sabato 11 aprile 2015

...PER IL VEGETARISMO!
Sono vegetariano più o meno da 12 anni ormai, e ti assicuro che smettere di mangiare carne può essere facile. Io stesso ero, a causa di una cultura che mi imponeva di farlo come fosse normale, un autentico carnivoro. Mangiavo carne di ogni tipo, e anche spesso. Ero un ignorante che, con una consistente parte della sua alimentazione, assecondava numerosi assassinii...A tavola c'era spesso la carne, ed io sono cresciuto con questa macabra abitudine. Un giorno, dopo un periodo di riflessione interiore che si  rafforzò di conseguenza alla ricezione di varie informazioni attraverso, ovviamente, canali non ufficiali, smisi. Diedi un taglio netto. E da li' in poi, le difficoltà nel proseguire in questo mio percorso furono pochissime (e dovute soltanto ad un mio processo psico-fisico di smaltimento di certi "alimenti")...La cultura dominante ci impone una ristretta concezione domestica non solo di moltissimi aspetti della vita e quindi anche di noi stessi ma, di conseguenza, anche del nostro rapportarci con gli altri esseri viventi...Difatti, "facciamo" una netta divisione fra quali sono coloro che meritano di avere affetto e/o comunque il diritto alla vita e quali invece no ed è una cosa, questa, di una stupidità assoluta. Gli animali sono esseri senzienti capaci di provare sensazioni, emozioni e sentimenti, come appunto ben sanno tutti coloro che hanno in casa un cane o un gatto...Ma una mucca in realtà non è molto diversa da un cane, sotto questo punto di vista:è un essere intelligente, affettuoso, curioso...Però, determinati animali vengono invece trattati e considerati come nient'altro che oggetti. Smettere di mangiare carne (ma anche magari derivati animali in genere e quindi diventare vagan) è un dovere in quanto esseri viventi per il rispetto della vita altrui, di se stessi ed anche del pianeta, come capirai leggendo le righe qui sotto...Non dare quindi ascolto a ciò che ti dicono i "medici", gli "esperti", i "salutisti", ed altra gente che lavora al soldo del sistema:non è vero che mangiare carne è salutare, cosi' come non è vero che è normale farlo perché "l'essere umano è cacciatore di natura"...Sono tutte stronzate, anche perché di sicuro tu non abiti in una caverna "piantata" nel mezzo di un territorio costituito di sole rocce, e quindi non coltivabile...Questi sono soltanto atteggiamenti da intelligenza ristretta, pura apatia mentale e pochissima sensibilità. Non vivere come un automa annebbiato che compie quotidianamente gesti e sforzi per ottenere cose nella maggior parte dei casi futili e inutili, per poi adagiarti negli alibi con il fine di non compiere scelte veramente sensate e veramente importanti come appunto il diventare vegetariano, solo per un fattore egoistico/borghesotto di "piacere del palato"...Detto questo, io non sto qui a parlare da persona del tutto coerente, perché appunto, sono quantomeno fin'ora vegetariano, non vegano, quindi sono conscio di non essere esente a 360° dallo sfruttamento animale nella mia alimentazione, però allo stesso tempo mi sento lo stesso di spronare con forza chi ancora, come minimo, non ha smesso di cibarsi di cadaveri...Spero che l'articolo sottostante sia quindi in qualche modo esauriente. L'ho preso da un sito e l'ho assemblato e ritoccato un pochino. Avrei potuto sicuramente approfondire di più il tutto addentrandomi nei molteplici ragionamenti sottili o meno sottili che si possono fare riguardo un argomento cosi' delicato e importante, comunque credo che già cosi' sia per molti aspetti abbastanza valido...In fondo, poi, ho messo delle citazioni che, "al di là" delle opinioni che io ho su determinati personaggi che le pronunciarono e dei ruoli che ricoprirono nella società, mi piacciono.
A. (2009/2015)


Affinchè l'attività di allevamenti, mangimifici, impianti di macellazione e catene di distribuzione risulti economicamente compatibile con i livelli produttivi richiesti dal mercato è necessario che il prezzo di carne, latte e uova rimanga accessibile per il maggior numero possibile di consumatori. Per essere sostenibile, la zootecnia chimica e intensiva deve quindi massimizzare i profitti basandosi sul ribasso delle spese. Ormai il 99% degli allevamenti sono intensivi: gli animali vengono allevati in spazi ristrettissimi, senza mai la possibilità  di uscire alla luce del sole...Ogni tanto si vedono delle vacche al pascolo, è vero, ma sono solo quell'1% di animali più "fortunati" che vengono trattati meno peggio...Anche a questi tocca, comunque, la stessa fine degli altri, ovvero il macello...Li', vengono ammazzati senza pietà, senza alcun sentimento di compassione, senza sentire che si tratta di esseri senzienti...Sono semplicemente dei  "capi" da abbattere. I macelli sono sempre nascosti alla vista del pubblico:per potersi nutrire di animali, le persone devono allontanare il pensiero della loro uccisione. Ci deve essere separazione tra l'immagine dell'animale vivo nella "fattoria" (che oggi ormai non esiste quasi più ed è sostituita dagli allevamenti intensivi) e la sua carne da infilzare con la forchetta...Se ciascuno dovesse ammazzare da se gli animali che mangia, sicuramente molti di loro avrebbero salva la vita. Nel corso della sua esistenza (80 anni in media), ogni italiano uccide per cibarsene circa 1.400 animali tra bovini, polli, tacchini e altri volatili, maiali, conigli, e cavalli...A pagare il costo degli allevamenti intensivi sono innanzi tutto gli animali allevati, ai quali sono imposte situazioni di estrema sofferenza. Negli attuali allevamenti industrializzati, miliardi di animali destinati al macello sono costretti a vivere incatenati o chiusi in gabbie sovraffollate incompatibili con le loro esigenze fisiologiche, privati della minima libertà di movimento, impediti nella pratica di istinti affettivi e sessuali, mutilati, sottoposti a costanti terapie antibiotiche ed ormonali (sia per prevenire l'esplosione di epidemie che per velocizzare la loro crescita), ad un illuminazione ininterrotta che impedisce loro di dormire, nutriti con alimenti inadeguati, chimici e innaturali (fino ai casi delle mucche costrette al cannibalismo), costretti a respirare un'aria satura di anidride carbonica, idrogeno solforato, vapori ammoniacali, polveri varie e povera d'ossigeno...Gli animali sfruttati in questo modo, oltre a manifestare gravi patologie organiche e psicologiche (galline che si uccidono beccandosi fra loro, cannibalismo della madre verso i piccoli fra i conigli, suini che si divorano la coda etc.etc.), subiscono menomazioni e manipolazioni genetiche. Si tenta a volte di arginare l'aggressività degli animali, ad esempio dei maiali, mettendo dei "giocattoli" all'interno dei box come vecchi copertoni, sui quali gli animali si possono sfogare...Cosi', anzichè rimuovere la causa di stress si "cura" solo il sintomo, ovvero l'aggressività. Le pecore sono, per ora, le uniche a vivere per lo più all'aperto, ma sono tosate in maniera brutale in pieno inverno, e sono costrette a sopportare i rigori dell'inverno senza la protezione naturale del loro mantello...Gli agnellini maschi sono uccisi a poche settimane di vita, specialmente in occasione delle festività pasquali...Inoltre, le pecore sono costrette a figliare continuamente e, non appena sono meno "produttive", vengono macellate...Un momento di grande sofferenza per le pecore è quello della tosatura, durante il quale vengono maneggiate molto rudemente dai tosatori, e spesso rimangono ferite durante l'operazione. Nelle razze più pregiate viene procurata una ferita circolare attorno all'ano, in modo che con la cicatrizzazione si crei una zona che separa la lana dalllo stesso, cosi' che la lana non si sporchi...L'Italia è uno dei pochi paesi al mondo che consuma carne di cavallo. I cavalli arrivano dai paesi dell'est dopo una vita di duro lavoro, con viaggi estenuanti in condizioni infernali, per venire infine ammazzati nei macelli...La morte degli animali allevati è preceduta, appunto, da trasporti lunghi ed estenuanti verso i mattatoi. Stipati nei camion, senza potersi muovere per molte ore e spesso molti giorni, senza poter bere o mangiare, soffrendo il caldo o le intemperie arrivano al macello in gravi condizioni di stress, spesso cosi'debilitati da non riuscire nemmeno ad alzarsi...Qui, a causa della rapidita'delle linee di macellazione (talvolta fino a 400 capi all'ora ognuna) spesso non sono storditi in maniera corretta e sono quindi coscienti quando viene loro tagliata la gola, quando sono scuoiati, decapitati, squartati, o quando giungono nell'acqua bollente delle vasche di scottatura. Un operaio di un macello americano, nel corso di un'intervista, ha dichiarato che almeno il 15% degli animali muore ogni giorno "pezzo dopo pezzo", roteando gli occhi e muovendo la testa (alcuni suoi colleghi usano protezioni da hockey per non subire gravi lesioni dagli animali agonizzanti). Per i suini il momento del macello è particolarmente penoso, perché il numero delle uccisioni è altissimo, anche 1.000 animali in una mattinata. In queste situazioni lo stordimento molte volte non viene ben applicato, e quindi gli animali vengono sgozzati e poi gettati nelle vasche di acqua bollente ancora coscienti... Infatti, quando se ne esaminano i polmoni, molto spesso si vede che contengono sia sangue che acqua. Il che dimostra che gli animali erano ancora vivi e hanno respirato acqua bollente quando sono stati gettati nelle vasche. L'unica morte davvero indolore renderebbe necessario narcotizzare l'animale, ma questo non è possibile, perchè le sue carni devono poi essere mangiate. Ma anche se esistesse un tipo di macellazione senza sofferenza, è chiaro che non sarebbe comunque accettabile perchè è l'idea stessa di uccidere un animale, come se potessimo disporre della sua vita a nostro piacimento, che è totalmente inaccettabile. Per quanto riguarda i pesci, la loro morte è ancora peggiore:muoiono asfissiati, in una lenta agonia muta, perchè non siamo in grado di sentire i suoni che emettono...A volte arrivano nei banchi delle pescherie ancora vivi a terminare la loro agonia nel ghiaccio. I crostacei e i molluschi finiscono bolliti vivi. Accade molto frequentemente che gli animali non vengano macellati nel macello più prossimo all'allevamento... Gli animali sono stipati negli autocarri come detto senza alcuna possibilità di riposo, senza bere, senza mangiare, compresi i cuccioli...Molti di  loro arrivano a destinazione in pessime condizioni, mentre altri muoiono durate il viaggio. Nel camion, se un animale cade, spesso non riesce a rialzarsi, viene calpestato e subisce fratture alle zampe o al bacino. Questi animali, se possibile ancora più sfortunati degli altri, mentre tutti vengono spinti verso il mattatoio rimangono sul veicolo in preda a dolori lancinanti, per poi essere agganciati agli arti fratturati e trascinati fuori. Non vengono sottoposti ad eutanasia (gli allevatori non vogliono perdere soldi), ma "aspettano" il loro turno di macellazione...Gli animali che muoiono lungo il viaggio vengono invece buttati in un mucchio in quella che viene chiamata la "pila dei morti"...Il trasporto è particolarmente duro per i cavalli poichè, dato che in Italia non ne vengono "prodotti" abbastanza, i macellai si riforniscono appunto nell'est europeo, dove i cavalli sono ancora usati e, dopo una vita di lavoro, vengono a concludere la loro esistenza nei mattatoi e sulle tavole del "nostro paese"...Per motivi di profitto, gli animali vengono stipati all'inverosimile, mescolando tra loro individui ammalati, debilitati e anche molto giovani. I polli, essendo di poco valore, subiscono un trattamento ancora peggiore perchè se qualcuno muore durante il tragitto, la perdita è minima. Gli autocarri vengono caricati di notte, gli operai devono caricare 25.000 animali nel minor tempo possibile, e quindi essi vengono trattati rudemente lanciati di mano in mano come fossero palloni fino a essere stipati nelle gabbie...Il mondo moderno industrializzato minaccia l'ambiente naturale in più e più modi. Di queste minacce, e di come porvi rimedio, si discute da anni in vari ambiti. Ma viene sempre trascurato un fattore fondamentale: l'allevamento di bovini e altri animali per l'alimentazione umana. L'allevamento su vasta scala, sia di tipo intensivo (in grosse stalle senza terra dove gli animali sono stipati, come accade in Italia) sia di tipo estensivo (i grandi ranch degli Stati Uniti, o i pascoli nei paesi del sud del mondo) è chiaramente insostenibile dal punto di vista ecologico. Lo è stato nel passato, ma ogni volta si sono scoperte nuove terre da sfruttare e ogni volta e'ricominciata l'invasione dei bovini...Ormai, però, la metà delle terre fertili del pianeta viene usata per coltivare cereali, semi oleosi, foraggi, proteaginose, destinati agli animali. Per far fronte a questa immensa domanda (in continuo aumento, in quanto le popolazioni che tradizionalmente consumavano poca carne oggi iniziano a consumarne sempre di più), si distruggono ogni anno migliaia di ettari di foresta pluviale per far spazio a nuovi pascoli o a nuovi terreni da coltivare per gli animali che in breve tempo si desertificano, e si fa un uso smodato di prodotti chimici per cercare di ricavare raccolti sempre più abbondanti...Oltre alla perdita di milioni di ettari di terra  coltivabile (che potrebbero essere usati per coltivare vegetali per il consumo diretto degli umani), e oltre all'uso indiscriminato della chimica vi è la questione dell'enorme consumo d'acqua in un mondo irrimediabilmente assetato. I pericoli per la salute umana che derivano dal consumo di alimenti di origine animale (carne, pesce, uova, latte e latticini) sono molti, non tutti evidenti e conosciuti alla maggior parte delle persone, anche se negli ultimi tempi si è iniziato a parlarne. Varie epidemie sono scoppiate, in tempi remoti e recenti, tra gli animali d'allevamento, portando con se il serio pericolo (in alcuni casi diventato realtà) di contagio animale-uomo. Gli animali negli allevamenti intensivi sono imbottiti di antibiotici e farmaci di vario genere, e i pesci pescati nei mari sono un concentrato delle sostanze tossiche di cui le acque sono oggi "ricche". Ma anche tralasciando tutti questi pericoli, rimane comunque il fatto che una dieta a base di alimenti di origine animale è inadatta all'organismo umano, e porta a tutte quelle malattie degenerative che costituiscono le prime cause di morte nei paesi ricchi. Ed anche supponendo, per assurdo, che gli animali non possano trasmetterci alcuna infezione e non siano infarciti di farmaci, anabolizzanti e sostanze tossiche, rimane comunque il fatto che una dieta a base di alimenti di origine animale è lo stesso inadatta all'organismo umano. Per prevenire e curare le più comuni e gravi patologie degenerative tipiche dei paesi industrializzati occorre cambiare dieta limitando di molto, o escludendo del tutto, i prodotti di origine animale. Negli ultimi anni il mito delle proteine animali è stato abbandonato anche dai nutrizionisti che in passato lo sostenevano. E' stato ampiamente dimostrato che molti vegetali possiedono il medesimo contenuto proteico delle carni e che possono soddisfare il nostro fabbisogno di aminoacidi essenziali e non essenziali: legumi, cereali integrali, verdure, semi e noci contengono tutti gli aminoacidi. Non è neppure necessario combinare questi alimenti in un unico pasto, come anni fa consigliava erroneamente la teoria della complementarità delle proteine. Le proteine di soia, inoltre, equivalgono nutrizionalmente a quelle animali e, se lo si desidera,possono costituire quasi l'unica fonte di assunzione proteica. Le patologie cardiovascolari, neoplastiche e l'obesità sono in diretta relazione con l'eccessivo consumo di grassi, in particolare di grassi saturi, che fanno depositare il colesterolo nei vasi arteriosi, causando danni irreparabili all'organismo umano. I prodotti di origine animale sono ricchi di questi grassi, mentre i vegetali ne sono poverissimi. Un cospicuo numero di studi epidemiologici dimostra che un'alimentazione priva di alimenti di origine animale è la più confacente alle esigenze dell'organismo umano e numerose pubblicazioni hanno accertato come (grazie all'abbondante introduzione di vitamine, minerali, fibre, carboidrati complessi, oligoelementi, biostimoline e molte altre sostanze sinergiche) nelle persone che si alimentano in questo modo sia considerevolmente minore l'incidenza di gravi patologie quali tumori, ipertensione, arteriosclerosi, infarto, ictus, diabete, obesità, osteoporosi, calcoli ed altre patologie che costituiscono le principali cause di malattia e mortalità nei paesi industrializzati...Circa 24.000 persone muoiono ogni giorno a causa della fame, della denutrizione e delle malattie ad essa collegate. Di queste,circa 18.000 sono bambini...Ciò significa che ogni settimana muoiono circa 170.000 persone, ogni mese circa 700.000, ogni anno quasi 9 milioni...In totale, un miliardo di individui non ha cibo a sufficienza mentre un altro miliardo consuma carne in maniera smodata. E' questo il problema di fondo:lo squilibrio nella distribuzione delle risorse. L'attuale disponibilità di derrate alimentari potrebbe consentire a tutti gli abitanti del pianeta di assumere un numero sufficiente di calorie, proteine, e altri nutrienti necessari. Le produzioni attuali di cereali e legumi sarebbero sufficienti a sfamare tutti, occorrerebbe solo consumare direttamente i vegetali anzichè usarli per nutrire gli animali... Ovviamente, però, il problema della ridistribuzione delle risorse non è causato soltanto dallo spreco dovuto allo smodato consumo di carne da parte dei paesi ricchi ma bensi' è sicuramente più ampio, però questi specifici sprechi vi contribuiscono comunque in maniera molto profonda significativa...Nei paesi poveri sono state incentivate le produzioni di cereali destinate ad essere esportate e successivamente utilizzate come mangime per l'allevamento intensivo del bestiame, bestiame che si trasforma in tonnellate di carne e va a costituire la dieta squilibrata del nord del mondo, dove l'emergenza sanitaria è ormai costituita dall'obesità e da tutte le malattie connesse alla sovralimentazione e all'eccessivo consumo di prodotti animali, mentre il sud del mondo si vede sottrarre le proteine vegetali con cui potrebbe garantire la sopravvivenza ai suoi figli...


"Verrà il giorno in cui il resto degli esseri animali potrà acquisire quei diritti che non gli sono mai stati negati se non dalla mano della tirannia. I francesi hanno già scoperto che il colore nero della pelle non è un motivo per cui un essere umano debba essere abbandonato senza riparazione ai capricci di un torturatore. Si potrà un giorno giungere a riconoscere che il numero delle gambe, la villosità della pelle o la terminazione dell'osso sacro sono motivi egualmente insufficienti per abbandonare un essere sensibile allo stesso fato. Che altro dovrebbe tracciare la linea invalicabile? La facoltà di ragionare o forse quella del linguaggio? Ma un cavallo o un cane adulti sono senza paragone animali più razionali, e più comunicativi, di un bambino di un giorno, o di una settimana,o persino di un mese...Ma anche ammesso che fosse altrimenti, cosa importerebbe? Il problema non è "Possono ragionare?", nè "Possono parlare?", ma  "Possono soffrire"..." (Jeremy Bentham, filosofo) / "E' pericoloso svegliare il leone, il dente della tigre è fatale, ma la cosa più spaventosa di tutte e'l'uomo nella sua follia" (Friedrich Schiller, poeta e drammaturgo tedesco) / "Ci sono infatti molti amanti della caccia che si sono veramente induriti, tanto da uccidere ed essere cattivi; sono creature disgustose che hanno la passione del sangue, che sono abituate a sentire i lamenti e che si trovano a loro agio solo tra i piaceri chiassosi e inebrianti. Altri hanno scoperto il piacere di cacciare a causa dell'educazione rozza ricevuta. Ciò vale non solo per i cacciatori di professione, ma anche per molti nobili di campagna e altre persone simili che non hanno imparato un lavoro ragionevole ed umano e, senza riflettere, non sanno ammazzare il proprio tempo se non con la caccia" (Wilhelm Dietler, professore di filosofia tedesco, autore) / "Nello spazio in cui vive un cacciatore possono vivere dieci pastori,cento contadini e mille giardinieri. La crudeltà contro gli animali non può essere conciliabile nè con una vera cultura,nè con una vera erudizione. E' uno dei pesi più caratteristici di un popolo grezzo e ignobile"  (Alexander v. Humboldt, naturalista e geografo tedesco) / "Qualsiasi cosa un uomo faccia agli animali,gli verrà ripagata con la stessa moneta" (Pitagora, filosofo greco e matematico) / "La compassione e l'empatia per gli animali generano compassione ed empatia per gli esseri umani. La crudeltà verso gli animali genera crudeltà verso gli esseri umani" (Mark Bekoff e Jane Goodall, da "Insieme ai nostri amici animali") / "Essere vegetariano è la mia protesta verso il comportamento collettivo. Essere vegetariano significa essere in disaccordo. In disaccordo su come va il mondo oggigiorno. Carestie, crudelà. Dobbiamo prendere una posizione contro queste cose. Il vegetarismo è la mia presa di posizione. E penso che sia una presa di posizione consistente" (Isaac Bashevis Singer) / "L'uomo che uccide un animale oggi, è l'uomo che domani ucciderà la gente che lo disturberà" (Diane Fossey) / "La violenza ha le proprie radici nella debolezza" (Seneca) / "Il destino degli animali è indissolubilmente collegato al destino degli uomini" (Emile Zola) / "Sono fermamente convinto che cessare di nutrirsi di animali rappresenta un momento imprescindibile nella graduale evoluzione della razza umana" (H.D. Thoreau) / "Fino a quando non mostrera'compassione per tutte le creature viventi, l'uomo stesso non troverà pace" (Albert Schweitzer) / "Tutto ciò che può sentire dolore non dovrebbe essere sottoposto al dolore" (R.M. Dolgin) / "Più volte ho pensato che per quanto riguarda il suo comportamento verso gli animali, ogni uomo è un nazista" (Isaac Bashevis Singer - 1904/1991 -, scrittore ebreo e vegetariano) / "Prendi posizione. La neutralità favorisce sempre l'oppressore, non la vittima. Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, non il torturato" (Elie Wiesel) / "I nostri nipoti un giorno ci chiederanno:"Dov'eri tu durante l'Olocausto degli animali? Che cosa hai fatto per fermare questi crimini orribili? A quel punto,non potremo usare la stessa giustificazione per la seconda volta, dicendo che non lo sapevamo" (Helmut Kaplan) / "Ho sempre sentito che c'era qualcosa di eticamente ed esteticamente osceno nel prendere un bell'animale senziente, colpirlo alla testa, tagliarlo a pezzi e rimpinzarmi" (Alex Hershaft, sopravissuto all'Olocausto nazista, vegetariano dal 1962, fondatore di Farm)
(Sardegna)

Lunedì 13 Aprile (dalle 16.00 alle 18.30), presidio controinformativo e di protesta
davanti al Museo della Scienza e della Tecnologia (Via S. Vittore 21, Milano)
per contrastare la loro idea di (nano)mondo

Il 13 Aprile 2015 si terrà l’evento: “Esplora il nano mondo: dialoghi sulle nanotecnologie“, presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci. Esperti e ricercatori vogliono creare un dialogo con cittadini e studenti per avvicinarli al "meraviglioso" mondo delle nanotecnologie, così come in passato hanno usato tecniche simili per cercare di convincerci della bontà del nucleare, delle biotecnologie e di altre nocività. Un'operazione di propaganda mirata che cercherà, sotto forma di gioco, di mostrare gli apparenti vantaggi di alcune delle applicazioni delle nanotecnologie, ma di certo non ci mostrerà l'ideologia di dominio che sottende il mondo bio/nanotecnologico: meccanizzazione degli organismi viventi e della natura, contaminazione irreversibile, imprevedibilità delle conseguenze, uso delle nanotecnologie per fini militari e di controllo sociale, imposizione dall'alto di un mondo sempre più artificializzato e sottomesso alle logiche di mercato. La dittatura tecnoscientifica sul pianeta ha già prodotto abbastanza disastri, non ci stiamo ad essere cavie delle loro manipolazioni create in laboratorio e poi diffuse in maniera autoritaria nel mondo, visto dagli scienziati come un laboratorio a cielo aperto... Le nanoparticelle sono già ampiamente diffuse in molti prodotti di uso comune, disseminate nel cibo, nell'aria, nell'acqua e nei terreni, droni e microchip controllano ogni nostro movimento restringendo sempre più il campo della nostra libertà personale. Ora vogliono convincerci che si tratti soltanto di un gioco da osservare con curiosità sotto la lente di un microscopio, ma le conseguenze di tutto ciò le subiremo e le stiamo già subendo noi, gli animali e il pianeta su cui viviamo.

lunedì 30 marzo 2015

Il 20 Marzo, durante un concerto in un locale di Vignanello, nel viterbese, è scoppiata una rissa tra antifascisti e militanti di Casapound. Nel corso dello scontro, avvenuto all'esterno del circolo, i fascisti hanno tirato fuori (e usato, ferendo) i coltelli. I carabinieri ("probabilmente" sopraggiunti a tutela dei loro camerati), hanno denunciato tutti i partecipanti alla rissa.

RESISTERE AL DOMINIO TECNOLOGICO
(Villa vegan occupata, Milano)

Crisi, fame nel mondo, salute, progresso e benessere dell’umanità sono gli argomenti più utilizzati dagli esperti per convincerci della necessaria e massiccia introduzione delle biotecnologie nelle nostre esistenze. La ricerca scientifica e l’espansione industriale sono da sempre strumenti di arricchimento e dominio per chi detiene il potere e si basano sull’impoverimento, lo sfruttamento e l’oppressione di tutto il resto: esseri umani, animali e natura. Questo è ancora più evidente oggi con lo sviluppo di nuovi rami della scienza come biotecnologie e nanotecnologie, che vanno a modificare la materia e gli organismi viventi fin nelle loro particelle più piccole, creando nuove chimere. Il 23 Aprile si terrà la prima udienza del processo a Billy, Costa e Silvia istituito dalla procura torinese per tentare ancora una volta di reprimere chi ha deciso di opporsi fermamente a tutto questo e passare all’azione, attaccando il centro IBM di nanotecnologia di Zurigo nel 2010. Cogliamo l’occasione del loro processo per rilanciare la lotta contro le biotecnologie, nanotecnologie e il dominio scientifico. Vogliamo approfondire queste tematiche, che spesso risultano molto complesse, condividendo le nostre conoscenze e materiali, per affinare la nostra capacità critica e liberarci dalla delega a tecnici ed opinionisti spesso di parte. Troviamoci per dei pomeriggi di studio autogestito. Ci sarà del materiale a disposizione, porta quello che vuoi proporre o condividere.

GIORNATE DI AUTOFORMAZIONE - Domenica 5 Aprile, dalle 14.30, si parlerà di nanotecnologie (RFID, smartdust ecc.). Domenica 12 Aprile, dalle 14.30, si parlerà di transumanesimo e scienze convergenti (informatica, robotica, neuroscienze…). ALTRE INIZIATIVE -  Domenica 19 Aprile, dalle 16, presentazione e dibattito sull’opuscolo “Il campo del controllo, una raccolta di scritti contro la ricerca biotecnologica e il dominio”.  A seguire aperitivo. Dalle ore 20,30 proiezione del documentario “Un mondo senza umani” (Francia, 2012). Martedì 21 Aprile, dalle 14, in Piazza Belgioioso a Milano, presidio contro il BioInItaly, evento organizzato da Banca Intesa San Paolo per finanziare nuovi progetti biotecnologici e nanotecnologici.

Fermiamo l’assurdo sogno degli scienziati di controllo totale sull’esistente.
Per un mondo libero e selvaggio, per la liberazione animale, umana e della Terra.

LA LEPRE (lalepre@canaglie.org - www.lalepre.noblogs.org)

venerdì 27 marzo 2015

(ROMA)
SABATO 28 MARZO, REGGIO EMILIA (PIAZZA GIOBERTI, ORE 14:30):CORTEO NAZIONALE CONTRO O.P.G. E TUTTI I MANICOMI.
CHIUDIAMO TUTTI I MANICOMI! LIBERIAMOCI DALLA PSICHIATRIA!

NO O.P.G., NO REMS, NO PSICHIATRIA! Esistono muri, a volte invisibili, che dividono la normalità dalla "follia". Sono costruiti dal potere e rafforzati dal deserto che si trova al loro esterno. La presunta, prorogata ormai da 4 anni, chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) lascerà spazio all'istituzione delle Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS). Cambia il nome, gli internati sono deportati, gli appalti assegnati e lo slancio riformista soddisfatto. Ma le nuove strutture conservano la medesima attitudine repressiva e il concetto stesso di manicomialità, perpetuandone lo stigma. Lungi dal rappresentare un indebolimento della detenzione senza fine e della psichiatria, ne sono la continuazione aggiornata, calibrata su modelli detentivi improntati a esternalizzazione e privatizzazione, come avvenuto per i C.I.E. (Centri di Identificazine ed Espulzione). Da questa prospettiva, si intravede un sistema detentivo sempre più articolato in cui i concetti arbitrari di "malattia mentale" e "pericolosità sociale" acquistano maggior rilievo, avallati da perizie mediche incontrastabili. È importante e urgente riconoscere il ruolo centrale che ricopre la psichiatria nella nostra società, come uno dei mezzi più violenti, invisibili, versatili e repressivi in mano al potere. A Reggio Emilia sono concentrati i principali organi repressivi e di detenzione quali: Tribunale di Sorveglianza, Carcere, Opg, le Strutture ad Alta Sorveglianza Psichiatrica e sono già in costruzione le future Rems. Le mura possono essere di cemento o chimiche, possono essere utilizzate per punire o per prevenire. Non esistono compromessi: i corpi e le menti non si rinchiudono. Distruggiamo i manicomi, liberiamoci dalla psichiatria: perché i nostri pensieri siano sempre più pericolosi per chi li vorrebbe incatenati.

RETE ANTIPSICHIATRICA
Per info: violazione@autistici.org

lunedì 23 febbraio 2015

martedì 3 febbraio 2015

FRECCE TRICOLORI
Quando la propaganda nazional-militarista si traveste
in "spettacolo" per un popolo di servi ignoranti

lunedì 2 febbraio 2015

E' NATO "L'URLO DELLA TERRA"
NUOVO GIORNALE ECOLOGISTA RADICALE

In questo numero:
- L’ecologismo radicale e il selvatico    
- Le conseguenze sociali e politiche dell’esposizione e dell’uso dei social network    
- Memorie dal futuro: la singolarità tecnologica che viene    
- Hambach la foresta che resiste: intervista        
- Un’altra campagna è possibile…     
- Attacco alla Bayer    
- Repressione di Stato: autorepressione di Nicole Vosper

Editoriale:

In tempi di social network, di relazioni frettolose e più in generale dove il senso delle cose sfuma in una moltitudine quantitativa, rilanciare con un giornale cartaceo può sembrare perlomeno fuori luogo o fuori tempo, secondo quale è lo spazio da dove facciamo partire il nostro sguardo. Questo strumento non ha alcuna pretesa di essere la soluzione di una qualche mancanza, definita o indefinita, di un preteso movimento o contesto. Sicuramente non ci interessa riempire quel calderone dell’informazione alternativa, che per sua stessa costituzione non può mai riempirsi per lo sconcerto dei suoi maggiori promotori. Intendiamoci, la controinformazione ha la sua importanza, ma pensiamo che questa non deve rimanere mera informazione e deve essere capita nei contesti dove va ad operare per poter essere successivamente agita nel vivo delle lotte. La consapevolezza critica non è da confondere con l’accumulo di informazioni. Nel pieno dell’informazione mai ci si è ritrovati così poco informati e spaesati come di questi tempi, dove la vecchia cassetta degli attrezzi non contiene strumenti utili e precisi, ma un calderone di attrezzi per tutti gli usi, anche quelli che non conosciamo. Dobbiamo ancora capire qual’è la relazione possibile tra ogni singolo strumento e quel determinato problema che ci troviamo ad affrontare.

Per affrontare i problemi che di fronte a noi non vanno certo a diminuire, ma semmai si moltiplicano e convergono tra loro lasciandoci sempre indietro, di strumenti ne servono, non se ne può fare a meno se si vuole mettere insieme una progettualità, seppur limitata e circoscritta al momento. I tempi corrono con tutte le possibili esperienze che si possono fare e incontrare: tutti questi momenti e situazioni sono li a dimostrarlo, dotarsi di un progetto, che non è da confondere con le strategie, si rende fondamentale se si vuole essere per questo sistema qualcosa di più di un semplice fastidio occasionale. L’urlo della Terra si fa sempre più lacerante, tanto che ormai sembra diventata l’abitudine. Questo urlo però non parla soltanto di un pianeta che muore sempre di più sotto i colpi della civilizzazione, che si degrada e si impoverisce anche di senso insieme ai suoi abitanti animali e non. C’è anche una Terra che si ribella, che lotta e resiste nonostante tutta questa situazione. Di fatto quello che fa la differenza, che è immediatamente comprensibile senza tanti sofismi, è il non essere complici di quella distruzione e degradazione del vivente che è stata portata avanti fino adesso e di quella che verrà, che è decisamente più tenace e soprattutto irreversibile nelle sue conseguenze ultime.    

La non collaborazione con questo sistema di morte non è abbastanza: la disobbedienza è di fatto tollerata perché recuperata o recuperabile, al contrario invece della conflittualità permanente, quella insuscettibile di ravvedimento che non trova soluzione ai problemi sedendosi allo stesso tavolo con chi sfrutta e bombarda nella nuova veste democratica. Il nuovo tecno-totalitarismo non è solo quello dell’imposizione, ma soprattutto quello della partecipazione, della coesistenza: si è chiamati tutti e tutte a collaborare su base volontaria al proprio sfruttamento, perché un’altra possibilità non esiste. Di fatto l’alternativa è già inclusa nell’unico pacchetto che può contenere una centrale atomica insieme ad una centrale eolica che si fanno un’ottima compagnia in un bel prato verde. La de-responsabilizzazione si è diffusa largamente in ogni parte interessata, fino ad insinuarsi anche nelle nostre teste: la crisi ecologica e sociale non è causa nostra e neanche del sistema. Da una parte c’è chi con la crisi ne ha fatto il nuovo business, dall’altra c’è chi subisce tutte le conseguenze di un sistema al collasso che fa pagare a vite ed ecosistemi il proprio sfacelo. Niente si salva dalla megamacchina che tutto trita sotto il proprio sostentamento. Come quegli animali resi meri corpi che il dominio ha destinato a un’infinita catena di riproduzione e morte.    

Affronteremo delle questioni che ci stanno particolarmente a cuore e che consideriamo della massima importanza come gli sviluppi, le diramazioni e convergenze delle tecno-scienze, la crisi ecologica e con essa la degradazione del vivente. Tratteremo le questioni da vari aspetti e vari sguardi per permettere di costruire un pensiero ed una critica radicale che possa essere una traccia per capire quello che sta avvenendo e soprattutto che non avviene nelle lotte. Non pubblicheremo di tutto, cosa per altro poi abbastanza improbabile considerando l’esistenza di siti internet e bollettini che già svolgono l’importante lavoro della controinformazione. Punteremo su singoli aspetti:  uno scritto, un’azione che a nostro avviso possa essere utile per capire, per portare dei dubbi e degli interrogativi. Saranno infatti dubbi e interrogativi la nostra prerogativa e non le solite risposte facili e buone solo per fare degli slogan. L’Urlo della Terra vuole essere una voce di quella resistenza che dura da generazioni e che unisce in un unico filo un Penan del Borneo a chi difende le ultime foreste in Europa, una contadina indiana che protegge la biodiversità dai semi terminator ad un falciatore di campi O.G.M. di una moderna stazione sperimentale in Inghilterra…

Per contatti e richieste: urlodellaterra@inventati.org (3 euro a copia più spese di spedizione 1,30 euro; per i distributori minimo 5 copie: 2 euro a copia più spese di spedizione 1,30 euro; spese di spedizione per l’estero: 5,50 euro). CONTO CORRENTE - Codice IBAN: IT11A0760111100001022596116. Per L’estero: Codice BIC BPPIITRRXXX Intestato a Marta Cattaneo (specificare la causale L’urlo della Terra)

BERGAMO, GIOVEDI' 5 FEBBRAIO:PRESENTAZIONE DEL LIBRO "L'ENIGMA
DELLA DOCILITA' O DELLA SERVITU' IN DEMOCRAZIA"

COLLETTIVO ANARCHICO UNDERGROUND
Via Ponchia 8 (quartiere Monterosso)


IL FASCISMO DELLE DEMOCRAZIE E I SUOI OPPOSITORI
L'enigma della docilità o della servitù in democrazia
di Pedro García Olivo (NAUTILUS, 2014)


I regimi liberali dell'Occidente avanzano verso un modello di gestione politica e organizzazione sociale che si potrebbe definire fascismo democratico. Condividendo con i fascismi del passato due tratti fondamentali (assenza di critica e opposizione interne unita alla spinta espansionistica verso l'estero detta oggi globalizzazione) possiede però due caratteristiche che lo contraddistinguono come novità storica: la de-politicizzazione della cittadinanza e la tendenza a celare le dinamiche autoritarie delegandole al suddito che in questo modo diventa sempre più il poliziotto di sé stesso e di tutti gli altri. L'indagine per tentare di risolvere questo Enigma della docilità muove i primi passi dalla scuola, e scorrendo la biografia dell'autore se ne capirà il motivo. Pedro García Olivo nasce nel 1961 a Fuente-Álamo (Albacete, Spagna); dopo la laurea in Storia e Geografia all’Università di Murcia si reca in Nicaragua al tempo dell’assedio alla Contra, lavorando in cooperative di assistenza agli sfollati di guerra, mentre a fine anni ’80 è in Ungheria come ricercatore all’Università di Budapest. Tornato poco dopo in Spagna diventa professore liceale, praticando deliberatamente l’insubordinazione fino ad abbandonare l’insegnamento: per otto anni si dedica alla pastorizia in un villaggio dell’entroterra di Valencia ma, per problemi economici, nell’estate del 2001 torna all’insegnamento. Nell’ottobre 2010 rinuncia definitivamente all’educazione: "ho smesso di lavorare e di obbedire, dedicandomi all’esperienza “demoniaca” dell’estinzione in libertà". Fedele a una delle massime della filosofia antica (“pensare la vita, vivere il pensiero”) e quasi come i cinici antichi, comincia un processo di realizzazione esistenziale che è anche un gesto di rivolta disperata, arrivando ad accettare aiuti e contributi economici, senza per questo sentirsi né umiliato né lusingato: "oggi ripongo il mio orgoglio residuale nella fuga dal lavoro e dalla scuola; e mi si può considerare come un autore mendicante".

L'opera di García Olivo parte dalla critica della pedagogia e di ogni  tipo di scuola, anche quelle cosiddette libertarie e gli esperimenti pedagogici “alternativi”, con la pubblicazione de El irresponsable nel 2000, e prosegue con El enigma de la docilidad (2005) e L'educatore mercenario (2007) finora unico suo testo tradotto in italiano da Sprofessori (disponibile in rete); in sintonia con le idee sulla de-scolarizzazione di Illich, si è ispirato anche ad alcune esperienze di paesi perlopiù sudamericani, dove si sta cercando di abbandonare l'educazione all'occidentale e di sostituirla con pratiche che negano la reclusione obbligatoria dell'insegnamento (le classi, i banchi, i computer...) e mettono in discussione il rapporto squilibrato, autoritario o amichevole poco importa, tra la figura dell'educatore-demiurgo e quella dello studente. La presentazione di questi libri lo porta non solo in giro per la Spagna ma anche a essere invitato in molti paesi del Sud America: La bala y la escuela (Il proiettile e la scuola, 2009) è una feroce critica non tanto dei danni che i nostri regimi stanno compiendo qui, in Europa, quanto di come essi esportino democrazia a colpi di arma da fuoco e libri di testo. Durante un viaggio nelle comunità zapatiste del Chiapas messicano ha preso alcuni “appunti filmici” che sono stati raccolti nel documentario Cuaderno chiapaneco, che si potrà eventualmente proiettare alla fine delle presentazioni. Infine, e L'enigma rappresenta proprio questa svolta, la sua attenzione si è concentrata sulla critica della nostra società nel suo complesso: nei suoi ultimi due libri (Cadavér a la intemperie e Dulce Leviatán) insiste sulla critica dello Stato del Benessere e analizza il ruolo storico e contemporaneo delle opposizioni – che spesso purtroppo si limitano alla superficialità, o peggio all'ambiguità se non addirittura alla complicità con il “nemico”, come nel caso spagnolo del movimento degli indignati o quello italiano dei 5stelle, ad esempio. Motivo per cui, essendo così forte la corrente ricuperatrice e così poco incisive le pratiche antagoniste, per non dir di peggio, la seppur minima speranza di trasformazione si può ritrovare in movimenti, gruppi e singoli individui che hanno scelto di vivere ai margini di questa società, collaborando il meno possibile con le sue istituzioni e con i suoi mercati, come nel caso della comunità gitana spagnola, o delle comunità residuali di montagna, o degli esperimenti di vita collettiva che si realizzano in ambiente sia urbano sia rurale, eccetera.

QUINDI, PER CONCLUDERE, ECCO UNA BREVE TRACCIA DEGLI ARGOMENTI CHE SARANNO 
AFFRONTATI DURANTE LE PRESENTAZIONI E I DIBATTITI

1) Presentazione della Anti-Pedagogia; critica del riformismo pedagogico; critica delle Scuole Libertarie; analisi delle pedagogie bianche interculturali contemporanee; critica radicale di ogni forma di Scuola. Descrizione e negazione delle pratiche scolastiche “progressiste” che riproducono nel migliore dei modi il demofascismo occidentale. 2) Accenno ad alcune modalità educative non scolarizzate: educazione comunitaria indigena, educazione tradizionale in aree rurali-marginali, educazione di clan dei popoli nomadi, “scuola familiare”, educazione alternativa non-istituzionale…La Scuola e il suo Altro. Educazione senza scolarizzazione. Nemici della scuola per amore dell'educazione. Pratiche educative autoctone spazzate via dalla mondializzazione della scuola di impianto occidentale... 3) Critica radicale delle società democratiche occidentali (che sono in crisi epistemologica, filosofico-culturale, etico-estetica, politica, socio-economica, ecologica...). Globalizzazione capitalista altericida; la scuola implicata nello sterminio planetario del dissenso e della differenza. 4) Fascismo e democrazia. Teoria del demofascismo o fascismo democratico. Dissoluzione della differenza in diversità. Il “poliziotto di sé stesso” dei giorni nostri. Sull'avvento della soggettività. La scuola del demofascismo. 5) Apologia dei margini (a proposito di indigeni, antichi pastori e persone non classificabili). I margini come spazio del vissuto (la fuga come arma). Fuga, margine e disperazione. Filosofi senza scuola e perfino senza alfabeto. 6) Critica dello Stato del Benessere. Critici, vittime e antagonisti dello Stato sociale. Critica del “lavoro sociale”. Socialcinismi (conflittualità conservatrice versus autocostruzione etica del soggetto). Critica dell'ideologia cittadinista e dei movimenti favorevoli allo Stato sociale.

Nautilus, Febbraio 2015
Mi ero alzato verso le otto di mattina quel 6 Agosto 1945. Il giorno avanti, alla sera, vi erano stati due allarmi, nessuno dei quali seguito da un bombardamento...Improvvisamente ricevetti un colpo sulla testa e tutto diventò oscuro davanti ai miei occhi. Gettai un grido ed alzai le braccia. Nelle tenebre, non sentivo che un sibilo di tempesta. Non arrivai a comprendere cosa fosse successo. Il mio primo grido, io l'avevo inteso come se fosse stato gettato da qualcun altro. Poi il mondo intorno mi ritornò visibile benché ancora non nettamente, ed ebbi l'impressione di trovarmi in un immenso cataclisma. Dietro la spessa nuvola di polvere apparve un primo spazio blu, seguito ben presto da altri spazi blu sempre più numerosi. Brevi fiammate cominciarono a sprizzare dall'edificio vicino, un deposito di prodotti farmaceutici. Era tempo di abbandonare quei luoghi. In compagnia di K, mi aprii la strada fra le macerie. Fumate vorticose si elevavano da tutte le case in rovina. Raggiungemmo un posto in cui le fiamme mandavano un calore insopportabile. Poi trovammo un'altra strada che ci portò sino al ponte di Sakai. Il numero dei profughi che affluiva verso quel posto aumentava sempre. lo presi la direzione del palazzo Izumi. I cespugli calpestati dalle persone in fuga avevano formato una specie di passerella. Gli alberi erano quasi tutti decapitati. Ciascuno dapprincipio pensava che solo la casa sua fosse stata colpita; ma una volta al di fuori, ci si accorgeva che tutto era stato distrutto. Tuttavia, benché le case fossero completamente distrutte, in nessun posto si vedevano quelle buche che normalmente fanno le bombe. Sull'altra sponda, l'incendio, che sembrava essersi calmato, riprese a divampare. Improvvisamente, nel cielo, al di sopra del fiume, vidi una massa d'aria straordinariamente trasparente che risaliva la corrente. Ebbi appena il tempo di gridare "Una tromba" che già un vento terribile ci colpì. I cespugli e gli alberi si misero a tremare; alcuni furono proiettati in aria da dove ricaddero come saette sul tetro caos. Si aveva l'impressione che il riflesso verde di un orribile inferno venisse a stendersi al di sopra della terra. Dopo il passaggio della tromba, ben presto il crepuscolo invase il cielo. Incontrai mio fratello maggiore il cui viso era ricoperto come da una sottile pellicola di pittura grigia. Il dorso della sua camicia era ridotto a brandelli e scopriva una larga lesione che somigliava ad un colpo di sole. Risalendo con lui la stretta banchina che costeggia il fiume, alla ricerca di un traghetto, vidi una quantità di persone completamente sfigurate. Ve ne erano lungo tutto il fiume e le loro ombre si proiettavano nell'acqua. I loro visi erano così orrendamente gonfiati che appena si potevano distinguere gli uomini dalle donne. I loro occhi erano ridotti allo stato di fessure e le loro labbra erano colpite da forte infiammazione. Erano quasi tutti agonizzanti ed i loro corpi malati erano nudi. Quando passavamo vicino a questi gruppi, ci gridavano con voce dolce e debole "Dateci un po' d'acqua", "Soccorretemi, per favore"; quasi tutti avevano qualche cosa da chiederci. Il cadavere nudo di un ragazzo giaceva nel fiume e, ad un metro di distanza, accovacciate su un gradino, si trovavano due donne. Riconoscemmo che erano donne soltanto per la loro acconciatura per metà bruciata. Trovammo infine un piccolo traghetto e, remando, giungemmo all'altra riva. Era quasi notte quando toccammo terra. Anche da questa parte sembrava che ci fossero molti feriti. Un soldato accovacciato sui bordi dell'acqua mi chiese di dargli un po' d'acqua calda. Appoggiandosi alla mia spalla, camminava sulla sabbia con sforzo. Bruscamente, mi disse: "Sarebbe meglio esser morti". Acconsentii in silenzio e, in quel momento, senza scambiare una sola parola, ci trovammo tutti e due riuniti in una incontenibile collera davanti alla pazzia che ci circondava. Seduto ad una tavola, un uomo dalla testa enorme e bruciata beveva acqua calda in una tazza da tè. Il suo strano viso sembrava fatto di una serie di grani di soia neri; inoltre i suoi capelli erano tagliati orizzontalmente all'altezza delle orecchie. Soltanto più tardi, dopo aver incontrato molti altri ustionati con i capelli tagliati orizzontalmente, finii per capire che le loro capigliature erano state distrutte sino al bordo dei loro cappelli. Al momento della marea, lasciammo la riva per risalire sulla banchina. Con l'oscurità, la notte si trasformava in inferno. Si udivano grida dappertutto "Da bere, da bere!". Improvvisamente un allarme:da qualche parte una sirena doveva esser rimasta intatta. Il suo urlo lacerò la notte. La città continuava a fiammeggiare:a valle, si scorgeva il bagliore incerto dell'incendio. Nel quartiere dei tempio, numerosi feriti gravi erano sdraiati un po' dappertutto, per terra. Non un albero, non una tenda per dar loro un po' d'ombra. Noi ci costruimmo un riparo appoggiando pezzi di tavole contro un muro e scivolammo li sotto. Dovemmo passare ventiquattro ore in quel breve spazio, dividendolo in sei. Due metri più lontano c'era un ciliegio che aveva conservato qualche foglia. Due studentesse si erano lasciate cadere sotto questo albero:avevano tutte e due il viso carbonizzato e, volgendo il loro magro dorso al sole, supplicavano che si desse loro un po' d'acqua. Erano giunte il giorno prima ad Hiroshima per partecipare alla mietitura e così erano state colpite da questa grande disgrazia. Il sole era al suo declino...Anche prima del levar del giorno, ascoltavamo intorno a noi il mormorio ininterrotto delle preghiere:in quell'angolo le persone sembrava morissero l'una dopo l'altra. Le due studentesse morirono all'alba. Nuovo allarme verso mezzogiorno; si intese un rombo nel cielo. Le persone morivano l'una dopo l'altra e nessuno veniva a portar via i cadaveri. Con l'aria sconvolta, i vivi erravano tra i corpi. Si videro allora tutte le rovine nelle strade principali. Uno spazio vuoto e grigio si estendeva sotto un cielo di piombo. Soltanto le strade, i ponti ed i bracci del fiume erano ancora riconoscibili. Nell'acqua galleggiavano cadaveri dilaniati, gonfiati. Era l'inferno divenuto realtà. Tutto ciò che era umano, era stato cancellato. I visi dei cadaveri si somigliavano tutti, come se portassero tutti la stessa maschera. Prima di irrigidirsi, le membra degli agonizzanti si agitavano sotto l'effetto del dolore e in maniera assai strana. I chilometri di cavi che coprivano il suolo e gli innumerevoli frammenti di pali elettrici costituivano un disegno pazzesco. Davanti allo spettacolo di un tram che sembrava fosse stato rovesciato e bruciato nello spazio di un lampo, o davanti a quello di un cavallo morto, con la carcassa smisuratamente gonfia, si aveva l'impressione di trovarsi al centro di un quadro surrealista. La nostra carretta attraversava interminabili spazi coperti di rovine; la serie delle case smantellate si prolungava sino alla più lontana periferia. Trovammo un paese verde ed intatto soltanto molto più avanti. La danza leggera delle libellule che folleggiavano al di sopra dei campi verdi di riso ci commosse profondamente. Di là, prendemmo la strada lunga e monotona che conduce al villaggio di Yáwata. Era notte quando vi giungemmo. Il giorno dopo dovemmo riprendere la nostra vita miserabile. Non solo non si vedeva nessun segno di miglioramento dei feriti, ma anche coloro che stavano bene si indebolivano ogni giorno di più e deperivano per mancanza di nutrimento. Qualche giorno più tardi vidi arrivare un allievo, mio nipote, che in seguito doveva morire. Al momento dell'esplosione si trovava a scuola. Quando vide l'accecante luce che entrò nell'aula, egli si gettò sotto il suo banco. Il soffitto era crollato e l'aveva seppellito, ma insieme con qualche compagno era riuscito a venir fuori attraverso un buco. La maggior parte dei fanciulli erano stati uccisi sul colpo. Con i suoi compagni, si era rifugiato su una vicina montagna; durante l'ascensione aveva continuato a vomitare un liquido bianco. Una settimana dopo il suo arrivo al villaggio cominciò a perdere i capelli e divenne calvo in due giorni. Già s'era sparsa la voce che un malato non avrebbe sopravvissuto alle sue ferite se perdeva capelli e sanguinava dal naso. Tuttavia mio nipote doveva vivere ancora qualche tempo malgrado il grave stato in cui si trovava...Verso sera, attraversai il ponte e mi diressi, attraverso i campi, in direzione del terrapieno che si trova ai margini di Yáwata. Una libellula nera asciugava le sue ali su una roccia. lo feci il bagno là, respirando assai profondamente. Girando la testa, vidi i piedi della montagna avviluppati nel crepuscolo, mentre le cime lontane scintillavano ancora al sole che tramontava. Si sarebbe creduto un paesaggio di sogno. Il cielo al di sopra di me era di un silenzio assoluto. Ebbi l'impressione di non esser venuto sulla terra che dopo l'esplosione della bomba atomica.
(T. Hara, "Lettera da Hiroshima")

domenica 1 febbraio 2015

GENOVA:COMUNICATO SULLO SGOMBERO DI VICO DEL DUCA

Oggi 10 Gennaio le merde della DIGOS di Genova, due grigi burocrati di A.R.T.E. (Azienda Regionale Territoriale per l'Edilizia) e quattro vili operai presentandosi alle 7 del mattino hanno sgomberato il palazzo occupato di Vico del Duca nel pieno centro storico di Genova. Lo stabile era stato ristrutturato completamente e lasciato a se stesso e senza assegnatari fino a quando nel Dicembre 2012 alcuni compagni, senza mediazione di sorta, lo hanno occupato a scopo abitativo. Ovviamente non abbiamo mai nutrito alcun tipo di fiducia nelle istituzioni e quindi neanche al fatto che potessero lasciarci tranquilli dentro le nostre case. Sappiamo che abbiamo a che fare con vili e meschini esseri umani che per uno stipendio buttano la gente fuori dalle proprie case. A parte lo sgombero delle nostre abitazioni, è cosa nota che a Genova e in altre città sono sempre più numerose le abitazioni "abusive", morosi indigenti e nuovi poveri che praticano l'occupazione per necessità o per scelta riprendendosi ciò che gli spetta e in conflitto con burocrati, politicanti e autorità. Non abbiamo slogan da rilanciare, diciamo solo che a Genova ci sono più di 40 mila case sfitte... non ci resta che sceglierne una! Sapete di posare il culo su una bomba sociale, noi speriamo che esploda presto.

Gli abitanti di Vico del Duca 11
LAS VEGANS HOUSE E' DAL 2005 UNO SPAZIO APERTO E LIBERO, SITUATO SULLE COLLINE A MONTE
PASTORE (30 CHILOMETRI DA BOLOGNA), DOVE CONVIVONO ANIMALI UMANI E NON.

AUTOPRODUZIONE - Incontri liberi di scambi di conoscenze perché crediamo che sia importante riappropriarci di saperi che possono rendere la nostra vita libera e non schiava delle multinazionali o dello Stato. Questo mondo ci vuole vedere eccellere in settori sempre più parziali dipendendo e rendendoci schiavi per tutto il resto. Pensiamo che condividere vecchi e nuovi saperi possa liberarci da queste assurde logiche. ANTISPECISMO E LIBERAZIONE ANIMALE - Ospitando e rendendo libere diverse specie animali provenienti da un passato di gabbie e sofferenza. Per contatti:lasvegans@autoproduzioni.net
COME ARRIVARE - Dall’autostrada: uscita Bo-Casalecchio. Da Bologna: prendere per Bazzanese (zona Stadio); Uscita Zola Predosa/Tolé (dopo i centri commerciali), segui sempre indicazioni per Tolé. Dopo Badie, 1km prima di Monte Pastore, sulla destra troverai le indicazioni per parcheggiare.