tre volte al giorno per dispensare anestetici all’angoscia della carcerazione. Per i mali fisici, per qualsiasi male, c’è il Brufen. Mal di collo, Brufen, mal di schiena, Brufen, mal di denti, Brufen… e così via. Il personale medico non pare così professionale, a volte di fronte a non ovvi malesseri si destreggia nello sperimentare miscugli di farmaci. Al femminile ho visto donne gonfiare con il passare degli anni (io sono entrata più volte per brevi soggiorni), altre dimagrire di molti, molti, molti chili, altre mi hanno raccontato di terribili mali a causa di cure dentistiche errate e rimedi bestiali, siringhe di miscugli di antidolorifici intramuscolo. (se hai male ai denti è la fine. Il dentista in carcere fa schifo, se si sta anni dentro con qualche problema ai denti si rischia di uscire sdentate). Ricordo che lo scorso Natale nella sezione maschile è morto un detenuto per una terapia sbagliata. Il caso è rimasto all’oscuro. Qualche suo compagno di sezione ha protestato per l’accaduto, ma come risposta ha ricevuto un immediato trasferimento in un altro carcere. I tentativi di zittire chi prende il coraggio di raccontare non devono scoraggiare. Affinché questi episodi non colpiscano più chi è costretto all’interno di un carcere, per la propria incolumità, le violenze, gli abusi e la negligenza di chi gestisce queste gabbie dovrebbero essere diffuse il più possibile e la vigilanza di chi è dentro dovrebbe essere al massimo grado, altro che psicofarmaci. I problemi di salute derivano anche dall’alimentazione. Il cibo che passa il vitto è abbondante, ma spesso è immangiabile e misterioso. Nei carrelli della casanza si sono visti frittate spugnose, sughi di carne e hamburger verdi, pasticci di patate acidi, riso sempre crudo e uova vecchie. Chi non ha soldi, chi vive da anni senza alcun legame con fuori o con una famiglia indigente impossibilitata ad aiutarla, oppure chi si è vista arrestare e sequestrare le proprie cose sospettate de essere i proventi dell’attività illecita commessa, si vede costretta a doversi cibare principalmente del cibo che passa il carcere. Diventa impossibile concedersi quei piccoli vizi che ti renderebbero un po’ più lieta, e allora rimandi tutto al desiderio. L’amministrazione offre a chi non ha soldi 15 euro al mese. Con 15 euro puoi comprarti un pacco di caffè, un pacco di carta igienica, uno shampoo, un bagnoschiuma, un pacco di assorbenti, un pacco d’acqua da 6 bottiglie e un dolcino di quelli economici. E i francobolli? Le buste? Una penna? Una bottiglia d’olio per condire l’insalata? Sei poverella? Mangi insipido e sei costretta ad elemosinare i bolli. I prezzi dei prodotti della spesa sono in continua variazione, solitamente in crescita. Si sospetta che i prezzi siano aumentati rispetto ai prezzi del supermercato, a volte la cosa risulta palese, quando il prezzo originario è ancora appiccicato sulla scatola da dove vengono distribuiti i prodotti. Dove va quel sovrapprezzo? Ad alimentare l’amministrazione carceraria che si lamenta di mancanza di fondi e di scarsità di strumenti? Secondo le normative i prezzi della spesa in carcere dovrebbero essere uguali alla prima area di commercio al di fuori. Risulta difficile capirlo visto che non esiste un elenco noto con la lista di tutti i prodotti disponibili elencati con relativo prezzo precisato. Quindi altro che mantenuto dallo Stato come suole dire la gente indifferente, il carcere è mantenuto dalle stesse detenute che inoltre lo puliscono in cambio di una paga misera e ancora più misera se hai una pena definitiva, dai soldi dello stipendio ti tolgono le spese del vitto e dell’alloggio carcerario. Altra privazione che è degna di nota è l’impossibilità di tenere il fornellino in cella per 24 ore. Esso viene ritirato alle 9 di sera alla chiusura dei blindi e ridato alle 7 del mattino. E se qualcuna insonne volesse farsi una camomilla oppure degli spaghetti aglio, olio e peperoncino? O se qualcun’altra è mattiniera e vuole bersi il caffè alle 5? “I fornellini non rimangono nelle celle perché alcune detenute sniffano il gas” questa è la scusa che hanno utilizzato le guardie, l’ispettrice e i colleghi civili, mettendo le detenute le une contro le altre, sniffatrici di gas contro cuoche notturne. E perché non incazzarci con chi ha deciso di togliercelo? C’è chi tre volte al giorno somministra terapie stordenti, chi chiude e rinchiude con mille mandate porte che ci fanno soffocare, che portano al suicidio… si preoccupano che con del gas una si possa stordire e così giustificano il fatto che ci possono levare tutto? Non sarebbe ora di smettere di essere trattate da scolare monelle, ma di comportarci come donne dignitose che si incazzano e si riprendono quello di cui hanno bisogno? In carcere si sopravvive grazie agli incontri. Nonostante la storie completamente differenti si trovano donne con le stesse paure e la stessa voglia di libertà. C’è sempre una storia divertente o colma di sfighe che vale la pena di essere ascoltata. A volte nascono discussioni su vicende avvenute nel trantran quotidiano, sui fatti di cronaca con punti di vista strampalati, su sogni su fuori, su vicende del passato, su lamentele sullo schifo del carcere. Non c’è mai tempo però per parlare a lungo. Le ore d’incontro sono quelle d’aria, da far incastrare con la doccia e due ore la sera di socialità (si può stare in 4 in cella). È poco il tempo per superare la superficialità delle cose che si dicono, per iniziare a dire le cose che si pensano, non sufficiente per concluderle. Proprio impossibile invece è comunicare con le altre sezioni dello stesso braccio. Al femminile si sono solo quattro sezioni una vicina all’altra ma è come se fossero distantissime, se sei in terza non sai quasi nulla di quello che succede in prima e sono una sull’altra. È vietato ogni tentativo di comunicare. Se urli troppo dalla finestra per parlare con una tua amica che è in un’altra sezione vieni rimproverata. Con il maschile nel 2011 esisteva ancora la posta libera, senza dover mettere i francobolli. La corrispondenza era fitta, nascevano rapporti epistolari d’amore e c’era l’opportunità di scambiarsi informazioni sulle differenti situazioni di detenzione, di far girare notizie di maltrattamenti e ingiustizie, di tirar su il morale di uno/a sconosciuto/a. Oggi le lettere interne bisogna spedirle, e il tempo di una risposta può essere anche di due settimane, perché l’attesa di una missiva che esce dal carcere ha inspiegabilmente questa durata. Riducendo al minimo l’incontro fisico con le compagne di detenzione, aumentando le distanze tra sezioni differenti, tra maschile e femminile, tra dentro e fuori i legami sono più fragili, aumenta la sensazione di isolamento, diminuisce la possibilità di far girare notizie di maltrattamenti, pestaggi o iniziative di protesta che se comunicate velocemente potrebbero avere una simultanea reazione solidale nelle altre parti del carcere e fuori. Ma per superare le difficoltà di comunicazione, e gli ostacoli che l’amministrazione penitenziaria frappone internamente tra i detenuti e tra i detenuti e il mondo di fuori è necessaria la consapevolezza che la solidarietà e la determinazione individuale e collettiva sono gli unici strumenti che abbiamo contro le violenze, gli abusi e le umiliazioni che subiamo quotidianamente. Se ci lasciamo drogare tutti i giorni, se accettiamo passivamente le condizioni in cui ci costringono a vivere, se continuiamo ad essere isolate e indifferenti perdiamo la dignità che sola ci rende libere tra quelle mura e non costruiamo nessuna ancora di salvataggio a cui aggrapparci per resistere al mare aperto in cui siamo esiliate.      
                                                                                                                                                                                         
(01/07/2013)