venerdì 26 luglio 2013



Un giudice
(Pillola # 4)

L'invidia, il senso di inferiorità, la bassa autostima dovuti alle varie tipologie di discriminazioni, prevaricazioni ed imposizioni legate alla dottrina del modello socio-economico, tangibili, sordide, velate, "di rimbalzo" e/o sottili o meno che siano, da quelle mediatiche alle distorsioni educative/disaffettive dell'ambiente familiare e scolastico (ruoli genitoriali, simbolismo/punti di riferimento e di appoggio/sdoppiamento, competitività/stimolo all'arrivismo, etc.) in poi, portano l' "individuo" a desiderare di essere sempre e comunque "più degli altri" e ad adoperarsi per vestire a sua volta i panni dei suoi precedenti oppressori. Ogni forma di potere e tronferia d'ego (cosa dalla quale a suo modo lo stesso De Andrè non era esente, cosi' come dal "benessere" materiale), sopruso, coercizione, tattica, inganno o "furberia" si fondano in un modo o nell'altro sulla paura e il complesso, e la vendetta, per quanto a volte possa pulsare per fierezza "di sangue" nella ragione di gravi torti subiti, nella propria etica cela a fatica una difficoltà vincolante di fondo. Liberarsi (ovunque) dall'avviluppamento de-individualizzante dell'importanza del dovere in qualche modo contare, dell'essere qualcuno per gli altri o per/in qualcosa, conseguentemente anche scremando e ponendo d'inanzi ai nostri "occhi" per ciò che realmente sono (e a volte azzerando) delusioni e dolori. Dedicata a tutti quei coglioni sinistrelli e/o "indignati" assoggettati da quei pezzi di merda di Travaglio, Grillo, Santoro, etc., che nella loro frustrazione e superficialità vomitevole deridono quel criminale di Berlusconi per la sua statura, rivelando anche in ciò la loro attitudine discriminatoria.
DOMENICA 28 LUGLIO, DALLE 19 ALLE 22, SUL LUNGOMARE MATTEOTTI
A SAN FOCA (LECCE), BANCHETO INFORMATIVO SU NOCIVITÀ E GASDOTTI

lunedì 22 luglio 2013




 CESENA, 20-21 SETTEMBRE 
 SECONDO INCONTRO DEL LIBRO E DELL'EDITORIA LIBERTARIA A CURA DELLO SPAZIO LIBERTARIO "SOLE E BALENO" 
(SUBB. VALZANIA N. 27)
TORINO
Claudia, Marianna e Simona sono state condannate in primo grado a 8 mesi ciascuna per "resistenza e lesioni a pubblico ufficiale", al termine dell’occupazione dell’UNEP dell’11 Marzo scorso (per le ultime due, i domiciliari). Arrivate alla stazione di Porta Susa, le imputate hanno trovato ad attenderle un nutrito gruppo di solidali che le ha accompagnate a debita distanza con un breve corteo. All’ingresso del tribunale un cordone di celere ha impedito loro di entrare in massa, lasciando passare due o tre persone per volta “per non intasare i tornelli”, fino al riempimento della piccola aula in cui si teneva l’udienza. 

sabato 20 luglio 2013

Nessun ostaggio nelle mani dello Stato
No hostage in the hands of the State
No rehén en manos del Estado
(Salonicco/Thessalonika/Salónica)

MERCOLEDI' 24 LUGLIO, PARCO NUCCITELLI (ZONA PIGNETO, ROMA), ORE 19:30:PRESENTAZIONE DEL 9° INCONTRO DI LIBERAZIONE ANIMALE
(http://morirecontro.blogspot.it/2013/06/luogo-ancora-da-definire-www.html#comment-form)
"Lo sfruttamento animale è una questione culturale quanto economica, e chi ne incassa gli interessi non permetterà mai che gli si recidano i cordoni della borsa. Non esiterà a mettere in campo tutti gli strumenti che il denaro gli consente, dal controllo della cultura e dell'informazione alle armi della repressione. La schiera dei suoi succubi sarà sempre innumere la sua forza schiacciante. Se vogliamo disarmare ed annientare questo nemico dobbiamo colpire dove ripone il suo acido cuore"


venerdì 12 luglio 2013

Torino, 11 Luglio


"CI VOGLIONO MORTI PERCHE' SIAMO I LORO NEMICI, E NON 
SANNO CHE FARSENE DI NOI PERCHE' NON SIAMO I LORO SCHIAVI"
Maria Soledad Rosas (B. Aires, 23/05/1974 - Bene Vagienna, 11/07/1998)

domenica 7 luglio 2013

 "SLAVINA HC" 
 26-27 Luglio, Santa Barbara (Trento) 
 2 giorni di punk-hardcore benefit cassa detenuti 

I gruppi:GELO, IL MALEVERME, ESSERE, OLTRELINEA, CONGEGNO, EAT YOU ALIVE, LUCA E I SUOI FANTASTICI AMICI, VIBRATACORE, AIKIRA, CONTRASTO, ATACAMA DEATH EXPERIENCE, FLIC DANS LA TETE (+ altri da confermare)

SABATO 26, DALLE 16, DISCUSSIONE SU CARCERE, REPRESSIONE, LOTTE DEI DETENUTI - A partire dai percorsi di lotta e di solidarietà che hanno caratterizzato l'ultimo anno facciamo il punto sulle proposte di mobilitazione fatte circolare dai detenuti e sugli strumenti di conoscenza e collegamento necessari a non farci trovare impreparati nella quotidiana opposizione alla società carceraria.

 E' USCITO IL # 27 DI TERRA SELVAGGIA 
 (PAGINE ANTICIVILIZZATRICI) 

Per richieste scrivere a:"Il Silvestre", c/o F. Bonamici, cp 88, 56127 Pisa centro.
Oppure a:ilsilvestre@riseup.net (Indicando il numero di copie e l'indirizzo completo a cui spedirle)

venerdì 5 luglio 2013

LETTERA APERTA DI UNA EX DETENUTA DEL
CARCERE DELLE VALLETTE (TORINO)

È nel corpo che si sente la sofferenza immediata del carcere. Vi racconto le piccole materialità che traumatizzano le membra e fanno del carcere di Torino una delle galere più invivibili (a detta di chi di galere ne ha girate molte e a lungo). Nel femminile, diviso in 4 sezioni, sono collocate circa 200 donne, 2 in ogni cella. Le celle sono piccole e scure, hanno dimensioni di 4 metri per 2 nello spazio abitativo che dispone di un letto a castello, un tavolino a muro, 2 sgabelli - se si è fortunati - e 4 piccoli pensili. Il bagno è di dimensioni 4 metri per 1 con water, lavandino e bidet. In cella non c’è acqua calda, che è invece fredda e terribilmente terrosa. Se lasci la moka bagnata il giorno dopo puoi scorgere la traccia grigiastra lasciata dall’acqua. Se le due concelline non sono entrambe smilze e piccoline è quasi impossibile muoversi contemporaneamente senza toccarsi e intralciarsi. Le finestre sono piccole e basse, infossate verso l’interno e circondate da sbarre e da una grata a maglia fine (messa dopo la protesta delle lenzuola). L’aria già riciclata dall’esterno, chiusa dalle alta mura dei vari perimetri, non riesce a circolare e ad arieggiare la cella. Chi ha problemi di claustrofobia ed asma ne patisce molto. Di conseguenza il minimo da pretendere è che le celle rimangano aperte, mentre c’è la possibilità di uscire dal proprio cubicolo solo 4 ore su 24. Dalle 9 alle 11 della mattina c’è la possibilità di uscire all’aria, in un cortile spoglio con alte mura e nessuna fontana. Nello stesso orario è concesso fare il bucato e la doccia con l’acqua calda in un unico locale che dispone di 3 docce e un lavandino. Solo 3 persone alla volta possono recarsi a fare la doccia, in sezione si è in 50 donne. Al pomeriggio la stessa storia. Dall’una alle tre c’è l’aria e ci sono le docce aperte. Se non si fa né l’una né l’altra si rimane chiuse. All’aria c’è una rete di pallavolo e due porte barcollanti da calcio, ma c’è solo una palla bucata e sgonfia con cui oltre che calciarla per scaricare il nervoso non si può fare nessun gioco. In più le guardie portachiavi riducono il tempo d’apertura. Ad un quarto aprono e a meno un quarto chiudono, mai all’orario giusto. Riassumendo… la concomitanza degli orari dell’aria e della doccia riduce il tempo di stare all’aperto e crea l’impossibilità di fare entrambe le cose. Le docce sono poche e fanno schifo, il soffitto è giallo dall’umidità e sgocciola, l’acqua troppo dura fa squamare la pelle, lo spazio per l’aria è triste, troppo assolato e senza fonti d’acqua corrente durante l’estate, senza riparo per l’inverno. Una bella lista di ovvi motivi per lottare. I tempi e gli ambienti delle ore d’aria sono fondamentali per un minimo di sopravvivenza possibile. Rispetto alla possibilità di fare movimento e sport… ecco non c’è nessuna possibilità. Esiste una palestra, inagibile da oltre un anno. Hanno aperto un corso di pallavolo per 15 persone che hanno fatto richiesta e dopo mesi sono state chiamate a partecipare. L’inattività, causata da mancanza di strutture e mezzi, facilita il corpo a sformarsi, a deprimersi di più, a non avere la stanchezza sufficiente per dormire, a trattenere il nervoso, il malessere e la mente affranta. Gli spazi ci sono e dovrebbero essere utilizzati. Ma possiamo aspettare che qualcuno ce li conceda per generosità o sarebbe ora di esigerli con forza? Per ogni malessere non fisico il carcere propone la Terapia. La visita dallo psichiatra è quella più suggerita dalla direzione carceraria e la somministrazione di farmaci consigliata dallo psichiatra la più generosa. La maggioranza delle detenute utilizza psicofarmaci per affrontare la sofferenza e l’insonnia. Il carrellino dell’infermeria passa tre volte al giorno per dispensare anestetici all’angoscia della carcerazione. Per i mali fisici, per qualsiasi male, c’è il Brufen. Mal di collo, Brufen, mal di schiena, Brufen, mal di denti, Brufen… e così via. Il personale medico non pare così professionale, a volte di fronte a non ovvi malesseri si destreggia nello sperimentare miscugli di farmaci. Al femminile ho visto donne gonfiare con il passare degli anni (io sono entrata più volte per brevi soggiorni), altre dimagrire di molti, molti, molti chili, altre mi hanno raccontato di terribili mali a causa di cure dentistiche errate e rimedi bestiali, siringhe di miscugli di antidolorifici intramuscolo. (se hai male ai denti è la fine. Il dentista in carcere fa schifo, se si sta anni dentro con qualche problema ai denti si rischia di uscire sdentate). Ricordo che lo scorso Natale nella sezione maschile è morto un detenuto per una terapia sbagliata. Il caso è rimasto all’oscuro. Qualche suo compagno di sezione ha protestato per l’accaduto, ma come risposta ha ricevuto un immediato trasferimento in un altro carcere. I tentativi di zittire chi prende il coraggio di raccontare non devono scoraggiare. Affinché questi episodi non colpiscano più chi è costretto all’interno di un carcere, per la propria incolumità, le violenze, gli abusi e la negligenza di chi gestisce queste gabbie dovrebbero essere diffuse il più possibile e la vigilanza di chi è dentro dovrebbe essere al massimo grado, altro che psicofarmaci. I problemi di salute derivano anche dall’alimentazione. Il cibo che passa il vitto è abbondante, ma spesso è immangiabile e misterioso. Nei carrelli della casanza si sono visti frittate spugnose, sughi di carne e hamburger verdi, pasticci di patate acidi, riso sempre crudo e uova vecchie. Chi non ha soldi, chi vive da anni senza alcun legame con fuori o con una famiglia indigente impossibilitata ad aiutarla, oppure chi si è vista arrestare e sequestrare le proprie cose sospettate de essere i proventi dell’attività illecita commessa, si vede costretta a doversi cibare principalmente del cibo che passa il carcere. Diventa impossibile concedersi quei piccoli vizi che ti renderebbero un po’ più lieta, e allora rimandi tutto al desiderio. L’amministrazione offre a chi non ha soldi 15 euro al mese. Con 15 euro puoi comprarti un pacco di caffè, un pacco di carta igienica, uno shampoo, un bagnoschiuma, un pacco di assorbenti, un pacco d’acqua da 6 bottiglie e un dolcino di quelli economici. E i francobolli? Le buste? Una penna? Una bottiglia d’olio per condire l’insalata? Sei poverella? Mangi insipido e sei costretta ad elemosinare i bolli. I prezzi dei prodotti della spesa sono in continua variazione, solitamente in crescita. Si sospetta che i prezzi siano aumentati rispetto ai prezzi del supermercato, a volte la cosa risulta palese, quando il prezzo originario è ancora appiccicato sulla scatola da dove vengono distribuiti i prodotti. Dove va quel sovrapprezzo? Ad alimentare l’amministrazione carceraria che si lamenta di mancanza di fondi e di scarsità di strumenti? Secondo le normative i prezzi della spesa in carcere dovrebbero essere uguali alla prima area di commercio al di fuori. Risulta difficile capirlo visto che non esiste un elenco noto con la lista di tutti i prodotti disponibili elencati con relativo prezzo precisato. Quindi altro che mantenuto dallo Stato come suole dire la gente indifferente, il carcere è mantenuto dalle stesse detenute che inoltre lo puliscono in cambio di una paga misera e ancora più misera se hai una pena definitiva, dai soldi dello stipendio ti tolgono le spese del vitto e dell’alloggio carcerario. Altra privazione che è degna di nota è l’impossibilità di tenere il fornellino in cella per 24 ore. Esso viene ritirato alle 9 di sera alla chiusura dei blindi e ridato alle 7 del mattino. E se qualcuna insonne volesse farsi una camomilla oppure degli spaghetti aglio, olio e peperoncino? O se qualcun’altra è mattiniera e vuole bersi il caffè alle 5? “I fornellini non rimangono nelle celle perché alcune detenute sniffano il gas” questa è la scusa che hanno utilizzato le guardie, l’ispettrice e i colleghi civili, mettendo le detenute le une contro le altre, sniffatrici di gas contro cuoche notturne. E perché non incazzarci con chi ha deciso di togliercelo? C’è chi tre volte al giorno somministra terapie stordenti, chi chiude e rinchiude con mille mandate porte che ci fanno soffocare, che portano al suicidio… si preoccupano che con del gas una si possa stordire e così giustificano il fatto che ci possono levare tutto? Non sarebbe ora di smettere di essere trattate da scolare monelle, ma di comportarci come donne dignitose che si incazzano e si riprendono quello di cui hanno bisogno? In carcere si sopravvive grazie agli incontri. Nonostante la storie completamente differenti si trovano donne con le stesse paure e la stessa voglia di libertà. C’è sempre una storia divertente o colma di sfighe che vale la pena di essere ascoltata. A volte nascono discussioni su vicende avvenute nel trantran quotidiano, sui fatti di cronaca con punti di vista strampalati, su sogni su fuori, su vicende del passato, su lamentele sullo schifo del carcere. Non c’è mai tempo però per parlare a lungo. Le ore d’incontro sono quelle d’aria, da far incastrare con la doccia e due ore la sera di socialità (si può stare in 4 in cella). È poco il tempo per superare la superficialità delle cose che si dicono, per iniziare a dire le cose che si pensano, non sufficiente per concluderle. Proprio impossibile invece è comunicare con le altre sezioni dello stesso braccio. Al femminile si sono solo quattro sezioni una vicina all’altra ma è come se fossero distantissime, se sei in terza non sai quasi nulla di quello che succede in prima e sono una sull’altra. È vietato ogni tentativo di comunicare. Se urli troppo dalla finestra per parlare con una tua amica che è in un’altra sezione vieni rimproverata. Con il maschile nel 2011 esisteva ancora la posta libera, senza dover mettere i francobolli. La corrispondenza era fitta, nascevano rapporti epistolari d’amore e c’era l’opportunità di scambiarsi informazioni sulle differenti situazioni di detenzione, di far girare notizie di maltrattamenti e ingiustizie, di tirar su il morale di uno/a sconosciuto/a. Oggi le lettere interne bisogna spedirle, e il tempo di una risposta può essere anche di due settimane, perché l’attesa di una missiva che esce dal carcere ha inspiegabilmente questa durata. Riducendo al minimo l’incontro fisico con le compagne di detenzione, aumentando le distanze tra sezioni differenti, tra maschile e femminile, tra dentro e fuori i legami sono più fragili, aumenta la sensazione di isolamento, diminuisce la possibilità di far girare notizie di maltrattamenti, pestaggi o iniziative di protesta che se comunicate velocemente potrebbero avere una simultanea reazione solidale nelle altre parti del carcere e fuori. Ma per superare le difficoltà di comunicazione, e gli ostacoli che l’amministrazione penitenziaria frappone internamente tra i detenuti e tra i detenuti e il mondo di fuori è necessaria la consapevolezza che la solidarietà e la determinazione individuale e collettiva sono gli unici strumenti che abbiamo contro le violenze, gli abusi e le umiliazioni che subiamo quotidianamente. Se ci lasciamo drogare tutti i giorni, se accettiamo passivamente le condizioni in cui ci costringono a vivere, se continuiamo ad essere isolate e indifferenti perdiamo la dignità che sola ci rende libere tra quelle mura e non costruiamo nessuna ancora di salvataggio a cui aggrapparci per resistere al mare aperto in cui siamo esiliate.      
                                                                                                                                                                                         
(01/07/2013)

martedì 2 luglio 2013

REPRESSIONE E PARADOSSI NELLA TERRA DEL PASSATORE

Nelle ultime settimane una serie di misure repressive colpisce un grande numero di persone in diverse città della Romagna. Il bilancio della vasta operazione, messa in atto dalla questura di Forlì, comprende 4 fogli di via dalla città, 3 avvisi orali, 47 avvisi di garanzia (più altri 4 a carico di minorenni) ed alcune visite a casa da parte dei Carabinieri; le accuse sono le più svariate, a partire dai fatti relativi all'occupazione del Maceria nel Novembre dello scorso anno e del GiardinOccupato a Febbraio del 2013, fino ad arrivare alle manifestazioni ed ai presidi antifascisti ed in solidarietà allo sgombero del Maceria che hanno avuto luogo a Forlì durante l'inverno passato. Il tutto condito da singoli episodi specifici avvenuti nel corso delle sopracitate mobilitazioni. Lo spazio libertario “Sole e Baleno” di Cesena desidera esprimere tutta la propria solidarietà ai gruppi e alle singole individualità colpite in qualche modo da questi provvedimenti, mostrando a viso aperto la propria affinità politica e morale alle pratiche ad essi contestate dalla giustizia istituzionale. La riappropriazione di appartamenti comunali lasciati alle macerie dall’amministrazione e l’utilizzo dell’azione diretta per aprire un dibattito allargato sulla questione della casa e degli sfratti; la risistemazione di edifici pubblici in disuso da anni per far fronte alla penuria di spazi aggregativi spontanei in cui affermare la prassi dell’autogestione e della condivisione; la creazione di attività culturali e ludiche che non siano merce alla portata di pochi…Tutte priorità politiche ed umane che avranno sempre il nostro appoggio e la nostra complicità incondizionata. Anche per noi l’antifacismo (altra attitudine “incriminata” negli atti notificati) non è affare da relegare ai libri di storia o al folclore popolare, ma rappresenta al contrario una consuetudine quotidiana, un’urgenza di assoluta attualità a contrastare il razzismo dilagante e la deriva autoritaria di larga parte dell’odierno tessuto sociale. Nel manifestare la nostra vicinanza alle persone colpite emerge inevitabilmente la volontà di esprimere alcune considerazioni in merito. Innanzitutto non possiamo fare a meno di notare la grande quantità di nomi inseriti nella lista degli indagati e la trasversalità delle accuse mosse a queste persone. E’ palese la volontà di infliggere il maggior danno possibile attribuendo la quasi totalità dei reati a tutti i soggetti in questione, indipendentemente dalla presenza o meno dei singoli nello specifico contesto. Altro aspetto sicuramente significativo è costituito dall’utilizzo dell’avviso orale, pratica non nuova in Romagna, ma non di meno emblematica dell’ostinato tentativo da parte delle autorità locali di mutare la condotta di coloro che quotidianamente portano avanti le proprie idee con coerenza e determinazione. Infine, provvedimento molto grave ai danni della libertà individuale, e che dovrebbe offendere la sensibilità di ognuno, l’emanazione di fogli di via, ovvero l’allontanamento da un determinato comune per una durata di 3 anni. Ora, non è nostra intenzione disquisire sulla rigidità delle istituzioni democratiche, sulla sproporzione delle misure adottate relativamente ai capi d’accusa in ballo (fondamentalmente parliamo soprattutto di occupazioni di immobili e manifestazioni non preavvisate), né tantomeno abbandonarci a facili vittimismi e alla rassegnazione ad un mondo grigio fatto di consumismo e competizione sociale. Sappiamo bene che le istituzioni stesse, vedendo minata la propria credibilità da azioni o atteggiamenti collettivi volti a smascherarne le iniquità e le contraddizioni sempre più evidenti, sono pronte a difendersi con ogni mezzo alla propria portata. Sappiamo anche che a spaventare non sono i gesti dei singoli, quanto la capacità da parte di chi lotta di aggregare persone, di tessere fitte relazioni di solidarietà, di fungere da cassa di risonanza per un disagio comune in grado di mettere in discussione le scelte verticistiche di assessori e sindaci. Quello che invece vorremmo evidenziare, è la totale arbitrarietà del concetto di legittimità espresso da chi ci governa. L’insieme delle leggi e delle norme che regolano la vita nelle città in cui siamo nati e cresciuti, non costituiscono lo specchio delle reali esigenze delle persone, quanto la traduzione massificata dell’interesse di quei pochi che detengono il potere politico ed economico nella civiltà del profitto. E così il concetto di proprietà privata viene elevato ad una dimensione quasi ultraterrena, e diventa addirittura lecito che tante persone non abbiano un tetto sopra la testa, proprio mentre case sfitte rimangono per anni a marcire nel degrado. La socialità avviene solo in termini di rapporti commerciali, e chi tenta di uscire dal vincolo gestore/cliente viene subito ricondotto alla “normalità”; e a questo proposito, proprio mentre vengono notificate le prime denunce per l’occupazione del Maceria a Forlì, anche lo spazio libertario “Sole e Baleno” viene raggiunto da sgradevoli attenzioni da parte della Polizia Commerciale di Cesena, che tenta di allinearlo ai criteri di un qualunque locale, sorvolandone la natura non lucrosa e mettendone alla prova la sopravvivenza attraverso l’applicazione di normative e sanzioni. Di antifascismo infine, e non è una novità, si riempiono la bocca molti partiti ed istituzioni in Romagna, a cominciare dalla giunta comunale del PD qui a Cesena. Ma vogliamo far presente a tutti che, proprio mentre ai colpiti dalla repressione venivano contestati a Forlì i capi d’accusa relativi all’antifascismo di strada messo in campo per contrastare i gruppi fascisti presenti sul territorio, a Cesena ad alcune persone veniva proibito di appendere un volantino siglato “antifascisti/e-antirazzisti/e” in uno spazio del Comune, in quanto giudicato “troppo politicizzato” semplicemente per la firma apposta. Occorre ad ogni costo opporre tutte le proprie forze all’alto grado di censura messo in campo anche a livello locale dalle autorità al fine di smorzare le lotte sul territorio e di ricondurle entro canoni concessi dall’ordine costituito. E’ necessario manifestare a gran voce l’appoggio più incontaminato a tutti coloro che si battono per un mondo più giusto, costruito dal basso, libero da fascismi e pregiudizi razziali. Come sempre nelle strade, in mezzo alla gente.Un abbraccio di solidarietà a tutti i denunciati!!! 

 ANARRES 

Testo volantinato e attacchinato a Trento e Rovereto, oltre che distribuito ai parenti dei detenuti del carcere di Spini di Gardolo all'entrata e all'uscita dei colloqui

SOLIDARIETÁ CON I DETENUTI DEL CARCERE DI TRENTO - Negli ultimi mesi i detenuti del carcere di Spini di Gardolo (TN) hanno fatto uscire diverse notizie sulle condizioni di vita e i maltrattamenti da parte delle guardie. I loro racconti parlano di:ripetute violenze psicologiche e fisiche dei secondini verso i detenuti (un esempio su tutti: l’umiliazione della “corsetta” che i secondini pretendono dai detenuti che vanno in socialità. Questa cosa capita a molti detenuti. A chi si rifiuta di far la “corsetta”, suscitando le risatine del secondino di turno, si chiude il cancello e si nega la socialità); minacce ai prigionieri più combattivi; trasferimenti punitivi da una sezione all’altra; licenziamento dal lavoro interno (spesso unica, e minima, possibilità di avere qualche soldo) per chi protesta; ripetute perquisizioni nelle celle; provvedimenti disciplinari; minaccia di sottrarre libri e manifesti; ritardi nella distribuzione della posta; un’ora sola alla settimana per andare in biblioteca; impossibilità di acquistare lamette da barba (con conseguente affollamento dal “barbiere”, il che causa scarsa igiene e perdita di molto tempo sottratto all’ora d’aria); perquisizione totale con i piegamenti prima dei colloqui (un detenuto che si è rifiutato di subire quest’umiliazione è stato preso a sberle dalle guardie, in sei contro uno); 30 celle senza tv; detenuti costretti a rimanere in carcere anche se malati di AIDS o epatiti, e il sabato e la domenica non c’è neanche un medico all’interno del carcere. Scioperi della fame, scioperi del carrello (cioè il rifiuto del vitto fornito dall’amministrazione del carcere), documenti collettivi sottoscritti da un centinaio di detenuti sono alcune delle risposte a questa situazione assieme ad altre proteste che una parte dei prigionieri ha effettuato contro le condizioni di vita che vengono loro imposte, contro i maltrattamenti dei secondini (ad esempio il mancato soccorso dei detenuti che stanno male) che dentro a Spini di Gardolo la fanno sempre più da padroni. Lo sanno bene anche i parenti dei detenuti che anche solo durante i colloqui hanno un “assaggio” del trattamento umiliante che i loro cari subiscono dentro le mura carcerarie (ad esempio l’ultima trovata dello “spogliarello” durante la perquisizione per entrare ai colloqui). Se non vogliamo continuare a subire dicendoci “fino a qui tutto più o meno bene”, cominciamo a confrontarci per risolvere alcuni dei problemi più urgenti della vita carceraria, fino ad arrivare ad affrontare la questione che le racchiude tutte, ovvero la libertà per tutti i detenuti.
ANARCHICI E ANARCHICHE 

venerdì 28 giugno 2013

LAS VEGANS HOUSE
MONTE S. PIETRO (BO)
 19 E 20 LUGLIO

2 giorni benefit per i prigionieri anarchici
e gli inguaiati con la legge

La repressione è per alcuni una realtà quotidiana, confrontarsi con il pugno di ferro delle istituzioni, con il carcere, gli allontanamenti coatti dalle proprie città, le aule di tribunale è un'eventualità per chiunque decida di fare di questo mondo e delle sue logiche di sfruttamento un nemico. Chi è colpito dalla repressione non può essere lasciato a sé, un festival punk hardcore è il nostro modo, fra i tanti che si possono scegliere, di portare solidarietà, di farlo urlando, con rabbia e gioia.


19 LUGLIO:NEMESIS (Bologna), LA PROSPETTIVA (Cesena), WE SINK (Parma), LAMANTIDE (Cremona), PAYBACK (Roma), MOSTOMALTA (Argentina). 20 LUGLIO:TUMULTO (Forlì), NIET (?), EAT YOU ALIVE (Padova), MY OWN VOICE (Milano), LUDD (Rovereto).

INIZIO CONCERTI ORE 17
Campeggio libero, cibo vegan.
Porta la tenda e la distro.

Per raggiungerci da Bologna
In auto:dall’autostrada prendi uscita Bo-Casalecchio e ti ritrovi sul RAMO Bo-Casalecchio. Da lì prendere poco dopo l'Asse Attrezzato Sud-Ovest, in direzione Zola Predosa/Modena/Tolè, poi dopo diversi minuti di macchina prendi Uscita Zola Predosa/Tolè. Per il resto, segui le indicazioni dal punto 2 "da Bologna". Da Bologna:prendere Bazzanese (zona stadio) che poi diventa Via Risorgimento, appena superato il paese RIALE, strada provinciale 569. Alla rotonda, dopo RIALE, prendere l'uscita per Tolè/Monte San Pietro, strada provinciale 26. Segui sempre le indicazioni per Tolè superando i paesi di Gesso, Dal Bello, Fiorella, Rivabella (qui prosegui sempre per Tolè-Monte San Pietro), Calderino, Bellaria Torrazza, Venezia (non è uno scherzo), Monte San Giovanni, Palazzina, Badia, Pilastrino, Padova. Dopo Padova e 1km prima di Monte Pastore, sulla sinistra troverai l'agriturismo Ca' del Buco e poco dopo sulla destra troverai Via Lombardia. Prendila, prosegui sempre dritto per un 1 km e ci troverai sulla sinistra. Per parcheggiare o prendi Via Lombardia, che una strada sterrata da risalire fino a delle case coloniche dove puoi lasciare la macchina e poi proseguire a piedi, o NON prendere Via Lombardia, ma prosegui invece fino a Monte Pastore. Svolta a destra in Via del Borgotto, poi a sinistra e troverai un parcheggio. Da lì segui le indicazioni per raggiungerci a piedi. In bus:corriera 686 dall’autostazione, fermata Cà del buco. Da lì procedi a piedi fino al primo tornante e svolti a destra in Via Lombardia. Dopo circa 1 km ci trovi sulla sinistra.

martedì 25 giugno 2013


(LUOGO ANCORA DA DEFINIRE)

Anche quest'anno ci proponiamo di dar vita a un momento importante di confronto in seno al movimento animalista, come quello che da nove anni ricorre sotto il nome di Incontro di Liberazione Animale. Auspichiamo che un momento come questo si riveli un'occasione importante all'interno di un percorso quotidiano che individualmente ognuno di noi costruisce nell'arco di una vita. Ciò che ci interessa è creare uno spazio di riflessione teorica profonda e di elaborazione pratica:un'occasione in cui cercare di restituire alla questione della Liberazione Animale un significato più ampio. Vorremmo che la Liberazione Animale partisse dalla reale comprensione delle logiche antropocentriche e dei rapporti di dominio della nostra società:la consapevolezza profonda dei legami che intercorrono tra le forme di sfruttamento di ogni essere vivente ne identifica l'origine comune, e porta quindi alla necessità di una critica e di una lotta radicale. Concepiamo infatti la specie umana non come dominatrice del mondo, come entità separata dal resto e posta a tutela di esso, ma come parte di un tutto inscindibile. Per questo la lotta per la liberazione animale non è una lotta sconnessa dalle altre ma ad esse congiunta. E' perciò nostra intenzione stringere nuovi e solidi legami tra la liberazione animale, umana e della Terra, per poter affrontare i diversi aspetti di questo sistema e trovare altri alleati nella lotta contro di esso. Invitiamo a partecipare, e contribuire alle discussioni che si terranno nel corso di questi tre giorni con le proprie riflessioni, senza paura di sbagliare perché è nel dibattito che ci si incontra.



lunedì 17 giugno 2013

PERQUISIZIONE E FOGLI DI VIA IN ROMAGNA

1 perquisizione, 4 fogli di via dalla città di Forlì, 3 avvisi orali, 47 procedimenti di indagine (più altri 4 a carico di minorenni) per fatti relativi all'occupazione del Maceria e del GiardinOccupato, a manifestazioni antifasciste ed in solidarietà allo sgombero del Maceria che hanno avuto luogo a Forlì durante l'inverno passato, oltre a singoli episodi specifici avvenuti nel corso delle sopracitate mobilitazioni.

venerdì 14 giugno 2013

In occasione di uno dei tanti festeggiamenti di questa Torino “smart city”, il gruppo Food Not Bombs Torino, con un volantino intitolato Food Not “Smart” Bombs ha voluto trasmettere un’opinione critica nei confronti dell’evento “eating city” in Piazza Vittorio. Tuttavia, appena abbiamo cominciato a volantinare, siamo stat* bloccat* e sequestrat* da digos, celere e carabinieri mentre ci arrivava notizia di altr* compagn* fermat* e portat* in questura in occasione di altre iniziative di protesta per la sfilata militar-carnevalesca  del 2 Giugno o forse per la poco gradita accoglienza ricevuta sabato sera, al cinema Massimo in occasione di CinemAmbiente, dal ministro Orlando e compari; lo stesso Ministro avrebbe dovuto pranzare insieme a Don Ciotti, Caselli e soci al “pranzo degli avanzi” in Piazza Vittorio proprio nell’orario del “nostro” sequestro. Nell’arco di qualche secondo, strappato di mano lo striscione, nascost* agli occhi dei passanti e soprattutto degli avventori, ci siamo ritrovat* in stato di fermo, con un compagno portato in questura (e denunciato per resistenza) assieme ad altre due passanti, accerchiat* da un numero spropositato di agenti in tenuta antisommossa, oltre ad una nutrita e ‘bella’ compagnia di carabinieri, e digos a coordinare le operazioni. La permanenza forzata, su Via Vanchiglia chiusa al traffico, si è protratta per oltre due ore, operazione chiaramente pianificata per consentire la distribuzione dei pasti dall’eticità discutibile e quindi a Camst e affini di non perderci la faccia. Chiunque si interessasse al nostro fermo è stato allontanat* o addirittura unit* al nostro gruppo, identificat* e quindi sequestrat*. Perché l’importante, in una città che si fa intelligente o “smart”, è che i cittadini devono essere ignoranti, non devono conoscere, non possono sapere, ma devono e possono solo consumare in silenzio ciò che viene loro proposto. Quindi, per quanto ci è stato possibile, abbiamo comunque informato i passanti della motivazione del fermo e distribuito loro il volantino. Ad evento “eating city” praticamente concluso ci sono stati riconsegnati i documenti e siamo stat* rimess* in libertà. Ovviamente le risposte della digos riguardo le tempistiche così dilatate del “normale controllo di polizia” sono state ricondotte alla lentezza del loro sistema informatico. Come non creder loro? Il volantinaggio è ripreso ancor più energico, sempre gentilmente scortati e boicottati dalla sbirraglia al seguito. Food Not Bombs nel logo ha soltanto la carota, il modello “smart” dietro le carote nasconde, come sempre, anche i bastoni.

Domenica 2 Giugno 2013
(CLICCA SUL VOLANTINO PER INGRANDIRLO)


"OPERAZIONE ARDIRE":SCARCERATI ALESSANDRO E GIUSEPPE, PAOLA E GIULIA LIBERE DAI DOMICILIARI - Stamattina 12 Giugno, Alessandro e Giuseppe sono stati rilasciati dal carcere di Ferrara, ma hanno l’obbligo di dimora rispettivamente a Montegabbione (TR) e Catania, le firme dalla polizia e l’avviso orale. Alessandro ha le firme due volte al giorno. La scarcerazione è avvenuta in seguito al rifiuto da parte del giudice dei 6 mesi di proroga proposti dalla procura di Milano, che dall’autunno del 2012 ha assunto la competenza dell’indagine. In seguito al riconoscimento dell’incompetenza della procura di Perugia a procedere con l’iter giudiziario, Alessandro e Giuseppe sono stati rilasciati, per loro due infatti è stata la procura di Perugia stessa a dichiararsi incompetente, per gli altri invece l’attribuzione di incompetenza è avvenuta per decreto di un giudice. Questa semplice differenza burocratica ha determinato che i termini della scarcerazione di Sergio, Elisa e Stefano decorrano dal momento in cui la procura di Milano ha assunto la competenza dell’indagine. Anche Paola e Giulia sono libere dai domiciliari e non hanno più restrizioni. In attesa di ulteriori aggiornamenti. Cassa di solidarietà Aracnide